TOSCANINI NON BARATTA

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Forse è il caso che Errani, Bernazzoli e Ubaldi si incontrino perché la situazione della Fondazione Toscanini sta degenerando se non la è già. Lo strapotere esercitato da Baratta, il Sovrintendente, offende e causa danni alla cultura musicale e alla meritocrazia artistica all´interno dei complessi della Fondazione (orchestre e coro).

La Filarmonica, costituita con orchestrali a chiamata e per criteri di eccellenza a discrezione personale del Sovrintendente, è causa oggi di uno scontro relazionale con gli orchestrali della Stabile che si vedono esclusi nonostante le audizioni con esito positivo. Perché questo? E´ giustificabile? E´ sostenibile un esercizio di potere arbitrario da parte di un responsabile pubblico, visto che i soci sono tutti istituzionali? Abbiamo visto come recentemente l´elettorato ha risposto alle politiche dispotiche! Perché della Fondazione Toscanini non vi è una conoscenza diffusa sulla sua identità, attività, progettualità culturale, per non parlare di quella economica e organizzativa? E´ possibile perseguire progetti culturali proponendo condizioni di alta conflittualità con gli orchestrali soggetti a vessazioni, a minacce costanti di licenziamento e a comportamenti che lacerano le relazioni personali e professionali? E´ sostenibile continuare a non avere un direttore per l´orchestra stabile, mentre la Filarmonica ha l´illustre Maazel? La non trasparenza economica della gestione Baratta è inoltre oggetto di dissidi, strumentalizzazione politica e oscura il progetto artistico che la Fondazione dovrebbe perseguire. Vista la strategia del Sovrintendente nel gestire con poca chiarezza e trasparenza lo sviluppo culturale e organizzativo delle attività orchestrali, a questo punto non resta che intervenire rapidamente con soluzioni radicali sulle nomine e i suoi criteri, sulle regole, sui metodi di conduzione, da parte di coloro che hanno il potere e il dovere di farlo, visto che Regione, Provincia e Comune sono tra i soci della Fondazione Toscanini.

Una soluzione che non può essere limitata a Baratta (se pur necessario), ma deve trovare una nuova linea gestionale chiara tra i soci politici che concorrono anche economicamente: così come non vi è ragione che il Comune di Parma non paghi la sua quota sociale e decida se vuole continuare a fare il socio o se ritiene di uscire, d´altra parte il Sovrintendente adotti trasparenza economica con tutti i suoi soci e non pretenda una supina ignoranza sulla gestione. L´intesa gestionale tra i soci è condizione indispensabile per ridare a Parma e all´Emilia Romagna il ruolo culturale che deve esprimere la Fondazione Toscanini e che trova un ampio consenso popolare. Si faccia una seria riflessione su un nuovo indirizzo organizzativo: istituendo concorsi internazionali, incarichi a breve termine, segreteria snella e efficiente, responsabili di marketing, comunicazione e stampa competenti, responsabili di produzione di comprovata esperienza; insomma una struttura efficace, responsabile, che risponda professionalmente e ribalti le attuali inefficienze, leggerezze amministrative, evitando possibilmente distrazioni di risorse pubbliche.

E´ proprio indispensabile il costoso utilizzo dell´intero piano nobile di Palazzo Marchi (ex Palazzo Rubli!) per i soli uffici amministrativi, quando l´orchestra è relegata nello squallore di via Tartini? Perché non si decide sulla sede della Fondazione Toscanini, visto che la Regione ha finanziato la ristrutturazione dell´edificio adiacente l´Auditorium Paganini e il Comune di Parma non lo ha ancora reso fruibile all´orchestra? Parma "città della musica" può rendersi inospitale nei confronti della Fondazione che porta il nome di Toscanini, nato nell´Oltretorrente e avverso alla prepotenza? Rinnoviamo l´invito ai responsabili istituzionali: Regione, Provincia, Comune ad un incontro affinché si arrivi in modo unitario e concertato a rimuovere quegli ostacoli organizzativi, caratteriali e personali, che oggi minano un´importante realtà culturale-artistica e mortificano le capacità e la personalità professionale anche degli orchestrali.

Le espressioni artistiche non possono essere umiliate, come troppo spesso accade, dalla "Burocratia", dai prepotenti comportamenti di chi sovrintende, dalle gestioni economiche caratterizzate da spese "allegre" che lasciano ombre e forti interrogativi, mentre deprimono le forme artistiche. Mi ripeto, la soluzione passa dai politici, non dall´"eterno" Baratta, che come Sovrintendente non deve avere questo ruolo, perché non gli compete. (Gazzetta di Parma, 16/07/2004)

Luigi Boschi

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