Il “caso” Barenboim sulla stampa internazionale

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Daniel Barenboim

Enrico Votio Del Refettiero

E’ ormai un diluvio senza sosta, da quel maledetto (per Barenboim) 6 Febbraio 2019, quando sull’edizione americana della rivista tedesca online “VAN Magazine” appare un articolo a firma di Jeffrey Arlo Brown e Hartmut Welscher dal titolo inquientante : “L’ombra del titano” e dal sottotitolo ancora più oscuro : “Daniel Barenboim è un grande musicista e un umanista. Perché allora così tanto hanno paura di lui?” [https://van-us.atavist.com/the-titans-shadow]. L’articolo riferisce di denunce anonime fatte da musicisti della sua orchestra di Berlino, la Staatskapelle (che è poi l’orchestra della Staatsoper di Berlino, lo storico edificio sulla mitica Unter den Linden che ospita dal 1742 l’Opera di Stato di Berlino) circa comportamenti dittatoriali e discriminatori di inaudita violenza. Da allora si sono susseguiti articoli su riviste e quotidiani oltre che su blog musicali e non di tutto il mondo : dal sito “Slipped Disc” del controverso giornalista e critico Norman Lebrecht, che ha ripreso il pezzo di Van il giorno stesso della pubblicazione, [https://slippedisc.com/2019/02/daniel-barenboim-and-the-climate-of-fear], alla Die Welt del 20 Febbraio successivo [https://www.welt.de/kultur/buehne-konzert/article189114093/Schwere-Vorwuerfe-gegen-den-Dirigenten-Daniel-Barenboim.html], poi Die Zeit [https://www.zeit.de/kultur/musik/2019-02/daniel-barenboim-staatsoper-berlin-kritik-fuehrungsstil-senat] Der Tagesspiegel

[https://www.tagesspiegel.de/kultur/kritik-an-barenboim-sein-lebenswerk-steht-auf-dem-spiel/24024064.html] e perfino il Times of Israel il 22 Febbraio [https://www.timesofisrael.com/star-conductor-barenboim-hits-back-after-criticisms], seguite dalla Berliner Zeitung il 23 Febbraio[https://www.berliner-zeitung.de/kultur/harte-vorwuerfe-gegen-barenboim-letzte-gruesse-vom-geniekult-32086522], di nuovo il Tagesspiegel il 25 Febbraio [https://www.tagesspiegel.de/kultur/debatte-um-barenboim-die-macht-und-die-herrlichkeit/24037972.html], fino al New York Times, che il 26 Febbraio riprende il caso con grande evidenza a firma di Alex Marshall and Christopher F. Schuetze titolando : “Daniel Barenboim sembrava intoccabile, ora è accusato di bullismo” [https://www.nytimes.com/2019/02/26/arts/music/daniel-barenboim-conductor-bullying-berlin.html]. La stampa internazionale ha ormai ha preso di mira il caso e a Marzo riprende il bombardamento mediatico: il 2 Marzo la Frankfurter Allgemeine Zeitung, il più autorevole e seguito quotidiano tedesco titola: “Regna un’atmosfera di terrore?” e ribadisce la notizia del clima intimidatorio che viene confermato dalle dichiarazioni, questa volta sottoscritte da musicisti che affermano di essere stati costretti a lasciare l’istituzione per non soccombere al direttore (ma in questo caso dovremmo forse dire “dittatore”) musicale, moralmente e fisicamente [https://www.faz.net/aktuell/feuilleton/buehne-und-konzert/staatskapelle-berlin-verteidigt-daniel-barenboim-16067535.html].

Le notizie rimbalzano fino in Turchia, dove il 3 Marzo il quotidiano Haber Türk parla senza mezzi termini di “dittatura” [https://www.haberturk.com/orkestra-sefi-diktatordur-2390524], mentre il 5 Marzo è la volta del Jornal do Brasil parla di un “Mee Too” alla tedesca [https://www.jb.com.br/cultura/2019/02/984392-nos-acordes-da-polemica.html];

il terremoto non risparmia neppure la pacifica Svizzera, dove la notizia è ripresa l’8 Marzo sulla Neue Zürcher Zeitung della domenica da Christian Berzins, che approfitta per attaccare la figura del direttore d’orchestra alla quale viene conferito dall’industria musicale troppo potere [https://nzzas.nzz.ch/kultur/barenboim-karajan-co-dirigenten-missbrauchen-ihre-macht-ld.1465440], ma anche da Le Temps, quotidiano delle regioni francofone, la settimana successiva con una sostanziosa cronaca da Berlino di Nathalie Versieux, che parla di “crisi” dell’Opera di Stato di Berlino, con tutta probabilità provocata dalla lotta di potere per la successione di Barenboim alla Direzione Musicale, che però è prevista non prima del 2022: pare fantascienza [https://www.letemps.ch/culture/deballage-linge-sale-autour-succession-daniel-barenboim]. E in Italia? Dopo settimane di plumbeo silenzio, è Leonetta Bentivoglio a pagina 36 della Repubblica di sabato, 16 Marzo [https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2019/03/16/quei-sospetti-di-barenboim-direttore-dittatore36.html?ref=search ]  a fare per prima un accenno al problema in una colonnina striminzita, dove definisce il maestro “intemperante”, ma poi finisce per fare una rassegna di direttori d’orchestra dal carattere piuttosto rude, a cominciare dal nostro Arturo Toscanini, e finire addirittura con accenni alla rapacità sessuale di Wilhelm Furtwängler:
Per il resto la stampa italiana “buca” clamorosamente la notizia o intenzionalmente evita di parlarne. E forse a ragione perché Daniel Barenboim in Italia ha ricoperto per un decennio la carica di Direttore Musicale della nostra istituzione musicale più prestigiosa, il Teatro alla Scala: dove per anni hanno circolato sommesse le voci di furiose scenate e pretese di lussi d’altri tempi. Meglio non sollevare il coperchio, proprio in questo momento in cui la Scala è al centro delle cronache per la vicenda dei finanziamenti dall’Arabia Saudita… Ma chi è Daniel Barenboim e perché la notizia ha fatto tanto scalpore? Bambino prodigio scoperto da Wilhelm Furtwängler, parallelamente a una formidabile carriera di pianista concertista, Daniel Barenboim è stato Direttore Musicale prima dell’Orchestre de Paris, poi della Chicago Symphony Orchestra e infine della Scala di Milano. Ha al suo attivo oltre 500 registrazioni come pianista e come direttore d’orchestra. Ha ricevuto onorificenze in tutto il mondo, dalla Gran Croce al Merito della Repubblica Federale Tedesca all’Ernst von Siemens Music Prize, al giapponese Praemium Imperiale per la musica, fino alla Légion d’honneur francese. A Berlino, dove dal 1992 occupa la poltrona più importante alla Staatoper di Berlino, ha seguito la costosissima ristrutturazione dell’edificio storico, riaperto alla fine del 2017 dopo ben 7 anni di lavori. Ma ha anche ottenuto la costruzione di un nuovo spazio per la musica, la Pierre Boulez Saal, disegnata dall’archistar Frank Gehry per divenire la sede della sua Barenboim Said-Akademie. E’ Ambasciatore per la Pace delle Nazioni Unite e amico personale della cancelliera Angela Merkel. Nel 1999 ha fondato la West-Eastern Divan Orchestra, mettendo insieme talenti musicali arabi e israeliani. La sua biografia alla Staatsoper Berlin si estende per ben quattro pagine. Un monumento di questa portata chi lo tocca? Uno smacco in effetti lo aveva avuto, e bello grosso, nel 1989 quando – fresco di nomina all’Opéra National de Paris – venne licenziato in tronco dall’allora sovrintendente Pierre Bergé, Presidente allo stesso tempo della casa di moda Yves Saint Laurent. Berenboim al tempo attaccò con parole durissime indirizzate al più alto livello, ovvero l’allora Presidente francese François Mitterrand: “sta a lui decidere tra la mia presenza e quella della comunità di artisti internazionali a me legata e il programma del presidente di una casa di moda”. Bergé rispose serafico che il problema era più prosaico e che Barenboim aveva chiesto la folle cifra di oltre un milione di dollari per quattro mesi di lavoro a Parigi e che lui gliene aveva offerti ben 628,000, che parevano una cifra adeguata. Il tutto riferito da una dettagliatissima cronaca del New York Times: [https://www.nytimes.com/1989/01/17/arts/barenboim-refuses-to-accept-dismissal.html ]Barenboim tenne duro sulla sua posizione ma alla fine la spuntò Pierre Bergé che al suo posto lanciò l’allora giovane e sconosciuto direttore coreano Myung Wun Chung, che sarebbe di lì a poco diventato una celebrità internazionale. Barenboim si vendicò dell’affronto appena nominato Direttore Musicale alla Scala, cancellando per dieci anni la presenza di Chung, da sempre un beniamino scaligero, dalle stagioni nel teatro milanese. Un altro momento difficile lo visse nel 1998 con l’uscita del film “Hillary e Jackie”, nella quale veniva narrata la vicenda umana e musicale, straordinaria e terribile insieme, della violoncellista Jacqueline du Pré, che di Barenboim fu la prima moglie e che al tempo fu molto più famosa di lui : fino alla tragica diagnosi di una malattia degenerativa che doveva prima allontanarla per sempre dalla  musica e poi condurla alla tomba a soli 42 anni. Nel film, ispirato dalla sorella Hillary, il ritratto di Barenboim non ne esce proprio bene, in particolare quando si racconta che – mentre Jacqueline era ormai costretta dalla malattia su una sedia a rotelle – lui si rifaceva segretamente una vita a Parigi come Direttore Musicale dell’Orchestre de Paris ma soprattutto con la pianista Elena Bashkirova, dalla quale ebbe due figli, ben prima della morte della moglie. Barenboim commentò laconico : “Non potevano aspettare la mia morte”?

A turbarne i sonni ci provò ancora nel 2008 Peter Mussbach, allora Sovrintendente del teatro d’opera berlinese, che in un articolo molto controverso apparso su Die Welt del 9 Maggio 2008 parlò senza mezzi termini addirittura di “Mafia”-Methoden, per descrivere l’operato del suo antagonista [ https://www.welt.de/kultur/article1979775/Riesenkrach-mit-Barenboim-an-Berlins-Staatsoper.html ]. Finì che Mussbach fu dismesso con due anni di anticipo e arrivò Jürgen Flimm. Ora l’aria sembra essere cambiata e perfino per Barenboim diventa difficile mettere a tacere tutte le voci critiche sul suo operato. Dopo quasi 30 anni è arrivato anche per lui il momento del crepuscolo? Un finale wagneriano ben si adatterebbe a chi nel 2001, per primo, ruppe il tabù del divieto di suonare la musica del tanto grande quanto controverso compositore tedesco per eccellenza in Israele. Ehud Olmert, allora famoso sindaco di Gerusalemme, commentò indignato: “Non spetta a lui decidere se Israele deve permettere o meno l’esecuzione delle musiche di Wagner”.

 

Un pensiero riguardo “Il “caso” Barenboim sulla stampa internazionale

  1. Caro Luigi Boschi
    solo per dirle che repubblica non ha bucato la notizia di Barenboim: il 28 febbraio la sottoscritta ha firmato un articolo in cui dava notizia delle accuse al maestro. Forse le è sfuggito. Poco male, ma è per sua conoscenza.
    un caro saluto
    anna bandettini

    TUTTI CONTRO BARENBOIM “È MANESCO E TIRANNO”
    Manesco, bullo e tiranno.

    Non sono proprio complimenti quelli diretti a Daniel Barenboim da giorni sotto accusa come “persona violenta”.

    Il direttore argentino-israeliano, ex direttore musicale della Scala di Milano, oggi direttore della Staatsoper, il principale teatro di Berlino e direttore principale della Staatskapelle è stato infatti tacciato di modi bruschi e violenti proprio dalla sua orchestra. Almeno una dozzina le denunce dei professori d’orchestra emerse dall’inizio di febbraio. La più dura quella di un timpanista, Willi Hilgers, che ha lavorato con Barenboim tra il 1998 e il 2003 e ha raccontato di essere stato costantemente intimidito e umiliato, riportando gravi disturbi, insonnia e depressione, costretto a prendere pillole a ogni esibizione. E come lui, almeno altri sette musicisti, secondo quanto riporta il New York Times che ha contattato le vittime degli sfoghi di rabbia incontrollati del Maestro.

    Barenboim ammette il caratteraccio. “Sono nato in Argentina, quindi c’è un po’ di sangue latino nel mio corpo”, ha provato a giustificarsi ma poi in una mail resa pubblica rilancia: “Queste denunce — ha scritto — sono emerse ora, proprio mentre sono in trattative sul rinnovo del mio contratto oltre il 2022”. Il sovrintendente Matthias Schulz ha assicurato che l’orchestra è dalla parte del direttore e che comunque ci saranno colloqui chiarificatori con tutti. Ma la frittata è fatta. Non sono tempi felici per i direttori d’orchestra: la scorsa estate Daniele Gatti accusato di molestie da due donne, oggi Barenboim.

    “Sembrava intoccabile ora è accusato di bullismo”, titolava ieri un articolo del New York Times. Non è certo la prima bacchetta a essere additata per le uscite di senno (anche Arturo Toscanini e Georg Solti non scherzavano) ma ora le accuse sono circostanziate e colpiscono un artista che aveva fama di serietà e impegno umano e civile: fondatore della West-Eastern Divan, con musicisti del Medio Oriente, fu lui nel 2001, a rompere il divieto di eseguire Wagner in Israele. Si dice anche che grazie alle sue diplomazie, la Staatsoper abbia ricevuto ben 50,4 milioni di euro dalla città di Berlino. Ora proprio i responsabili culturali della capitale sollecitano un “giudice” super partes per esaminare la questione.

    LINK https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2019/02/28/tutti-contro-barenboim-e-manesco-e-tiranno32.html?ref=search

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