Il taglio dei parlamentari è legge: la Camera approva con 553 sì

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Hanno votato a favore le forze di maggioranza (M5s, Pd, Italia Viva, Leu) e quelle di opposizione (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia). +Europa manifesta contro la riforma a piazza Montecitorio

di MONICA RUBINO

Con il voto a larghissima maggioranza dell’aula della camera, il taglio dei parlamentari riceve il via libera definitivo. I sì alla riforma costituzionale, fortemente voluta dal movimento 5 stelle, sono stati 553, i no 14 e 2 gli astenuti. Hanno votato a favore le forze di maggioranza (m5s, pd, italia viva, leu) e le forze di opposizione (forza italia, lega, fratelli d’italia), anche se con alcuni distinguo personali al loro interno, più alcuni deputati del gruppo misto. Uniche forze del parlamento contrarie al taglio sono state +europa (3 deputati) e noi con l’italia (4 deputati guidati maurizio lupi).
Ha votato in dissenso dal m5s il deputato andrea colletti. In dissenso dal gruppo anche la dem angela schirò, eletta all’estero, che si è astenuta.


Oggi alla Camera è previsto il voto finale del disegno di legge costituzionale sul taglio dei parlamentari, che ridurrà il numero dei deputati da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200, in aggiunta al taglio dei seggi dei deputati (da 12 a 8) e dei senatori (da 6 a 4) eletti all’estero.

La “riforma Fraccaro”, dal nome dal sottosegretario pentastellato alla presidenza del Consiglio, cambia il rapporto numerico di rappresentanza sia alla Camera dei deputati (1 deputato per 151.210 abitanti, mentre oggi era 1 per 96.006 abitanti) sia al Senato (1 senatore per 302.420 abitanti, mentre oggi era 1 ogni 188.424 abitanti).

Lo scrutinio del voto definitivo sul disegno di legge costituzionale sul taglio dei parlamentari sarà palese. Essendo una riforma costituzionale il provvedimento, per passare, dovrà ottenere la maggioranza assoluta (cioè 316 voti). Sulla carta la maggioranza è ampia (344 voti), tale da sopportare agevolemente anche una ventina di eventuali defezioni. Compatto il sì del Pd, come ribadito questa mattina a Radio Anch’io, su Radio1 Rai, dal capogruppo Graziano Delrio: “Il nostro è diventato un sì perché sono state accolte le nostre ragioni”. Più tardi in aula Delrio conferma il sì: “Non è una cambiale in bianco” il voto favorevole al taglio degli eletti, ma è un primo passo accompagnato da “riforme precise e garanzie, frutto di un lavoro serio e si è trovata una sintesi efficace”. Parole a cui sono seguite proteste provenienti dai banchi di Fdi e Lega, che hanno ricordato al Pd il voto negativo nelle precedenti letture del provvedimento.

“Credo che la riforma passerà” – afferma il ministro cinquestelle per i Rapporti col Parlamento Federico D’Incà – in caso contrario, aggiunge, “prenderemo le dovute conseguenze”. E alle voci di possibili defezioni da parte di esponenti del M5s, il ministro del lavoro Nunzia Catalfo assicura: ‘Passerà senza problemi’. Sul Blog delle stelle compare un post dai toni trionfalistici: “Con taglio dei parlamentari altra promessa storica mantenuta”.

Forza Italia e Fratelli d’italia hanno annunciato il loro voto a favore della riforma. Per Giorgia Meloni, in particolare, i prossimi passi da compiere sono il “presidenzialismo e l’abolizione dell’istituto ottocentesco dei senatori a vita”.  Anche Italia Viva ha assicurato il suo appoggio. Resta ancora un’incognita il voto della Lega, sebbene questa mattina la senatrice Alessandra Localtelli, ex ministra della Famiglia, ha assicurato il voto favorevole del suo partito intervenendo a Start, su Sky TG24.

I pareri più critici

Intanto fuori dal palazzo, + Europa ha manifestato contro la legge sul taglio degli eletti portando in piazza una ghigliottina di cartone, simbolo della “Costituzione mutilata”. “Si fermino, ci ripensino – è l’appello rivolto a Pd e Italia Viva dal segretario Benedetto Della Vedova – il taglio si può fare ma non così”.

Sul merito della riforma si è acceso un fitto dibattito. Tra i più critici Emanuele Macaluso, storico dirigente del Pci ed ex direttore dell’Unità, che su Facebook scrive: “Speriamo che qualcuno capisca che” sul taglio dei parlamentari e sulle regionali in Umbria “il Pd ha calato le braghe”. Mentre Claudio Fava, parlamentare de I cento passi all’assemblea regionale siciliana, afferma: “Parlare di risparmi perchè si tagliano i parlamentari vuol dire offendere la democrazia, che ha bisogno invece di non risparmiare sulla qualità delle proprie risorse, anche umane”. Sulla stessa linea anche Alessandra Clemente, assessore ai Giovani e Patrimonio del Comune di Napoli: “È pura propaganda, in Italia ci sarà meno democrazia e a vincere saranno quei partiti che, con la scusa di risparmiare sui conti pubblici, daranno vita a una piccola e potente casta pronta a imporre i suoi diktat al popolo”, dichiara. ” Il taglio dei parlamentari non associato ad un cambio di legge elettorale è un atto grave, politicamente demenziale, nel senso che si continua col mortificare la rappresentanza degli italiani”, aggiunge il segretario nazionale Udc Lorenzo Cesa. “Siamo davanti ad uno stupro del Parlamento fatto da soggetti che ora sono minoranza nel Parlamento e che i voti non li hanno presi loro ma Beppe Grillo”, attacca Vittorio Sgarbi in aula. E alla fine degli interventi chiede il voto segreto.
Anche l’europarlamentare ex Pd Carlo Calenda in un videomessaggio agli elettori di Pd e Italia viva, spiega che è arrivato “il momento della verità. Parlate del taglio dei parlamentari come se la Costituzione fosse un regolamento di condominio”. 08 ottobre 2019
Fonte Link: repubblica.it

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