IL DRAMMA DELL’AIDS NEI BAMBINI

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(ANSA) ROMA – Nei malati di Aids la realtà pediatrica è ancor più drammatica di quella degli adulti, con una mortalità del 20% ad un anno di vita e del 50% a 2 anni. Nel 2004 sono morti a causa dell’Aids 510 mila bambini al di sotto del 15 anni, di cui 450 mila africani.

E’ l’allarme lanciato da Guido Castelli Gattinara, responsabile Unità Operativa Aids Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma in occasione della Giornata Mondiale dell’Aids. "Fiducia e impegno personale, la miglior terapia per sconfiggere l’Aids", dichiara il pediatra ricordando che l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è da tempo impegnato in favore dei bambini con HIV e delle loro famiglie, e che conta la più ampia casistica pediatrica in Italia. Si è osservato che l’Hiv si diffonde prevalentemente tra i giovani e che circa la metà di coloro che si infettano hanno meno di 24 anni.

E sebbene l’infezione del bambino sia facilmente prevenibile con cure mediche al momento del parto, ogni giorno ci sono circa 1500 nuovi nati infetti. L’azione che il Bambino Gesù svolge è duplice, spiega il pediatra: da una parte fornisce la migliore assistenza possibile a tutti i minori che vivono con l’Hiv presenti in Italia, sia residenti sia che vengano da altri paesi del mondo; dall’altra realizza progetti di sostegno umanitario e di formazione professionale a favore di paesi a basso reddito, intervenendo nell’Europa dell’Est (Romania, nel Nordafrica (Libia) e in Africa centrale (Tanzania e Camerun), e sostenendo progetti in America centrale. La solidarietà nei confronti dei malati e degli emarginati é un sentimento implicito in chi sceglie una professione sanitaria, ma l’aiuto ai bambini affetti da una malattia tanto drammatica è sentito come un dovere per gli operatori dell’OBG.

"Ed è così – racconta Castelli Gattinara – che medici, infermieri, biologi e tecnici di laboratorio dedicano parte del loro tempo in paesi a volte lontani per insegnare ai propri colleghi non solo come curare e spesso salvare la vita dei tanti, troppi, bambini o ragazzi che vivono con l’Aids, ma anche, con il loro esempio di dedizione, a motivare nuovo impegno, migliorare la qualità dell’accudimento e di conseguenza la qualità di vita dei bambini e delle loro famiglie". Le immagini dell’Aids "ci comunicano un sentimento di impotenza e rassegnazione. Ma non è giusto – conclude il pediatra – i farmaci esistono, per curare e prevenire la malattia; disponiamo a livello mondiale di ingenti risorse economiche, che possono essere tradotte in terapie tanto più efficaci e diffuse quanto maggiore e fiducioso sarà il nostro impegno personale". (01/12/2006)

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