Il grande Cleofonte Campanini ricordato a 100 anni dalla morte

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 MAURO BALESTRAZZI

Cleofonte Campanini



Le due maggiori istituzioni musicali cittadine, il Regio e la Toscanini, non avevano finora accennato nei loro programmi stagionali a Cleofonte Campanini.

Si temeva quindi che la città (con la sola eccezione del maestro Sebastiano Rolli, che lo ha commemorato con un paio di conferenze) si fosse dimenticata di questo suo grande artista nella ricorrenza del centenario dalla morte, avvenuta a Chicago il 19 dicembre 1919. Fortunatamente non è così.

La Casa della Musica, in collaborazione con l’Archivio di Stato, il Conservatorio, la Fondazione Toscanini, l’Istituto nazionale di studi verdiani e il Club dei 27, ha presentato una serie di iniziative che comprendono una mostra, un volume e una serie di concerti.

Venerdì 22 novembre sarà inaugurato il percorso espositivo “Cleofonte Campanini, da Parma al Nuovo Mondo” che si snoderà tra Casa della Musica, casa del Suono e Museo dell’Opera.

L’idea è quella di ripercorrere la carriera di Campanini attraverso preziosi materiali documentari e fotografici provenienti dal Conservatorio, dall’Archivio storico del Regio e dalla sezione musicale della Biblioteca Palatina.

L’Archivio Ricordi fornirà bozzetti di scena e costumi per la prima assoluta di Madama Butterfly diretta da Campanini alla Scala nel 1904. La serata si risolse in un fiasco memorabile, ma non per colpa di Campanini. Che due mesi dopo diresse a Brescia anche la prima esecuzione dell’opera rimaneggiata da Puccini, e questa volta il successo fu pieno e indiscusso.

La mostra sarà aperta gratuitamente ai visitatori dal 22 novembre al 15 gennaio 2020 (dal mercoledì alla domenica, orario continuato dalle 10 alle 18). Visto che su Campanini, salvo errori, esiste soltanto la monografia di Gaspare Nello Vetro del 2001, è da apprezzare vivamente l’idea di accompagnare l’esposizione con un catalogo a cura di Federica Biancheri e Giuseppe Martini.

Tre concerti, che si svolgeranno alla Casa della Musica con la collaborazione del Conservatorio e della Toscanini, completano il programma.

Purtroppo Campanini è scomparso troppo presto, e all’età di 59 anni, per poterci lasciare qualche testimonianza sonora della propria arte. Il paragone con Toscanini, che ogni tanto si sente azzardare (ma soltanto a Parma), è improponibile anzitutto per ragioni anagrafiche.

Toscanini è morto a quasi 90 anni, ha avuto una carriera molto più lunga, e al di là di tutto questo è stato il direttore d’orchestra più importante del suo tempo. Lo era già nel 1903, quando lasciò la Scala e pochi mesi dopo Campanini fu chiamato a sostituirlo. Per dire: Puccini, per le prime delle sue opere, voleva Toscanini. Se non poteva averlo, si accontentava di pochi altri: e fra questi c’era Campanini.

Ciò non toglie che Campanini sia stato un eccellente direttore, molto apprezzato dal pubblico e dalla critica, non soltanto in Italia ma anche all’estero: era di casa nei più importanti teatri d’Europa, e negli Stati Uniti organizzò grandi stagioni d’opera a New York e a Chicago. Ha diretto alcune prime importanti (oltre a Madama Butterfly, Adriana Lecouvreur di Cilea e Siberia di Giordano) e anche molte prime esecuzioni all’estero degli ultimi due titoli verdiani, Otello e Falstaff.

Come il fratello Italo, grande tenore della seconda metà dell’Ottocento, Cleofonte era legatissimo alla sua città e volle essere sepolto qui. Parma gli deve memorabili spettacoli al Regio e lo storico primo festival verdiano del 1913. È un dovere tenerne viva la memoria.

Fonte Link: parma.repubblica.it

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