Da Casaleggio a Di Battista, i grillini filo-leghisti

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Paragone agente in sonno nel M5S, Buffagni e i buoni rapporti con via Bellerio: anche loro sperano di sabotare la mediazione coi dem

Chi per cultura politica, chi per convenienza, chi per semplice pragmatismo. Come una loggia “in sonno” che segue gli sviluppi senza uscire alla scoperto, nei 5 Stelle c’è un piccolo ed eterogeneo gruppetto di nostalgici che tornerebbe di corsa assieme alla Lega. L’editto di Marina di Bibbona emanato domenica scorsa parla chiaro: Matteo Salvini è “un traditore”. Né si può dimenticare la maggioranza schiacciante dei pro-Pd nei gruppi parlamentari. Ma nelle prossime ore saranno pronti a sfruttare ogni intoppo nella trattativa coi dem per ribaltare gli equilibri.

Il capofila dei dubbiosi, il quale di fronte alle avances di Salvini comincia a pensare che dopo il clamoroso divorzio si potrebbe pure tornare all’altare, è Davide Casaleggio. Due giorni fa il figlio del fondatore ha smentito di aver mai mandato un sms ad alcuni eletti con su scritto “del Pd non mi fido, meglio capire se esistono margini di ricomposizione”. Ma messaggino o no, il suo pensiero espresso a diverse persone non è poi così diverso. Del resto uno dei primissimi esploratori della pazza idea Lega-M5S fu proprio lui, quasi un anno prima del voto di marzo 2018, quando anche solo immaginare un Movimento alleato ad un partito della “vecchia politica” era ancora fantascienza. Di fronte ad un’alleanza Pd-5 Stelle, poi, chissà cosa gli direbbe Steve Bannon, gran maestro del sovranismo occidentale, che Casaleggio jr incontrò alla chetichella un anno fa.

Ieri sera invece ospite della Bèrghem Fest, storica festa della Lega (Nord), c’era Gianluigi Paragone. Dibattito sulla crisi, col sottosegretario Massimo Garavaglia e il capogruppo Riccardo Molinari. L’ex direttore della Padania in realtà non fa nulla per nascondere la propria contrarietà ad un accordo coi dem. Per lui l’alleanza con la Lega, visto il proprio passato col fazzoletto verde e il presente grillino, era perfetta. L’entrismo di Paragone nei 5 Stelle – entrismo, antica pratica trozkista per condizionare “da dentro” la linea dei partiti comunisti – finora aveva funzionato alla perfezione; il colpo di testa di Salvini rischia di lasciarlo abbandonato dietro le trincee nemiche. Sempre che non riesca, in tandem con il sodale Alessandro Di Battista, a cambiare gli equilibri. Anche “Dibba” è un altro in grande imbarazzo. La sua carriera politica nasce e si sviluppa attorno ad un grande equivoco: cioè che lui e i 5 Stelle potessero esprimere l’autentica spinta antisistema ormai abbandonata dalla sinistra ufficiale. Nella retorica di Di Battista, il primo problema dell’umanità era il Pd amico delle banche e guerrafondaio; un terzomondismo in cortocircuito finito addirittura col rivalutare un noto pacifista benefattore dei popoli come Trump. Insomma il “Dibba” consulente di una casa editrice che ha già annunciato di aver lavorato ad una pubblicazione di un libro su Bibbiano non sa come uscirne. Dopo aver perso la faccia per l’accordo con la Lega di cui diceva peste e corna, ora la riperderebbe due volte perché del Pd diceva peste e corna il doppio. “Sono convito che andando al voto adesso, presentandoci compatti e facendo una grande campagna elettorale, prenderemmo valanghe di consensi”, ha scritto su Facebook. Meglio votare che il Pd, tra le righe (piccola postilla: al momento Di Battista è fuori dal Parlamento…). Piuttosto tornerebbe al voto pure Paola Taverna, altra arringatrice di folle professionista, accento romanesco che fa molto popolo e pane al pane vino al vino; con la Lega condivideva l’esuberanza verbale e pre-politica, non sarà semplice adattarsi a quei radical chic di Pd e LeU.

“Non reggiamo l’alleanza col Pd, la base non la accetterebbe mai”, va dicendo sottovoce invece Stefano Buffagni, sottosegretario molto addentro agli equilibri di potere delle grandi partecipate statali. Qualcuno lo considera il Giorgetti del Movimento per la sua capacità di gestire relazioni di alto livello. Era in piazza a Milano per il 25 aprile, eppure sotto sotto, dovesse scegliere, meglio la Lega. Si vocifera infine di una dozzina di parlamentari che volentieri passerebbero armi e bagagli nella Lega: Salvini li avrebbe contattati offrendo la ricandidatura nelle sue liste. Riusciranno loro a realizzare queste incredibili seconde nozze? 23 AGOSTO 2019

Fonte Link: repubblica.it

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