SCONTRO HILLARY CLINTON-BARACK OBAMA A SELMA

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NEW YORK – Mezzogiorno di fuoco dal pulpito a Selma in Alabama, la cittadina dove 42 anni fa una marcia per i diritti dei neri finì nel sangue. L’epicentro della politica americana è girato per alcune ore lungo la Martin Luther King Street dove, a tre isolati di distanza, i senatori Barack Obama e Hillary Clinton, rivali nella corsa alla Casa Bianca, si sono sfidati in un duello a distanza. Alla rincorsa del voto dei neri, Obama è salito sul pulpito della storica Brown Chapel, mentre Hillary, negli inediti panni della predicatrice, lo ha seguito a ruota alla First Baptist Church: "Selma è stata una tappa, ma la marcia non è ancora finita. La lunga marcia verso la libertà ci ha fatto fare passi avanti, ma dobbiamo ancora arrivare in fondo, dobbiamo continuare a marciare per un domani migliore".

Con l’ex First Lady è sceso in campo il marito Bill, che giovedì scorso a sorpresa, aveva annunciato la sua prima apparizione al fianco della consorte della campagna elettorale per un marcia simbolica attraverso l’Edmund Pettus Bridge, il luogo dove nel Bloody Sunday, la domenica di sangue di 42 anni fa quando i manifestanti per i diritti civili furono gassati e selvaggiamente picchiati dai poliziotti dell’Alabama dove ancora era in vigore il regime della segregazione razziale. Hillary e Obama erano arrivati a Selma accompagnati dai rispettivi entourage e seguiti da una folla curiosa come fossero pop star.

OBAMA, SONO IL FRUTTO DEL VOSTRO LAVORO – Obama aveva tre anni all’epoca del pestaggio dei militanti di colore ed era la prima volta che si recava a Selma: "Se non ci fosse stata Selma, non sarei arrivato a questo punto. Io sono il frutto del vostro lavoro", ha detto il giovane senatore nero che punta a diventare il primo uomo di colore che conquista la Casa Bianca, ma a cui molti afro-americani contestano di non aver vissuto l’esperienza dei ghetti. Dopo otto anni da First Lady in una Casa Bianca che godeva di eccezionale popolarità tra gli afro-americani (Bill Clinton fu definito "il primo presidente nero" della storia degli Usa dalla scrittrice Toni Morrison), in tempi normali Hillary non avrebbe dovuto preoccuparsi di andar in cerca del sostegno dei neri. Ma la popolarità e il carisma dei Clinton sono stati insediati da Obama: secondo un recente sondaggio Washington Post/AbcNews la candidatura della First Lady ha perso colpi per il tradimento (ma si potrebbe dire un ritorno a casa) dell’ elettorato afro-americano nel campo di Obama. "Più gente viene per l’anniversario meglio e", ha detto oggi il portavoce di Obama Bill Burton mentre i sostenitori del senatore misuravano la fila fuori della Brown Chapel notando con soddisfazione che era più lunga di quella di Hillary.

DILEMMA PER ELETTORI NERI – Per i protagonisti della marcia del Bloody Sunday 42 anni fa la presenza in contemporanea di due aspiranti candidati democratici ha dell’incredibile: "Se qualcuno me l’avesse detto allora gli avrei dato del matto", ha detto John Lewis, allora un attivista di 25 anni a cui i poliziotti sul Pettus Bridge spaccarono il cranio a colpi di manganello per essersi rifiutato di disperdersi. Secondo Lewis, democratico per la Georgia, il duello Obama-Hillary ha posto un dilemma di fedeltà: "Un giorno sono per lui, l’indomani torno da lei", ha detto il deputato nero al New York Times. Ma è anche un segnale di speranza che la dice lunga sui progressi fatti dall’America in questi anni sul fronte della parità di tutte le minoranze: "Una donna senatore, un nero senatore che marciano su questo ponte è un fatto storico, qualcosa che 42 anni fa sarebbe stato inimmaginabile".

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