Recensioni : “La strana unità” La menzogna risorgimentale

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La menzogna risorgimentale

Una recensione dello storico Paolo Mathlouthi sull’ultimo volume di Gilberto Oneto

 

(ininsubria.it) Uno spettro dispettoso si aggira per l’italico stivale: il suo nome è Risorgimento. Nessuno sa chi o che cosa sia con esattezza questo illustre sconosciuto, eppure per le strade e le piazze delle nostre città targhe commemorative, altari e cippi rammentano ad ogni angolo, a passanti distratti, luoghi e vicende troppo lontani nel tempo perché possano essere ricordati: Solferino, San Martino, la breccia di Porta Pia, lo sbarco dei Mille per i più non sono altro che nomi, rimasti sepolti tra le pagine dei libri, flebili echi di studi mal digeriti e presto dimenticati.
Il severo profilo del Re galantuomo e le agiografiche pose dell’eroe dei due mondi hanno ormai la scultorea fissità delle statue di marmo, e fanno capolino qua e là lungo i viali dei parchi o negli atri degli edifici pubblici. Chi può vantare un’età compresa tra i trenta e i quarant’anni ha poi fatto in tempo a subire la sottile tortura della lettura obbligata di “Cuore”, il celebre romanzo di Edmondo De Amicis, vero e proprio incubo della nostra infanzia, che eserciti agguerritissimi di maestre hanno ammannito implacabilmente ad intere generazioni di scolari.

Per costoro il Risorgimento ha i tratti della piccola vedetta lombarda, il bambino che, secondo l’arcinota storiella, salvò, naturalmente a costo della propria vita, un reparto di bersaglieri dall’imboscata dei Kaiserjager austriaci, senza sapere che, molto probabilmente, i tanto temuti Cacciatori di Sua Maestà Imperiale parlavano il suo stesso dialetto, visto che tra il 1861 ed il 1918 migliaia di Lombardi e Veneti si arruolarono come volontari sotto le insegne dell’aquila bicipite. Lungi dall’essersi compiuta, come vorrebbe la retorica patriottarda, tra sventolio di tricolori e manifestazioni di giubilo per i “liberatori” Piemontesi, l’unificazione forzata della penisola italiana fu il risultato di un tacito accordo tra gli esponenti della casta militare sabauda, desiderosa di estendere gli angusti confini del Regno di Sardegna a scapito degli Stati preunitari e la borghesia imprenditoriale lombarda, ansiosa di ampliare i propri mercati.

Se il Risorgimento suscitò delle reazioni, esse furono di aperta opposizione, come testimonia la sanguinosa epopea del brigantaggio meridionale, evento troppo grande per essere taciuto e tale da assumere i contorni di una vera e propria guerre civile. E questa è solo una delle tante anomalie debitamente occultate dalla storiografia ufficiale.
Qualcuno ha scritto che la Storia è una questione di punti di vista e il fatto che, a soli centocinquanta anni dalla proclamazione del Regno d’Italia, il mito risorgimentale abbia perso mordente e il modello di Stato da esso prodotto si riveli ormai inadeguato alle crescenti richieste di autonomia espresse da settori sempre più ampi della società civile, ha indotto Gilberto Oneto, enfant terrible dell’autonomismo radicale che in questi giorni ha dato alle stampe la sua ultima fatica, “La strana Unità”, a ripercorrere con intento critico le diverse fasi del Risorgimento, svelandone i retroscena e gli episodi meno noti e ingloriosi, quelli che il pensiero dominante nasconde come la polvere sotto il tappeto rosso dell’ufficialità.

Gilberto Oneto, La strana Unità. Risorgimento: buono, inutile o dannoso?, Il Cerchio, Rimini, 2010; pag. 297 € 21,00.

Paolo Mathlouthi

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