Taglio dei parlamentari, 183 costituzionalisti pronti a votare no al referendum

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Ma le adesioni proseguono anche se non si tratta di un atto, come tengono a sottolineare, né politico, né frutto di comitati già orientati per il no

di LIANA MILELLA

In meno di una settimana hanno raccolto 183 firme. Di altrettanti costituzionalisti pronti a votare no al referendum sul taglio dei parlamentari. Ma le adesioni proseguono anche se hanno deciso di renderle pubbliche con uno stringato comunicato stampa in cui però le ragioni del no sono subito chiare: “La materia costituzionale non può essere svilita fino a diventare argomento di mera propaganda elettorale.

La Costituzione è il portato della civiltà di un popolo e ogni sua revisione deve essere supportata dal massimo consenso possibile” scrivono i cinque professori che firmano l’annuncio dell’iniziativa (Alessandro Morelli, Fiammetta Salmoni, Michele Della Morte, Marina Calamo Specchia, Vincenzo Casamassima). 

Non si tratta di un atto, come tengono a sottolineare, né politico, né frutto di comitati già orientati per il no, anche se tra i firmatari c’è Massimo Villone che presiede proprio il Comitato per il no al taglio.Segue il documento che, in cinque punti, spiega le ragioni del no e, in calce, le 183 firme.

Tra cui eccone alcune: l’emerito della Consulta Giuseppe Tesauro, Alessandro Pace, Ugo Giuseppe Rescigno, Alfonso Celotto, Paolo Armaroli, Maria Elisa D’Amico, Adele Anzon,  Enrico Grosso, Gianni Ferrara, Enzo Balboni, Umberto Allegretti, Maria Cristina Cabiddu, Paolo Caretti, Antonio D’Atena, Alfonso Di Giovine, Michele Scudiero, Lorenza Violini.  

Il testo dell’appello spiega le cinque ragioni del no al taglio. Perché, innanzitutto, “la riforma svilisce il ruolo del Parlamento e ne riduce la rappresentatività, senza offrire vantaggi apprezzabili né sul piano dell’efficienza delle istituzioni democratiche, né su quello del risparmio della spesa pubblica”.

Poi perché il taglio “presuppone che la rappresentanza nazionale possa essere assorbita nella rappresentanza di altri organi elettivi (Parlamento europeo, Consigli regionali, Consigli comunali…) contro ogni evidenza storica e contro la giurisprudenza della Corte costituzionale”.

Ancora: “La riforma riduce in misura sproporzionata e irragionevole la rappresentanza di interi territori” e “aggraverebbe i problemi del bicameralismo perfetto, anche se è spesso presentata dai suoi sostenitori come un intervento volto a raggiungere gli stessi obiettivi di precedenti progetti di riforma, diretti a rendere più efficiente l’istituzione parlamentare”.

Infine, la riforma “appare ispirata da una logica punitiva nei confronti dei parlamentari, confondendo la qualità dei rappresentanti con il ruolo stesso dell’istituzione rappresentativa”. 24 agosto 2020

Fonte Link: repubblica.it

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