LEGGE DELEGA SULLA LIBERALIZZAZIONE DELLE PROFESSIONI

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(ANSA) ROMA  – Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al ddl delega sulla riforma delle professioni. Secondo il Cdm si tratta di un disegno di legge che delega il Governo a procedere al riordino dell’accesso alle professioni intellettuali, alla riorganizzazione degli ordini, albi e collegi professionali, al riconoscimento delle associazioni professionali, alla disciplina delle società professionali e al raccordo di tali disposizioni con la normativa dell’istruzione secondaria superiore e universitaria.
Si tratta di un intervento normativo a cui il Governo annette una particolare importanza, caratterizzato da un’impronta di liberalizzazione che si esplica su alcuni significativi capisaldi: libero accesso alle professioni, senza vincoli di numero (fuorché per le professioni caratterizzate dall’esercizio di funzioni pubbliche o dall’esistenza di uno specifico interesse generale, come quella notarile); eliminazione dei vincoli territoriali nell’esercizio dell’attività; libera concorrenza e possibilità di effettuare pubblicità dell’attività professionale quanto a costi, specializzazioni e servizi offerti, al fine di consentire all’utente una scelta informata; abolizione dell’obbligo di tariffe minime (al cui ammontare verrà comunque posto un limite massimo), con garanzia che il cliente ne debba essere preventivamente informato; tendenziale riduzione del numero degli ordini, albi e collegi professionali con la significativa novità costituita dalla previsione che gli stessi possano trasformarsi in associazioni professionali riconosciute di natura privatistica ma assoggettate al controllo pubblico (a tutela dell’importanza dei compiti demandati).

Tra le altre novità che la disciplina delegata dovrà necessariamente disciplinare, vi sono l’obbligo per il professionista di sottoscrivere un’assicurazione per i danni che potrebbe causare all’utente, la previsione di un limite massimo di dodici mesi per i tirocini professionali, la riforma dell’esame di Stato per l’accesso alle professioni regolamentate, il coordinamento delle nuove disposizioni con la normativa dell’istruzione superiore e universitaria e con quella comunitaria

MELANDRI: ECCO I 4 PUNTI PRINCIPALI La riforma delle professioni mira a favorire l’accesso ad esse "a chi non è figlio di un avvocato, un ingegnere, un architetto". Così il ministro per le politiche giovanili Givanna Melandri, ha spiegato il senso del provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri. La legge delega vuole "abbattere molte barriere" a favore dei giovani, ha detto Melandri, grazie soprattutto a quattro punti qualificanti. Innanzitutto, con la riforma del tirocinio che, tra l’altro, avrà una durata massima di 12 mesi e richiede un "equo compenso" e che potrà cominciare già nella fase finale degli studi. In secondo luogo nei Concorsi, che saranno a carattere nazionale, meno della metà dei componenti delle commissioni esaminatrici potrà essere indicata dagli ordini. In terzo luogo, sono previste norme per favorire il "ricambio generazionale" negli incarichi direttivi, prevedendo la loro temporaneità e la limitazione nel numero dei mandati. Infine, la riforma prevede che gli ordini assumano iniziative a "sostegno dei giovani meritevoli", come borse di studio o l’aiuto nella ricerca dello studio dove svolgere il tirocinio. "Non è una riforma iconoclasta – ha concluso il ministro – ma è una riforma profonda".

MASTELLA: ERANO 30 ANNI CHE LA ASPETTAVAMO "Sono 30 anni che si discuteva di riforma delle professioni intellettuali, anche il precedente governo aveva tentato di farla, senza riuscirci, noi abbiamo fatto una cosa molto interessante ed incisiva". Lo ha detto il Ministro della Giustizia Clemente Mastella, nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri. Ed ha aggiunto che la modernizzazione che nascerà dalla riforma riguarderà "tutte le organizzazioni e gli organismi e che il governo procederà secondo "il principio della concertazione".

ORGANISMO DELL’AVVOCATURA: SCIOPERO IL 14, 15 E 16
Sulla riforma delle professioni, l’ Organismo Unitario dell’ Avvocatura rincara la protesta e la mobilitazione su più fronti: il 14, 15 e 16 dicembre chiama gli avvocati all’ astensione dalle udienze; promuove lo ‘sciopero bianco’ dal 18 al 31 dicembre, e dall’ 11 al 16 lancia una settimana di iniziative. "Comincia ad essere chiaro a tutti – osserva la presidente Michelina Grillo – che dietro la giustificazione del rilancio della competitività si nascondono gli interessi di pezzi dei poteri forti del nostro Paese e che la legge Bersani attacca la giurisdizione e i diritti dei cittadini. Abbiamo deciso di proclamare tre giorni di astensione, perché i problemi sono ancora tutti sul tavolo e perché è grande il disagio nell’ avvocatura, ma attueremo anche forme differenziate di protesta per confrontarci e per continuare a illustrare le nostre ragioni. A proposito dell’ incontro di ieri con il ministro di Giustizia, il presidente Grillo fa notare che "pur rimanendo grande la distanza tra le nostre posizioni, "fatto per il quale abbiamo espresso l’ impossibilità di sospendere per intero l’ astensione, per la prima volta si è aperto uno spiraglio concreto per la riapertura di un dialogo. (01/12/2006)

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