IL PESCE? MOLTO MEGLIO IL COCOMERO

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IL PESCE? MOLTO MEGLIO IL COCOMERO
Il mare è un mondo che non ci appartiene. Violentare i suoi abitanti è un atto di guerra

Franco Libero Manco

            Il pesce, oltre ad essere la sostanza con più velocità di putrefazione (crostacei e molluschi sono ancora peggio e il valore nutrizionale diminuisce con la velocità di decomposizione), contiene gli stessi inquinanti della carne. In genere chi consuma pesce riduce il consumo di carne e il vantaggio che ne deriva non viene dal pesce ma dall’esclusione o dalla limitazione della carne, cioè di gran parte degli inquinanti comunemente ingeriti. In sostanza, in una dieta vegetariana o vegana i benefici che ne derivano non sono tanto dai vegetali consumati quanto dall’esclusione di ciò che danneggia la salute, cioè dei prodotti di derivazione animale. E’ come dire che se respiri aria pulita e riduci il consumo di sigarette migliora la tua salute.

            Il pesce per essere consumato va necessariamente cotto e con la cottura si riduce o si perde del tutto l’omega 3, si perdono le vitamine termolabili, le proteine si alterano, i grassi polinsaturi diventano saturi, i minerali diventano inorganici. Qualunque sostanza nutrizionale presente nel pesce è presente nel mondo vegetale, senza gli effetti negativi del pesce a causa della probabile presenza di mercurio, cadmio, metalli pesanti, scarichi industriali ecc. Inoltre è da considerare che almeno la metà del pesce consumato viene da allevamenti intensivi e che, come per gli animali terricoli, possono contenere residui di farmaci utilizzati per scongiurare epidemie; che i liquami prodotti inquinano enormemente i mari; che per ogni kg di mangime vengono sacrificati 10 kg di pescato il che vuol dire che chi mangia un pesce ne sta uccidendo altri dieci, e l’uccidere una sardina non è meno grave dell’uccidere un delfino, dal momento che la vita  il dolore non è meno importante o grave a seconda della forma fisica o della specie di appartenenza.

            I soli pesci che contengono modeste quantità di omega 3 sono: sardine, tonno, aringhe e salmone, ma solo se sono pescati a mare aperto e se si sono nutriti di alghe, da dove traggono l’omega 3. Il mondo vegetale è molto più ricco di omega, senza gli effetti collaterali: semi di lino, noci, germe di grano, latte di soia, olio ex. verg. d’oliva, mandorle ecc. Se il pesce fosse necessario alla nostra salute coloro che non ne fanno uso dovrebbero accusare carenze di tali grassi polinsaturi invece godono di una salute migliore rispetto a coloro che ne fanno uso.

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            Il Dr Welch e la sua equipe hanno analizzato dapprima 14.422 uomini e donne dai 39 ai 78 anni all’interno dello studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) e successivamente hanno selezionato 4.902 soggetti nei quali erano stati misurati i livelli plasmatici dei PUFAs (polyunsantured fatty acids: acidi polinsaturi, cioè omega-3 e omega-6). Lo studio ha mostrato come, a fronte di una minore introduzione di omega-3 attraverso la dieta tipica dei vegetariani/veganise paragonata a chi consuma pesce in quantità (con una percentuale che va dal 57% all’80 % di differenza), i livelli di EPA e DHA sono risultati essere pressoché uguali nei due gruppi di campioni studiatiCi sarebbe dunque – spiegano i ricercatori – una “efficienza di conversione” in acidi grassi omega-3 a lunga catena significativamente maggiore nei vegetariani/vegani rispetto a coloro che consumano pesce. L’EPIC rappresenta il più vasto studio di popolazione condotto sui livelli di ALA e sulla conversione in EPA e DHA e, se questi risultati saranno supportati da ulteriori studi, cambieranno le raccomandazioni per la Salute pubblicaA cura della dr.ssa Luciana Baroni presidente di SSNV: Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana www.scienzavegetariana.it

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