PEGGIO LA TOPPA DEL BUCO e altre dietrologie

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Machiavello Historico

Carlo Vitali

PEGGIO LA TOPPA DEL BUCO

e altre dietrologie

Sull’affaire Mozart cacciato da Santa Croce abbiamo una rettifica parziale da parte di Paolo Bocci, Padre guardiano della basilica, citato da Valerio Cappelli sul “Corriere della Sera”: […] “in serata [del 1° dicembre, ndr] padre Paolo ha precisato che la sua decisione è stata presa solo perché questo è un periodo penitenziale (quaresima francescana) e dunque la musica di Mozart non era indicata”. E perché mai? Forse perché nei periodi penitenziali gli strumenti musicali, organo compreso, devono tacere durante le celebrazioni, restando ammesse le sole voci umane vuoi a solo vuoi a cappella?

Non lo si dice espressamente, ma se così fosse la toppa ci pare peggiore del buco. Ricordo a me stesso — e non certo al reverendo padre Bocci — che qui non si tratta di una celebrazione liturgica ma di un concerto in chiesa, per il quale le direttive della CEI prevedono, salvo errore: 1) la rimozione del Santissimo Sacramento; 2) un’allocuzione su musica e spiritualità. Nei concerti alla basilica di San Marco a Milano, una ventina d’anni fa, si occupava personalmente di soddisfare la seconda condizione il cardinale arcivescovo Carlo Maria Martini, musicofilo non pentito e grande amico di Abbado.

A tutti è noto che il concerto commemorativo della morte di Mozart si ripete a Firenze da otto anni. Forse i predecessori di padre Bocci erano dotati di una sensibilità liturgica meno avvertita della sua? Può essere.

Altre fonti (i soliti bene informati) ipotizzano moventi diversi e parlano di giustificazione di comodo. Il direttore maestro Giuseppe Lanzetta, a loro dire, sarebbe “persona non grata” per una quantità di ragioni. Si parla di lui come un superpotente di Firenze, un privilegiato delle elargizioni FUS, un occupatore seriale di spazi pubblici e religiosi, da piazza della Signoria (concerti di Capodanno) alla chiesa di Orsanmichele. Questo suo attivismo avrebbe provocato polemiche in cui sono stati coinvolti nientemeno che la Presidenza della CEI e la sottosegreteria della Presidenza del Consiglio. Anche questo può essere.

Ma se le cose stanno effettivamente così — non lo sappiamo e non ci permettiamo di sindacare i meglio informati — si addice alla reputazione dell’Ordine francescano, della città di Firenze, e della Nazione italiana in genere, trincerarsi dietro pretesti tanto fragili, destinati ad attirarci i prevedibili sberleffi di tutto il mondo civile? Ci permettiamo di immaginare che Nicolò Machiavelli, le cui ossa riposano in quella stessa basilica fiorentina, ripeterebbe: “Ancora che lo usare la fraude in ogni azione sia detestabile, nondimanco nel maneggiare la guerra è cosa laudabile e gloriosa”. Dunque siamo in guerra? E contro chi? Probabilmente contro il senso del ridicolo.

A costo di ripeterci: la toppa è molto peggiore del buco. Attendiamo una parola di verità da chi è in condizione di proferirla.

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