Maggio, l’ipotesi di Muti con il ritorno di Triola da sovrintendente

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foto Luigi Boschi: da desta: la presidente Carla Di Francesco;
il sovrintendente Alberto Triola

Smentita ufficiale di Alberto Triola: “In relazione a quanto apparso oggi con grande evidenza sul Corriere della Sera, edizione di Firenze, desidero precisare che la notizia di un mio “presunto” interesse a tornare a Firenze, al Teatro del Maggio Musicale, è assolutamente priva di qualunque fondamento. Sono attualmente Sovrintendente e Direttore artistico della Fondazione Toscanini di Parma, oltre che direttore artistico del Festival della Valle d’Itria (di cui è direttore musicale il maestro Fabio Luisi), incarichi che mi vedono saldamente e felicemente impegnato.”

Dal Corriere Fiorentino:
Con l’ex direttore generale ai tempo di Francesco Bianchi tornerebbe anche Francesca Tartarotti, direttrice del personale con Colombo

Quello che tiene banco, il giorno dopo la lettera con cui Cristiano Chiarot ha declinato l’invito ad accettare un secondo mandato alla sovrintendenza del Maggio Musicale Fiorentino, è il toto sovrintendente. Come si muoverà e chi verrà dopo di lui? Di nomi se ne sono fatti tanti. Ma adesso quello che circola più insistentemente è quello di Alberto Triola in tandem con Francesca Tartarotti.

Entrambi sono già stati al Maggio: il primo, che è direttore artistico del Festival della Valle d’Itria, era direttore generale del teatro al tempo di Francesco Bianchi al vertice, la seconda, oggi all’Arena di Verona, negli anni in cui Francesca Colombo era sovrintendente era direttore del personale — carica che ha anche a Verona. Non amatissimi né l’uno né l’altra dai lavoratori — la loro permanenza al Maggio ha coinciso con la stagione dei tagli al personale e del momento più nero della crisi, sarebbero entrambi interessati a riprovare la partita a Firenze.

Non finisce qui il risiko: il tassello più importante, insieme a quello di Salvo Nastasi che è presidente della Fondazione in pectore — lo diventerà dopo che arriverà il nuovo sovrintendente — è quello musicale. Su cui sempre più insistenti sono le voci che rimettono in campo Riccardo Muti. Dicono dal teatro: «il maestro il prossimo anno è già previsto in una programmazione ancora ufficiosa varie volte. Lui e Mehta si dovrebbero dividere gli appuntamenti più importanti».

Lui non è rintracciabile ma è vero che, sfiancato dalla lunga vertenza sindacale di questa primavera della Chicago Symphony Orchestra (60 giorni di blocco totale delle attività) una sua più assidua frequenza qui a Firenze potrebbe risultare per lui interessante. Magari dividendo oneri e onori con Zubin Mehta stesso. Che lui e Salvo Nastasi siano in buoni rapporti non è un mistero. Quando, dopo tanti anni di assenza da Firenze, Muti tornò a dirigere qui — era il 2014 — ad accoglierlo, insieme a Dario Nardella e all’allora sovrintendente Francesco Bianchi c’era proprio l’ex direttore Generale dello Spettacolo da Vivo, proprio lui, proprio Nastasi. E in quell’occasione lo stesso sindaco dichiarò pubblicamente che il suo auspicio era che quello fosse il primo appuntamento con il maestro, un preludio a una sua presenza più «assidua». Se venisse Triola — anche lui legato al maestro napoletano — sarebbe uno scenario possibile. Triola, per altro, anche con Nastasi è in buoni rapporti e forse la Tartarotti, che ambiva a fare la sovrintendente accetterebbe una nomina di direttore generale. Ipotesi? Certamente, ma sono ipotesi che corrono di bocca in bocca in teatro e che toglierebbero il sindaco dall’imbarazzo con cui si sta chiudendo la stagione Chiarot, con lettere al vetriolo tra tutti i protagonisti.

Chiarot versus Nardella, Nardella che smentisce Chiarot e da ultimo, ieri con la discesa nell’agone del direttore principale Fabio Luisi che ha rassegnato le dimissioni e non in maniera soft (vedi sopra). Alla fine non ne esce bene nessuno — il cambio della guardia ai piani alti della Fondazione lirica cittadina, è stato quanto meno sgraziato. E lo sanno tutti. Poter sventolare la bandiera di Riccardo Muti metterebbe a tacere per un po’ i rimbrotti di tutti. 18 luglio 2019 

Fonte Link: corrierefiorentino.corriere.it

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