Hub europeo del gas in Emilia Romagna?

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Ezio Corradi

Quanto sta accadendo nella Pianura Padana, uno dei cinque territori al mondo tra i più inquinati assieme a Cina, Usa, Sud Africa, Nord Europa (zona fra Olanda e Germania).

La Pianura Padana fra Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto è considerata il “Texas Padano” per via dei numerosi pozzi perforati dall’AGIP dagli anni 1945 ad oggi e dai quali si sono estratti milioni di metri cubi di metano e, anche se in quantità minore, di petrolio. Paragonare oggi questo territorio al Texas, è una forzatura volutamente ricercata e promossa da quelle istituzioni governative e società che cercano nelle risorse fossili, in via di esaurimento, un improbabile rilancio ed una improbabile rinascita energetica che dovrebbe essere invece affidata alle fonti rinnovabili.

Nel nostro Paese due sono i territori investiti dalla SEN, la Strategia Energetica Nazionale diventata legge con il Governo Monti e che ha raccolto gli indirizzi dei Governi che si sono succeduti fino ad oggi dal 2001, anno in cui venne deciso di passare dai giacimenti ormai sfruttati ed in via di esaurimento anche per gli alti costi di sfruttamento, alla politica dello stoccaggio di metano per “creare riserve strategiche e commerciali” da utilizzare in caso di necessità e per “soddisfare le esigenze energetiche di picco” del Paese, notoriamente legato alla importazione di petrolio e gas da altri Paesi principalmente dall’Est Europa, dal Medio Oriente, dall’Africa (Nord Africa e Nigeria). Considerato un trend di crescita dei consumi di risorse fossili, in particolare del metano, si trattava di passare dai  consumi registrati negli anni 1996-97 di circa 62 miliardi di metri cubi di metano, arrivati a circa 85 miliardi di m3 negli anni 2005-2006, ad un consumo previsto di circa 130 miliardi di m3 per gli anni futuri. Progetti che erano in grado di soddisfare la fame ed il mercato energetico delle grandi compagnie e delle grandi società multinazionali ma che si sono scontrate a breve giro con la “imprevista” (?) crisi produttiva globale degli anni 2005-2010 e dalla quale difficilmente si uscirà con gli stessi standard di produzione e di economia mondiale.

Quali sono le ricadute per il nostro Paese? La grave crisi industriale manifatturiera ha prodotto un calo verticale della richiesta di energia mettendo in crisi anche le più recenti centrali a turbogas (tra queste il caso tra i più eclatanti è quello della centrale del gruppo Sorgenia di Bertonico, in provincia di Lodi) fino ad arrivare ad un piano nazionale di dismissione per circa 60 centrali tra turbogas, olio pesante e carbone, visto l’eccedenza di energia prodotta rispetto alla domanda attuale. La medesima situazione si sta verificando anche per la “questione del gas” con riflessi geopolitici che pongono il nostro Paese all’interno di un quadro internazionale fortemente instabile. Oggi, infatti, i consumi di gas metano sono dell’ordine di 61,9 miliardi di m3/anno con un calo del 30% rispetto gli ultimi 10 anni, pari ai consumi degli anni 1996-97. Sembra il gioco dell’oca o del Monopoli: si ritorna al punto di partenza. Ma nel frattempo la teoria di politica economica “dello sviluppo infinito” ha lanciato grandi progetti per nuove ricerche di idrocarburi, realizzazione di nuovi stoccaggi di metano, costruzione di nuovi giganteschi metanodotti: una scelta politica che fa a pugni con la realtà e che lascia il nostro Paese alla mercè della finanza speculativa e  delle multinazionali grazie anche ad una politica di royalties fra le più basse dei Paesi Occidentali. Accade così che in Basilicata si continui ad estrarre ancora quel poco petrolio che rimane assieme al gas in una zona notoriamente sismica, la Pianura Padana, nota anch’essa per la sua sismicità naturale con sorgenti in grado di produrre sismi di magnitudo 6.1 (secondo i dati dell’INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulaconologia) venga individuata come “Hub” del gas per l’Europa: i vecchi giacimenti, scoperti lungo le faglie sismiche e dove ad esempio il metano è stato estratto in almeno 45-47 anni di attività fino al 1997, oggi vengano trasformati in stoccaggi con cicli alternati di attività semestrale di immissione del metano a forti pressioni (da 144 a 204-240 bar) nel periodo aprile-settembre e di estrazione del metano nei sei mesi successivi da ottobre a marzo. Cicli alternati che dureranno per i venti anni delle concessioni di coltivazione rilasciati dal Ministero dello Sviluppo, rinnovabili per altri venti. A Bordolano (CR), come a Sergnano (CR) centrali di immissione del gas nel sottosuolo funzionano bruciando gas. Nel caso di Bordolano si tratta di una centrale da 181 MW termici in grado di emettere (secondo i dati della società Stogit) 4 miliardi e 100 milioni di m3 di fumi/anno alla temperatura di 530° centigradi nel periodo più caldo dell’anno con emissioni di PM2,5, di 190 ton/anno di CO, di 165 ton/anno di Nox: polveri sottili e ossidi nocivi alla salute degli esseri viventi con ricadute sul terreno (e sui prodotti agricoli destinati all’alimentazione umana) nel raggio di 20 km. Fino a 700° centigradi le temperate delle emissioni a Sergnano (CR). 
 
C’è qualche ripensamento, qualche precauzione nonostante i rischi di sismicità indotta, le ricadute sull’ambiente (nel Parco Oglio Nord per Bordolano, nel Parco del Serio per Sergnano)? La risposta è: NO!  Nonostante il Ministero dello Sviluppo, con il Ministero dell’Ambiente e dei beni Culturali, abbia rilasciato il VIA nel 2009 per il “Progetto Centrale e stoccaggio di Bordolano-Stogit 2008”, e nell’ottobre 2012, cinque mesi dopo il terremoto dell’Emilia del 20 maggio, con il Decreto 532 del 15 ottobre dichiari che sono possibili sismi di Magnitudo 3.0  nel raggio di 10 km dalle teste pozzo per cui vanno attivate procedure (mai specificate) per ricondurre la sismicità al di sotto del valore M2.0. Nonostante, ancora il Ministero dello Sviluppo con Provvedimento Direttoriale n. 18804 dell’8 agosto 2013 dichiara possibile sismi di Magnitudo 3.0 dai fondo pozzo (a -1.700/-1.900 metri di profondità) nel raggio di 10 km dalla centrale di stoccaggio di Bordolano “anche a macchine ferme”, le “Linee Guida” del 24 novembre 2014 dello stesso Ministero dello Sviluppo, il Decreto del 25 marzo 2015 sempre del Ministero dello Sviluppo, il convegno promosso dal Ministero dello Sviluppo a Roma il 12 giugno 2015 workshop dal titolo emblematico “Sismicità indotta” ed il convegno   promosso dall’Università della Basilicata nel novembre 2015, la Lombardia passerà, nonostante la crisi di consumi di metano, da uno stoccaggio di circa 4 miliardi di m3/anno negli storici stoccaggi di Brugherio/Cinisello Balsamo, Settala in provincia di Milano, Sergnano e Ripalta Cremasca a 10 miliardi stoccati se verranno realizzati i progetti di Bordolano (1,2 miliardi  di m3) in provincia di Cremona, Bagnolo Mella /Capriano del Colle (80milioni di m3/800milioni potenziali?) in provincia di Brescia, Cornegliano Laudense (Lodi) per 2,2 miliardi di m3 (interessata la Morgan Stanley… la BEI per 238 milioni di Euro con il sostegno del Governo Italiano per circa 600milioni di Euro…).

La Banca Europea degli Investimenti ha emesso nell’agosto 2013 un prestito di 283 milioni di Euro alla società Stogit per la realizzazione della centrale e dello stoccaggio di Bordolano (CR).  Altri prestiti sono stati erogati dalla BEI alla società SNAM per la realizzazione di metanodotti da 1.200 mm di diametro (Poggio Renatico-Cremona-Sergnano), di 1.400mm di diametro (Zimella-Sergnano-Mortara), tutti realizzati alla profondità media di 1,50 metri e localizzati sopra le sorgenti sismogeniche citate, con il rischio di liquefazione del suolo come avvenuto nel terremoto dell’Emilia del 2012. Le attività di stoccaggio del metano sono considerate dall’Unione Europea dal 2009 attività a Rischio di incidente rilevante soggette alla Direttiva Seveso ed ai Piani di Emergenza Esterni. Solo gli stoccaggi di Collalto (Edison) e di Cortemaggiore (Stogit) hanno i Piani di Emergenza Esterni. Siamo davvero un Paese normale? La BEI finanzia lo sviluppo o la distruzione, con attività industriali che producono sismicità indotta, il nostro Paese? Che ne sarà del nostro patrimonio storico ed artistico nei territori coinvolti dai progetti di stoccaggio del metano a sismicità indotta? 2 febbraio 2016

Fonte Link senzasoste.it 

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