Pellegrini studi! In Italia ancora non c’è il pensiero unico. Nostalgia?

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Pensiero Unico

Pene d’amore tradotte in querela con elucubrazioni di cyberstalking e diffamazione. Sergio Pellegrini, il clarinetto marpigiano, svolge una sbagliata lettura della partitura. Usa la Giustizia e il Tribunale solo per vendette personali a seguito della perdita del suo privilegio.

Lei sa Pellegrini che il sottoscritto ha sempre scritto la verità documentata su cosa si faceva con l’OTR (Orchestra Teatro Regio srl). Fin dai tempi del POE (Parma Opera Ensemble). Ho pure due memorie di Fabio Torrembini (risalgono fino al 1996) che prima o poi ne pubblicherò qualche stralcio. E se a Parma le indagini sono state svolte per conoscere i fatti, ebbene non so di cosa io possa essere imputato. Imputato per diritto di cronaca e satira? Abbiamo almeno la perizia di un letterato che valuti il mio testo? Le sue paturnie di cyberstalking riportate in querela sono ridicole! Giustamente nemmeno prese in considerazione dal PM.

Sarei interessato, invece, di conoscere cosa di nuovo è emerso dalle indagini svolte dalla Procura, quali siano i documenti raccolti, che vadano oltre i miei articoli, i miei allegati e il mio libro “La Musica del buco“. Si producano eventuali testimonianze a favore di Pellegrini e documenti che dimostrino la non verità dei fatti da me raccontati utilizzando la satira e l’ironia… che si sa mette il re a nudo. Dario Fo: “La satira è “una controaggressione che risponde allo smacco del Potere con uno sghignazzo che non può essere elegante”. La satira è “nata per mettere il re in mutande”. Per questo “il linguaggio della satira non può che essere virulento, sfacciato, insultante”.

L’anagramma di “satira” è risata. Lei, Pellegrini, con questa querela si è di fatto reso ancor più ridicolo.

Ho scritto, infatti, nella mia facoltà di diritto di critica con la prosa della satira e dell’ironia, che rientra nell’ambito della libera manifestazione del proprio pensiero, tutelata dalla Costituzione (art 21 e 23), quel che è avvenuto per oltre dieci anni a Parma con l’orchestra a chiamata di Pellegrini e Maghenzani. E’ tutto documentato. E non mi pare che l’ispettore Di Marco, quando ho rilasciato spontanee dichiarazioni a seguito della conoscenza della sua querela nei miei confronti, fosse molto informato sul tema.
Io penso che senza conoscere il contesto anche storico a cui i miei articoli si rifanno, i personaggi che vi ruotano intorno, senza esaminare a fondo attentamente gli aspetti documentali allegati, non si possa comprendere la satira dei miei testi. Il mio giornalismo, me lo riconoscono anche i colleghi, è sempre molto documentato. 
Nel caso specifico:

  • Non è forse vera l’esistenza di una convenzione (LINK) passata dal POE a una società srl?… (senza mai alcuna procedura di bando)
  • E’ mai stata rilasciata una scrittura attraverso cui si concedeva e riconosceva l’uso del nome Orchestra del Teatro Regio di Parma nella ragione sociale della sua società?
  • E’ forse oggetto di fantasia la lettera di protesta di Emanuele Buzi?
  • Non è forse vera la pratica del caporalato musicale?
  • Quando mai Pellegrini è stato assunto dal Teatro Regio di Parma?… Visto che mi accusa di averlo fatto licenziare.
  • Non è forse vera la multa Enpals?
  • L’OTR non è stata messa in liquidazione nonostante avesse appena ricevuto l’incarico, poi disdetto dallo stesso commissario Ciclosi? Perché? (LINK articolo)
  • Non è forse vero che avete incassato tutto il vostro credito (circa 540.000 euro) maturato con la gestione Meli-Carra dalla Fondazione Teatro Regio?

Bene il professor Pellegrini avrebbe fatto, a non mettere in atto certe pratiche se non voleva ledere il suo onore e la sua reputazione ed essere soggetto di satira. Non si può scaricare ad altri la responsabilità di ciò che sono state le proprie pratiche nella attività svolta. Capisco altresì che la lettura critica dei propri anni di vita passati porti spesso a stati di depressione… ma da qui a farne una querela di cyberstalking contro altri per il proprio malessere… causato, invece, da proprie responsabilità e scelte… comportamenti.Venuto a mancare il privilegio, il suo ufficio al Regio, e i guadagni garantiti… mollato dalla sua compagna, Pellegrini è andato in panico. 

Il gentiluomo di Pellegrini si è poi dimostrato anche di recente quando ha portato il fratello Guido, claudicante, a testimoniare sull’autore di un commento, attribuito alla defunta Fiorella Pagnin (moglie di Guido Pellegrini).
Sennonché il coro Paer ha scritto una mail al mio giornale in cui non può credere a ciò che è stato attribuito alla defunta.(LINK ARTICOLO)  

A mio avviso, se si fosse indagato a fondo solo su questi punti e i documenti ci sono, non saremmo dovuti arrivare nemmeno qui all’udienza preliminare (che presentando tra l’altro un vizio procedurale, sollevato dal mio legale avv. Paolo Terbonati, il fascicolo è tornato al PM per il riesame). 
Quel che ho scritto, Pellegrini, è tutto vero e documentato. Lei lo sa! E se è vero, per cosa vuole che il Tribunale mi porti a processo? Per l’uso della satira, per il diritto di cronaca? Per suo solo interesse vorrebbe applicata la censura ai miei scritti? Non solo, ma addirittura sequestrato il mio socialblog. A chi ledono i miei articoli? Se non ad aprire come il vento le tende chiuse dell’ipocrisia. 
Vogliamo fare la passerella dei testimoni che confermino ciò che ho scritto in questi anni? E pubblicato anche nel libro “La Musica del Buco“? (che non riguarda solo l’OTR)
Non ho problemi, guardi, a produrre l’elenco dei testi da chiamare. Verranno tutti! Probabilmente, dovrò escluderne. Personalmente, però, penso, già parlano le carte, da me pubblicate, ampiamente prodotte anche online. 
La Procura ha mai chiesto informazioni sull’operato di Sergio Pellegrini come musicista? Ha interrogato qualche professore della sua orchestra? Se sì, producetele.   

Ma che teme Pellegrini? La sua reputazione non dipende da me, né dal mio giornale online, né dalla mia satira. La querela d’altra parte parla già da sé. La diffamazione, Pellegrini, se l’è autoprodotta anche con la sua querela (LINK DOC.PDF) e le sue scelte. In quel suo documento non vi è contestazione di alcun fatto da me scritto. E sono tanti, invece, coloro che hanno contestato lei, Pellegrini, a vario titolo. La sua è una querela da perizia psichiatrica. Delusione d’amore? Le produce… a volte. Per il resto una sequela di falsità e turbe psicologiche, soprattutto rabbia personale per la perdita del privilegio (da non addebitare né al sottoscritto, né a Fontana. La decisione fu presa da F. Pizzarotti Presidente della Fondazione Regio). Non capisco come il Tribunale di Parma non gliela abbia archiviata. Questo sì, mi preoccupa! Che vengano gettate risorse pubbliche per procedimenti senza alcun senso. Già lo si è fatto, nel lavoro, consentendole un vergognoso caporalato musicale (grazie a Elvio Ubaldi e a Gianfranco Carra).  

Il professor Sergio Pellegrini non può decidere cosa devono scrivere i giornalisti su di lui, anche se le abitudini acquisite con alcuni giornali locali, in funzione dell’iscrizione all’UPI dell’OTR, lo inducono a voler censurare o querelare ciò che non è a lui gradito. Ma non funziona così Pellegrini, fuori dalle terre marpigiane (da “La città di Marpa” di L. Derlindati). Non sempre trova l’accondiscendente giornalista, che per varie ragioni, non perché ne è convinto, scrive ciò che è nei suoi desiderata. 
Lei Pellegrini, pur con una sua società privata, svolgeva un servizio pubblico in una Fondazione a partecipazione pubblica, con risorse pubbliche. E ogni cittadino può esercitare il diritto di critica del suo operato e del suo incarico comprese le modalità di gestione.

Era bello, vero, quando si trovava immeritatamente le pagine di giornale a magnificare il suo clarinetto e le performance della sua orchestra senza mai dire nulla di ciò che stava dietro quel suono! Era bello avere il sindaco amico, il sovrintendente amico, la Banca amica… comprare immobili e iniziare attività con i soldi del caporalato garantito… incassando, e molto, per ogni recita quel che non dava ai componenti della sua orchestra, trattati in malo modo e subendo comportamenti vessatori. Imporre la sua prepotenza e volontà sui musicisti e sulle altre organizzazioni musicali (denigrando le orchestre stabili e enfatizzando la sua organizzazione senza alcuna forma di tutela da lavoro). Poi un giorno cambian le cose… e non trova di meglio che far causa, (sbagliando il Tribunale di competenza; non era Parma ma il Tribunale delle società di Bologna) alla Fondazione Regio sperando in una vincita milionaria, e querelare il sottoscritto che ha sempre scritto il dietro le quinte dei Pellegriner. Pensando, magari, di ricavare qualcosa dalla mia famiglia, come avete scritto nel commento del morto: “I suoi amici della Valle del Baganza possono vendere i loro possedimenti per aiutarla, in fondo avete agito in combutta e una chiamata di correo sarebbe più che comprensibile”… Si sta preparando per l’estorsione? Ma la voglio buttar sul ridere. Di lei non c’è che da aver pena!

Mi si permetta infine un’altra mia considerazione rivolta al Tribunale di Parma:
ho passato 7 anni per arrivare al 1° grado di giudizio del processo Vergara sempre per diritto di cronaca e satira (e non è finita!… ora sono in Appello; con appendici pure al Riesame); sempre presente ad ogni udienza; processo che ha occupato i miei anni 50 di vita
Ora ne ho 60, conoscendo i tempi della Giustizia italiana, pensate di portarmi con un altro, malaugurato, rinvio a giudizio a 70 anni con un nuovo processo?
Queste sono operazioni che inibiscono e dissuadono la libera critica e la libertà di pensiero. Azioni perseguite per meri interessi e vendette personali per la perdita del privilegio. Si usa tutto e tutti. Pratiche ben conosciute da Pellegrini già adottate, pare, in altre situazioni. Sono querele intimidatorie e preventive, indegne di un Paese democratico. Già il PM, dottoressa Paola Dal Monte, ha fatto una scrematura sostanziale delle sue accuse nei miei confronti; il cyberstalking, da Pellegrini avanzato e su cui la sua querela principalmente verte, non è stato neppure preso in considerazione. Rimane la diffamazione, che non ritengo di aver prodotto, ma da una attenta lettura dei miei articoli e del contesto storico a cui si rifanno e dei documenti allegati, capirà, dottoressa Dal Monte, che è diritto di critica e satira. Con quale energia e libertà pensate possa svolgere altrimenti il mio lavoro di scrittore e giornalista nonché di fotoreporter e artista? Addirittura arrivare a volermi chiudere questo mio giornale online… e ci prova pure il clarinettista. Questo significa inibire l’esercizio delle mie forme professionali e talenti personali. Togliermi il mio lavoro (principio fondante  “sembra”, della Costituzione italiana).
In questi procedimenti, non mi sento affatto in veste di imputato, ma di scrittore e drammaturgo, perché raccolgo tutto e porterò questo in scena e in rete. Una testimonianza storica, come la è questa mia opera online da sempre dichiarato. E ogni forma artistica è libera! 
Ma il Tribunale ritiene cosa giusta mettere, nel malaugurato caso del bis (non da loggione, ma da Procura), sotto processo una persona per circa 15 anni, per i suoi articoli di cronaca e satira sempre tutti documentati? Addirittura sequestrare il giornale on line in cui scrivo. Oggetto, il sequestro, di pronunciamento contrario (17 luglio 2015) delle sezioni penali riunite della Cassazione: “Diffamazione a mezzo stampa: no al sequestro preventivo della testata giornalistica telematica – SSUU 31022/2015  
E il mio giornale online è di fatto assimilabile per struttura e contenuti a una testata online. Il diritto di critica e di opinione, nel caso specifico di servizio pubblico, è comunque esteso, per diritti costituzionali, a tutti i cittadini, non solo ai giornalisti e alle testate giornalistiche.
Io non voglio credere che, il Tribunale di Parma, non possa prendere in considerazione optando, in questo caso Pellegrini, per il “non luogo a procedere”… o alla archiviazione come nel caso Borchini (LINK). Non esiste diffamazione, come non esiste cyberstalking.

Pellegrini, anziché querelare, se vuole dirigere ed essere apprezzato dai professori d’orchestra, riprendere credibilità tra i suoi amici, studi! (anche se è difficile recuperare gli anni persi in assenza poi del talento naturale). Altrimenti passerà sempre per uno scarso clarinetto. E questo dipende da lei, non da quel che io scrivo. Si legga cosa dice Riccardo Muti dalle pagine del Corriere (LINK) sui direttori improvvisati, l’approssimazione o il dilettantismo. Sembra si rivolga a persone anche come lei. Dopo lo scarso clarinetto, come va la sua conversione verso la direzione d’orchestra? Che lei oggi sia senza lavoro fisso, come scrive alla fine nella sua querela, mi creda, mi dispiace, non è certo colpa mia. Non può farmene una colpa aver contribuito a scoperchiare con il mio giornalismo il manto di ipocrisia che copriva la sua OTR.
Una pena, quella di senza lavoro, che condividerà insieme ad altri tantissimi italiani, e capirà quanto soffrirono i musicisti della sua orchestra, sempre minacciati, dalla sua prepotenza, di non essere più chiamati a suonare. Ma non era poi lei a sostenere con grande animosità il libero mercato nell’intervista rilasciata a Jenner Meletti  (LINK)? 

Termino con un appunto formale finale Pellegrini. Nella sua querela, lei si qualifica come “Presidente  e direttore artistico della Orchestra Teatro Regio srl in liquidazione”. Errato, lei non è più niente. Quando una società viene messa in liquidazione, viene nominato un liquidatore, non ci sono più Presidenti, né direttori artistici. E il liquidatore sembra essere il suo amico Enrico Maghenzani. Non glielo hanno detto? Si sente perso senza cariche? Non le basta la sua qualifica professionale di musicista diplomato in clarinetto? La maggior parte delle persone non sono né Presidente, né dirigenti, e nemmeno direttori. Lei ha un diploma che la qualifica. Non le basta? Semmai avrebbe dovuto scrivere “ex Presidente e direttore artistico dell’Orchestra Teatro Regio srl ora in liquidazione”.
Nella sua querela inoltre sono attribuiti contenuti di miei articoli sbagliando i titoli di appartenenza e relative date. Vengono citati poi passi di miei scritti dove né lei Pellegrini, né la sua orchestra hanno nulla a che vedere, ma sono da lei utilizzati solo in modo strumentale per suoi interessi personali non della giustizia (addirittura tagliando parti rilevanti perché sembri si rivolgano a lei, ma non è così). Anche questo la qualifica e la connota. Si chiama produrre falsità.
Anche il clarinetto disoccupato e senza più alcuna orchestra disposta a metterlo almeno nella fila, ha chiesto il sequestro di questo giornale online. Anche da questo si può affermare con grande tristezza che Pellegrini è l’antitesi della sensibilità musicale. E’ questo il calibro umano e professionale dei diplomati del Conservatorio di Parma? Una qualche vergogna o imbarazzo nell’averlo lincenziato penso l’abbiate. Già come persona mostra tutti i suoi apici culturali, possiamo immaginare che ci fa con un clarinetto in mano (pernacchie!). Possibile che … l’alta dote intellettiva e musicale di Sergio Pellegrini non abbia ancora percepito che il pensiero altrui non è sequestrabile, né il pensiero unico perseguibile?   
Parma, 11/11/2015 – aggiornamento 17/11/2015

Luigi Boschi

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LA QUERELA DI SERGIO PELLEGRINI CONTRO LUIGI BOSCHI

 

4 pensieri riguardo “Pellegrini studi! In Italia ancora non c’è il pensiero unico. Nostalgia?

  1. Il nostro è un paese defunto nel quale il diritto viene quotidianamente calpestato! Ma sono ancora convinto che la ragione, sempre accompagnata all’ esercizio della libertà, non possa essere misconosciuta. La satira e la libertà fanno paura, soprattutto se unite alla verità. Per questo ogni società le perseguita, ma alla fine quello che esce dalla porta rientra dalla finestra, quindi io sono comunque fiducioso! …..e poi, come diceva Lincoln: “Si possono ingannare tutte le persone ed alcune per sempre. Ma non si può ingannare tutti per sempre!” 

    Sebastiano Rolli

  2. Pensa un po’ Luigi che ansia ha determinato in chi ha dovuto sottostare alle sue angherie! Per non parlare degli orchestrali per i quali, pare, non abbia pagato i contributi…
    Ma che mi faccia il piacere… si vergogni. Ciao
    Paola

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