La Francia si riscopre sovranista e blocca l’offerta canadese per Carrefour

Economia e Finanza, Europa, Sorgenti
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L’Europa ogni tanto si dimentica di essere super partes e strizza l’occhio a Macron & co
di Marco Scotti

Sono tutti francesi con le imprese degli altri. Se volessimo riassumere con una battuta il modo in cui i nostri cugini d’Oltralpe si comportano quando qualcuno – sacrebleu – prova a mettere le mani sulle loro aziende è proprio questo: un muro. Un invalicabile, indistruttibile muro che respinge al mittente qualsiasi tentativo di fare “shopping” a Parigi. E dire che, a parte invertite, i francesi sono sempre stati prodighi, specialmente nei nostri confronti. Ma prima di ricordare alcuni passi salienti del rapporto tra noi e i transalpini, va sottolineato come ancora una volta il governo si sia messo di traverso, bloccando l’offerta con cui i canadesi di Couche-Tard volevano rilevare Carrefour. La catena di supermercati – che è sbarcata in Italia nel 2000 acquistando il gruppo Gs e i DìPerDì – ha fatturato 80 miliardi a livello globale, forte anche di accordi con Tencent, Alibaba, Google e Tesco solo per citare i più significativi. Gestisce più di 12mila negozi, oltre il 50% dei quali fuori dai confini patri ed è il maggior datore di lavoro francese privato con oltre 320mila dipendenti. Dal canto suo Couche-Tard viene valutato più di 37 miliardi di dollari, ha 2.700 punti vendita in Europa e altri 2.200 in giro per il mondo. Un colosso, che è però stato rispedito al mittente.

Facile comprendere che dietro alle barricate politiche ci sia il timore che il più grande datore di lavoro privato venga assorbito da un gruppo straniero, che possa compromettere l’occupazione interna in un momento drammatico per l’economia mondiale. E dunque, fuor di battuta, ben venga qualsiasi tipo di prudenza quando sono in ballo la salute e il futuro lavorativo di oltre 300mila persone, in pratica l’intera città di Firenze.

Ma Parigi, negli anni passati, non è stata così prudente quando si è trattato di andare a fare acquisti. Forte di due gruppi giganteschi come Kering e Lvmh, buona parte dei più famosi brand di moda (molti dei quali italiani) sono ora sotto il controllo dei francesi. E riducendo il rapporto soltanto all’asse Roma-Parigi, sono 1.925 le imprese nostrane controllate da proprietari francesi, che danno lavoro a oltre 260mila persone. Si tratta di marchi storici come Gucci, Pomellato, Bulgari, Loro Piana, Fendi e Bottega Veneta, ma anche – in altri ambiti – della fusione tra Luxottica ed Essilor (con quotazione alla borsa di Parigi) o dell’ingresso di Vivendi in Mediaset e in Tim. E ancora: la Banca Nazionale del Lavoro fa parte di Bnp Paribas, così come Cariparma e Friuladria; Nuova Tirrenia è stata ceduta a Groupama da Generali e Pioneer è passata da Unicredit ad Amundi. Il tutto senza citare la vicenda Fca-Psa, in cui una fusione paritetica si è riscoperta in realtà un’acquisizione da parte dei francesi che hanno avuto la maggioranza dei seggi in cda e l’amministratore delegato. 15 gennaio 2021

Fonte Link: affaritaliani.it

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