Il VERME E LA FORMICA

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bugie cucite sulla tavola di vino

e pane di ferocia

di leggi contadine

Questi versi di poesia “Le città sono...” (scritti nel 2005 in Album Feriale, fuori quindi dal contesto attuale) di Maria Pia Quintavalla, li ho trovati allegorici ( il rapporto tra la cultura contadina e quella della città) per come scandiscono i tempi d’oggi. La Parma di oggi, penso, che con il suo verme nella minestra (Giuliano Molossi) e le formiche a raccoglier le briciole di pane sulla tovaglia, inferisce sul

volto

di bambino ferito dalla notte

e dal tempo

Il bambino ferito, trasfigurando i versi, è la nuova orchestra Filarmonica del Teatro Regio, rea di aver sostituito attraverso un bando pubblico di audizioni l’OTR (orchestra del Teatro Regio srl – meglio nota come i Pellegriner), gestita da una banda di usurpatori iscritti all’UPI (Unione parmense degli Industriali) che si sono arricchiti con il caporalato musicale e una convenzione irregolare secondo la norma sugli appalti pubblici (Decreto legislativo 163/2006).
Chi ha consentito questo per anni? La Parma della grandeur di Ubaldi e Vignali poi, a cui il verme Molossi ha sempre donato la sua umida scia e lasciato ampio spazio con la coltivata e sfacciata propaganda indegna di quella città d’Europa di Picelli, di Verdi, di Pietro Bianchi, di Colombi Guidotti, di Ubaldo Bertoli, di Pietro Barilla, di Paolo Boschi.
I manigoldi minacciano privatamente, pare, i direttori d’orchestra prima Zanetti e ora Palumbo, inviano dei prezzolati nel loggione (e questo voi vermi e formiche lo sapete, ma non lo scrivete! Nel vostro giornalismo falso e repellente) per scoraggiare e demotivare altri a dirigere la nuova orchestra.
Finché vi sarà questo? Finché non vi sarà una dirigenza del Teatro capace con coraggio, forza etica, culturale e morale e non di traditori (per ora salvo solo Luigi Ferrari, di Fontana preferisco non andar oltre visto il suo rivelarsi di pugno e di Arcà non ho avuto modo di frequentarlo a sufficienza per poter esprimere valutazioni complessive e l’attività artistica del teatro è ai suoi primi vagiti). Vi è la necessità di togliere dal tavolo e dal cibo questi nauseabondi esseri, Molossi e la Formica, la cui sola presenza infesta ogni convivio. Fontana illuminaci ora tu dall’alto dei tuoi saperi! Hai visto che ne hanno fatto della tua servile letterina con cui vendevi a Molossi un amico?
Desidero esprimerLe subito la mia solidarietà per affermazioni -di Luigi Boschi- che non condivido.Confido che questo sforzo di risanamento economico e morale del Teatro, sia condiviso e sostenuto dalla storica testata giornalistica della città e dal suo direttore.

Non è questo il tempo di contrapposizioni polemiche su fatti che appartengono al passato: è invece il momento di ridare al Teatro Regio il ruolo che la sua gloriosa tradizione gli assegna, impegnandosi tutti insieme per il suo futuro.

Molossi e la Formica ti hanno servito la risposta in un piatto ancora fumante: “Un buon Nabucco al Regio stona solo l’orchestra”, come merita chi vende gli amici al nemico: ora degustatelo.
Ma io per il Teatro della mia città, ci sono sempre, ci sono stato per anni, da solo, contro i proci, contro i media da propaganda. E continuerò a farlo. Anche ora. Io non ho bisogno dell’imprimatur di Fontana, né di Grillo, menché meno di Pizzarotti. (Che ci sta a fare uno a Presidente della Fondazione che per sua stessa ammissione, ridendoci su, non ha mai messo piede prima al Regio? Grillo cerca di imparare che sta succedendo a Parma! E’ questo il grillismo? Gli entusiasti dell’ignoranza? Abbiamo sentito che ne pensa la signora Lombardi -capogruppo alla Camera M5S- del Fascismo) E vincerò, come nel passato, anche questa ennesima battaglia.

Ma lo scopo vile per cui hai venduto un amico,Carlo, mi scrivesti tu “al mio unico vero amico di Parma”, erano i contributi dell’UPI per fare il Festival Verdi 2013. Come se io o i miei scritti costituissimo l’impedimento: quale inconsapevole immaginifico tributo al blog! Pensa, Carlo,  se tu fossi invece costretto ad andartene prima. E magari pagare personalmente anche da un punto di vista economico il costo per la selezione dei musicisti della nuova orchestra?
Ti sia chiaro e ti ricordo che se la Filarmonica viene abbandonata, tu ne devi pagare i costi!!… da detrarre semplicemente dal tuo compenso annuale di 140.000 euro.

Possibile che la dirigenza del Regio di fronte a queste pagine di insulti di Molossi e della Formica non senta il bisogno di difendere una orchestra frutto di tre Istituzioni musicali: Teatro Regio, Conservatorio di Parma e Fondazione Toscanini? L’orchestra è infatti l’espressione di questi istituti musicali parmigiani che hanno gestito e effettuato la selezione. Scrivere nel titolo: “Stona solo l’orchestra”. E’ un falso e un insulto inaccettabile. Tanto che non lo si riscontra poi nel testo dell’articolo.
Da Il Corriere della Grisi: “Consoni alla fama del luogo e alla brama di proclamare il successo, che anche ieri sera l’ha fatta da padrona agli applausi finali, in occasione dei quali il solo maestro Renato Palumbo è stato fatto oggetto di contenute riprovazioni”.
La Formica, seduta nel palco sopra l’orchestra, forse non il più adatto per seguire e recensire un’opera sopra trombe, tromboni e tamburi, scrive invece: “Il pubblico ha applaudito -eccezion fatta per il direttore Palumbo, centrato alla fine da una mitragliata di Buu”. E perché nel titolo, Molossi, si incolpa l’orchestra?
Un musicologo
mi scrive: “I fischi al direttore di Nabucco sono ingenerosi, dato che ha magistralmente condotto l’opera e, da quanto ho saputo dai professori d’orchestra, ha fatto prove serie e accurate”.
Nessuno parla male dell’orchestra! Molossi, che ti inventi ancora? Hai fatto l’abitudine ai falsi titoli dopo quello de Un Ballo in maschera?

Una dirigenza del Teatro Regio pavida che sta zitta, timorosa solo di perdere un possibile finanziamento UPI nello scontro: Che stile!! da veri intellettuali venduti! E pensate con questa etica di meritarvi il Regio di Parma? “Avrei preferenza di No!” diceva Bartleby lo scrivano di Melville.
Parma, una bella città, stona solo il suo giornale, il suo direttore con la sua redazione. Questo sì è vero… e in più di una occasione si è rivelato tale. E tu Formica, da sempre una affecionadas dei Pellegriner (vedi: Un’impresa a suon di musica; Pellegrini: «Siamo il cuore del Regio»; MELODRAMMA DEI TALENTI; orchestra figlia di uno sfratto; L’OTR resiste a Bilbao per arrivare alla promointervista a Proczynski), di “solenni patacche”, visto che ne accenni nel tuo articolo, sei una esperta e ne conosci, visto per chi e dove lavori! E per chi hai tessuto lodi. Altro che giornalismo indipendente, libero: del peggior mercimonio e tu sai quanto mi dispiace profondamente dover scrivere di te queste cose. Ma la tua prosa “di giornalismo infranto su carta, un feticcio polverizzato” non si presta, per me, ad altro giudizio.

Anonimo Molossi che non ti firmi (nell’articolo a pag 10 della Gazzetta di Parma del 05/03/2013 e riprendi da quello del 10/02/2013 la vicenda della richiesta danni dell’OTR), il giudice dovrà certo stabilire se l’OTR ha diritto oppure no al risarcimento del danno, se danno può esserci(!), forse per noi, che dal tuo scritto, sembra invece, cosa scontata, ma scontata non è e non sarà. La perderanno quelli dell’OTR la causa anche se assistiti dalla vostra Silvia Magelli, come l’ha persa a suo tempo Baratta contro la Toscanini!
L’esito è scontato, ma all’opposto per come la pensi tu Verme Giuliano.

Tu sei animato dal saccheggio di un bene comune
perché non ci sono più i tuoi amici del caporalato!! dell’usurpazione del nome… i falsari del Regio iscritti all’UPI. Di questo sei capace! Qual è la ragione dell’accanimento giornalistico che lega La Gazzetta (quindi l’UPI) con l’OTR? Non certo solo l’iscrizione di associati…e  per il merito musicale, seppur di gusto al Nostromo Agnetti.
Con quale diritto ti permetti di saccheggiare dei bravi, giovani, professionisti quando tu sei lì non certo per audizione pubblica come han sudato loro? Una vergogna del giornalismo! Te ne dovrai andare da Parma per manifesta incapacità. I numeri delle vendite e di credibilità del giornale non sono dalla tua parte, e tu lo sai. Matteo Montan, il nuovo A.D della Gazzetta, anche se ti è amico, un qualche segnale di cambiamento dovrà dare se non vorrà perdere il suo posto… da circa 300.000 euro anno o poco meno. (06/03/2013)

Luigi Boschi

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