Festival Verdi, ovazione al Regio di Parma al Nabucco di Forte & Ricci

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Nabucco Festival Verdi 2019

Le contestazioni ci sono state ma non hanno impedito il successo. Strepitoso il coro istruito da Martino Faggiani, in un’opera in cui è sempre in primo piano e commovente il Va pensiero

di MAURO BALESTRAZZI

Dieci minuti di ovazioni per gli interpreti cui si sono mischiati fischi e urla dal loggione quando al proscenio sono usciti il regista e i responsabili dello spettacolo.

È finita così l’attesissima prima di Nabucco, ultimo titolo di questo Festival Verdi.

Se qualcuno pensava di mandare all’aria lo spettacolo, l’obiettivo è fallito. C’è chi ha provato subito a contestare e non sono mancate fischi e urla (“vergogna”, “povero Verdi”) all’inizio e poi nei cambi di scena riempiti da azioni teatrali.

Ma alla fine i contestatori hanno dovuto rassegnarsi a rimandare la protesta alla conclusione, anche perché sul palcoscenico c’era una eccellente compagnia di canto da ascoltare e da applaudire a scena aperta, così come il solito strepitoso coro, chiamato a bissare il “Va pensiero”.

La stragrande maggioranza del pubblico ha capito e apprezzato un allestimento che, come è già stato detto, porta l’azione in un futuro 2046 attualizzando temi già presenti nel libretto di Nabucco,come  lo scontro fra poteri e la violenza sulle popolazioni.

Un’idea realizzata dal duo Forte & Ricci con grande rigore, con citazioni letterarie e cinematografiche (la data si ispira al film 2046 di Kar-wai Wong, e si riconoscono riferimenti anche a Truffaut e al Racconto dell’ancella di Margaret Atwood) e momenti di grande emozione, come quella, in un cambio di scena, in cui gli attori rappresentano il dramma dell’umanità intera di oggi che rischia di scomparire e affogare come i migranti in mare.

Non c’è compiacimento e non c’è provocazione: è uno spettacolo come se ne vedono oggi nei maggiori teatri e che accresce il prestigio del Festival.

Non meno importante, in questo Nabucco, l’alto livello della compagnia di canto: con il sorprendente Nabucco di Amartuvshin Enkhbat, bellissima voce baritonale che ricorda nel timbro quella di Bruson; l’Abigaille straordinaria di Saoia Hernandez, presenza scenica e voce d’acciaio come non ne sentivamo dai tempi della Dimitrova; e, a completare il terzetto dei protagonisti, lo Zaccaria scolpito con la classe superiore che conosciamo bene di Michele Pertusi. Molto bravi anche gli altri, con una citazione per Annalisa Stroppa e Ivan Magrì.

Strepitoso, come si è detto, il coro istruito da Martino Faggiani, in un’opera in cui è sempre in primo piano e commovente il “Va pensiero “, bissato a furor di popolo, contestatori compresi.

Francesco Ivan Ciampa ha diretto la Filarmonica Toscanini, conducendo in porto la nave di questo Nabucco con mano salda anche nei momenti più turbolenti. 30 settembre 2019

Fonte Link: parma.repubblica.it

 

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