AMERICA MULTIETNICA PER CORSA ALLA CASA BIANCA

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(ANSA) NEW YORK – Sulla carta incarna il sogno dell’America multicolore del primo candidato presidenziale nero, Jesse Jackson: figlio di uno studente musulmano del Kenya e di una ragazza bianca del Kansas, è nato alle Hawaii ed è cresciuto in Indonesia. Barack Obama ha fatto oggi il grande passo annunciando ufficialmente l’ingresso in pista nella corsa 2008 in una gara per la Casa Bianca che ha già il colore dell’arcobaleno: tra i concorrenti in gara la donna Hillary Clinton, l’italiano Rudolph Giuliani, l’ispanico Bill Richardson.
Il suo debutto ufficiale dalla città-trampolino politico di Abraham Lincoln ha il sapore dell’audacia della speranza (il titolo della sua autobiografia bestseller): la speranza di guidare il partito democratico alla riconquista della presidenza. All’America stufa di guerra e di incubi terroristici Obama ha regalato il sapore del nuovo, dell’idealismo kennedyano riveduto e corretto per il 2008. "Un anno fa non mi sarei mai immaginato di trovarmi in questa situazione, ma ho visto come la gente di questo paese ha fame di cambiamento", ha detto in un messaggio video andato in onda sul suo sito online un mese fa: "Questo paese è stato messo in una posizione precaria da sei anni politiche di Washington. E ora di voltare pagina".

La sua è una corsa a ostacoli che comincia con l’handicap di alcuni scheletri nell’armadio: alcol e cocaina, consumati in abbondanza da ragazzo, più il vizio del fumo difficile da scrollare di dosso, più un nome scomodo che fa rima con Osama e un ‘middle name’ ancora più scomodo: Hussein. Lui controbatte. Barack in swahili significa ‘benedetto da Dio’. I neri dei ghetti non sono convinti: non si identificano con l’avvocato laureato a Harvard che a 42 anni è diventato il primo senatore nero nella storia d’America e a 45 si è messo in pista per la mano di poker più difficile della sua vita.

Una vita che assomiglia molto al sogno americano: suo padre Barack Obama sr. era un pastore di Nyangoma Kogalo, piccolo villaggio della provincia di Nyanza, nel Kenya Occidentale. Riuscì a vincere una borsa di studio e si trasferì alle Hawaii, dove incontrò la madre di Barack, una diciottenne del Kansas che era andata ad abitare a Honolulu insieme ai genitori. E’ una love story di breve durata quella della mamma e del papà di Obama: Barack, che da bambino di faceva chiamare Barry, si traferisce con la madre, nel frattempo risposata in Indonesia dove frequenta una scuola islamica. Negli anni Ottanta studia a Harvard. Dopo la laurea va a Chicago.

Incurante delle proposte avanzate dai più importanti studi legali della città, si dedica alla difesa dei diritti civili. Entra in politica a livello locale e per sette anni fa il senatore dello stato dell’Illinois. "E’ questa l’esperienza di cui ha bisogno l’America", proclama in una intervista a Usa Today. Prima dell’invasione dell’Iraq nel marzo 2003, critica la guerra e le sue conseguenze.

L’incoronazione sul palcoscenico della grande politica arriva l’anno dopo, alla convention democratica che avalla John Kerry candidato: "Non c’é un’America nera, un’America bianca, un’America latina e un’America asiatica: ci sono gli Stati Uniti d’America", proclama nel ‘keynote speech’, il discorso-piattaforma del congresso del partito. Stoffa da presidente, concordano i politologi e gli elettori dell’illinois che quell’autunno lo eleggono a valanga al Congresso. Da allora é un crescendo da rockstar: dalle foto su Vogue in copertina a quelle in costume da bagno su People. Marie Claire lo immortala in Congresso in una delle pose preferite da John F. Kennedy.

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