Pechino espelle giornalista francese Sgraditi gli articoli sulle minoranze

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Le autorità cinesi non rinnovano il visto a Ursula Gauthier, corrispondente del settimanale Obs, autrice di cronache sgradite sulle minoranze musulmane e tibetane

di Alessandro Fulloni

«Lei qui in Cina non è gradita, se ne vada». L’allontanamento lo ha stabilito il governo di Pechino per la corrispondente del settimanale francese Obs Ursula Gauthier, «rea» di aver scritto male del governo. Senza peraltro scusarsi per i suoi articoli assai critici in tema di repressione delle minoranze religiose e politiche. La cronista ha riferito di aver ricevuto la conferma di dover lasciare la Cina entro il 31 dicembre, data oltre la quale dovrà trovarsi fuori dai confini cinesi perché sprovvista di visto.

Campagna stampa

Da sei anni corrispondente da Pechino di Obs, storica pubblicazione transalpina erede del Nouvel Observateur tradizionalmente vicino alla sinistra, Gauthier è stata oggetto il mese scorso di una violenta campagna di stampa a seguito di un articolo che descriveva la politica repressiva perseguita da Pechino nello Xinjiang, una vasta regione a maggioranza musulmana nella zona ovest del Paese. Il ministero degli Esteri cinese ha chiamato direttamente l’inviata per informarla che, vista la mancanza di «scuse pubbliche» richieste in precedenza dal governo, aveva disposto la revoca della sua autorizzazione a lavorare come corrispondente in Cina. E di conseguenza anche l’annullamento del rinnovo del visto. La conseguenza inevitabile è l’espulsione della giornalista dalla Cina.

Il precedente di Melissa Chan

Ursula Gauthier non è il primo corrispondente straniero in Cina che riceve il «benservito» dal governo di Pechino: nel 2012 a Melissa Chan, corrispondente inglese di Al Jazeera ha ricevuto lo stesso trattamento. L’inviata è stata contestata per una cronaca pubblicata il 18 novembre sul sito del suo giornale: «Dopo gli attacchi (quelli del 13 novembre a Parigi, ndr) la solidarietà della Cina non è senza retropensieri». Gauthier descriveva le misure repressive e la politica anti-terrorismo perseguite dal governo nella regione dello Xinjiang abitata dagli Uiguri musulmani, minoranza turcofona bersaglio di discriminazioni etniche, religiose e culturali. E zona teatro, da almeno due anni, di episodi di violenza crescenti. Il resoconto ha scatenato la condanna di Pechino preceduta da una campagna stampa pesante apparsa sul Global Times e China Daily, i due giornali filogovernativi che hanno accusato la giornalista di usare un «doppio standard» riguardo il tema del terrorismo: severa in Francia con l’integralismo islamico – a dire delle due pubblicazioni – ma senza usare lo stesso timbro preoccupato per ciò che concerne la Cina e il jihad. Attacchi accompagnati da raffiche di commenti sul web spesso violenti, offensivi e minacciosi.

Solidarietà da «Reporter senza frontiere»

Prima di sapere che il visto non le sarebbe stato rinnovato, Gauthier era stata convocata tre volte al Dipartimento del Ministero degli Esteri cinese che si occupa dei corrispondenti esteri. Tentativi, vani, di intimidirla o quantomeno di ammorbidirla. La giornalista di Obs ritiene che la sua espulsione equivalga a «un’intimidazione rivolta a tutti i corrispondenti dalla Cina che si occupano di problemi riguardanti le minoranze, in particolare del Tibet e dello Xinjiang». L’ambasciatore francese a Pechino è intervenuto sulle autorità cinesi per sollecitare un ripensamento delle decisioni prese dal governo mentre il ministero degli Esteri francese parla di «dialogo per evitare l’espulsione». Solidarietà alla reporter francese è arriva da «Reporter senza frontiere» che parla di «linciaggio mediatico».

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