I SAGGI PRESENTANO IL MANIFESTO DEL PARTITO DEMOCRATICO

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(ANSA) ROMA – "Noi, i democratici, amiamo l’Italia". Ha un incipit un po’ all’americana, con una dichiarazione d’amore per il Belpaese e gli italiani, il ‘Manifesto per il Partito Democratico’, sul quale per tre mesi i 12 saggi si sono applicati per delineare valori, fisionomia ed indicare un traguardo temporale certo entro il quale nascerà il partito dei riformisti: la fine del 2008. Quindici cartelle, suddivise in tre corposi paragrafi, nei quali i 12 saggi hanno cercato in tre mesi a suon di riunioni e mediazioni di sciogliere i nodi ancora irrisolti del partito nuovo ma anche di disegnare un orizzonte di ampio respiro per una politica nuova. Ecco i passaggi principali del ‘Manifesto’, consegnato via e-mail ai leader Romano Prodi, Piero Fassino e Francesco Rutelli e che a breve sarà illustrato in una manifestazione pubblica alla società civile, che svolgerà, afferma il Manifesto, un ruolo fondamentale anche nella scelta del leader  in base al principio "una testa, un voto".

PERCHE’ IL PD. L’Italia, è la convinzione dei 12 saggi, è un grande paese ma non è oggi "all’altezza delle sue ambizioni e delle sue possibilità, è un paese bloccato,smarrito che ischia il declino", nel quale anche la classe dirigente "é terribilmente invecchiata e quasi esclusivamente maschile" e la politica "é frammentata e rissosa e si rivela troppo spesso debole nei confronti degli interessi forti ed incapace di svolgere una funzione nazionale". Pd, dunque,per rinnovare la politica e per abbattere "definitivamente i muri ideologici del ‘900” e costruire ponti tra culture e generazioni.

LA COLLOCAZIONE INTERNAZIONALE. "Vogliamo contribuire a rinnovare la politica europea, dando vita, con il Pse e le altre componenti riformiste, ad un nuovo vasto campo di forze, che colmi la carenza di indirizzo politico sulla scena continentale".

LA LAICITA’. Il Partito democratico riconosce la laicità "non come un’ideologia antireligiosa e neppure come il luogo di una presunta neutralità", bensì come "rispetto e valorizzazione del pluralismo". Per i saggi, "solo il dialogo tra diverse visioni religiose, etiche e culturali può portare a soluzioni normative ragionevoli e condivise, rispettose del criterio irrinunciabile della dignità della persona umana e capaci di far incontrare il valore della libertà di ricerca e di scelta col principio per cui non tutto ciò che è tecnicamente possibile è moralmente lecito".

LA FORMA PARTITO E PRIMARIE PER LEADERSHIP. Il Pd non sarà un partito leggero ma "di popolo, radicato e diffuso sul territorio, capace di rendere partecipati e condivisi i processi di riforma". Un partito vero nel quale, al tempo stesso, "sin dalla sua fase fondativa, sia aperto alla partecipazione di una larga platea di cittadini, ed affidi al loro voto, diretto e segreto, la scelta della leadership". Chi sottoscriverà il Manifesto parteciperà secondo il principio ‘una testa,un voto” alla formazione degli organi costituenti e sceglierà attraverso le primarie i candidati per le cariche di governo negli enti locali.

LEADER, QUOTE ROSE, LIMITI A MANDATO.  Il Pd sarà "capace di parlare al paese con una voce autorevole, che proponga il suo leader alla guida del governo della nazione. Contro le discriminazioni e per la trasparenza, il Manifesto prevede una quota del 40 per cento per genere, un "rigoroso codice deontologico" per incarichi e candidature ed un limite al rinnovo dei mandati in ogni ambito istituzionale. 

I VALORI. "Libertà, uguaglianza, solidarietà, pace, dignità della persona" sono i valori a cui si ispira il Pd, che ha le sue radici "nel cristianesimo, nell’illuminismo e nel loro complesso e sofferto rapporto". La traduzione dei valori nella realtà fa sì che il Pd si spenderà per valorizzare il merito ed i talenti "contro la gerontocrazia ed il nepotismo", per un benessere più diffuso,per una scuola "inclusiva" e per completare "la riforma federale dello Stato" con un numero di parlamentari ridotto e funzioni distinte per le due Camere.

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