Rimini, l’estate è alle porte e il Comune mette al bando le birre fresche

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Gli esercenti delle strade in cui si concentra il flusso di turisti non potranno tenere e vendere bevande alcoliche refrigerate: nel mirino il consumo smodato da parte dei giovani. Caso analogo a Bologna

BOLOGNA – L’ordinanza è scattata una settimana fa a Bologna: in centro storico e nella zona della Bolognina non si possono vendere bevande alcoliche refrigerate. Da oggi un divieto molto simile è in vigore a Rimini, città a vocazione turistisca ancora che fa dell’estate il suo traino economico e che nella bella stagione diventa una delle cartoline della movida e del turismo giovane in Italia, da sempre, assieme a Riccione, in competizione con il Salento.

Ordinanze che arrivano a pochi giorni dalle elezioni: entrambe le città infatti andranno al voto il 5 giugno. Da oggi e fino al 15 settembre prossimo a Rimini si fa divieto, secondo il testo dell’ordinanza messo a punto dalla polizia municipale, “a tutti gli esercizi di vicinato del settore alimentare e misto, ubicati nelle zone di maggior presenza turistica, di conservare allo scopo di vendita bevande alcoliche di qualsiasi gradazione in qualunque sistema e apparecchio di refrigerazione e raffrescamento presso i locali e le aree esterne delle attività”. Tradotto dal burocratese significa che i negozietti di alimentari e non solo non potranno avere frigoriferi colmi di birre fresche da vendere a passanti e turisti. Le multe, se sorpresi dai vigili urbani, non sono irrilevanti per un commerciante: si va dai 300 ai 500 euro, con la possibilità di saldare entro 60 giorni pagando un fisso di 400 euro.

L’ordinanza comunale cita l’intenzione del municipio di assicurare “una serena e civile convivenza fra i cittadini,” e la necessità di “regolare i comportamenti per tutelare la tranquillità sociale e la qualità della vita”.  Scopo del testo è scoraggiare soprattutto il consumo di alcol da parte dei giovani, che dall’Emilia-Romagna e dalle regioni limitrofe ogni weekend si fiondano a Rimini e dintorni per godere del sole e delle attrattive turistiche e delle iniziative notturne. Il Comune parla di un vero “allarme sociale“, favorito, è scritto sempre nell’ordinanza, dalla liberalizzazione del settore del commercio, col paradosso che mentre i locali debbono rispettare limiti per la somministrazione di alcol, soprattutto nei confronti dei minori, i negozi di vicinato possano agire indisturbati e continuare a vendere alcol refrigerato da asporto.

Le conseguenze sono presto dette: giovani che bevono alcol “lungo imarciapiedi delle vie” alimentando “fenomeni di degrado urbano e disturbo della quiete pubblica”, con “l’abbandono a terra dei contenitori di vetro” interi o frantumati, che possono diventare pericolosi per i passanti; che “numerosi” sono gli esposti dei cittadini e dei comitati contro il disturbo al riposo, e questo accade a “una consolidata e inarrestabile diffusione dell’abitudine di consumare bevande alcoliche nelle aree in cui l’offerta delle medesime risulta praticamente continua, costante e proveniente da un numero esagerato di esercizi attivi nelle zone più frequenate dai turisti in genere”. Contro l’aumentato “disagio e senso di insicurezza” di cittadini e residenti, e per tutelare “l’incolumità pubblica”, l’ordinanza mette lo stop alla conservazione di alcol fresco nelle principali vie della movidada viale Carducci a piazzale Kennedy.

Fonte Link bologna.repubblica.it 

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