MI DISPIACE CHE SI UCCIDANO GLI ANIMALI MA LA CARNE E’ NECESSARIA

Carni sullo scaffale

MI DISPIACE CHE SI UCCIDANO GLI ANIMALI 

MA LA CARNE E’ NECESSARIA
Nessuno ti costringe ad essere crudele

Franco Libero Manco

Un simile concetto può essere giustificato solo nella necessità di dover scegliere tra due mali quello minore, ma nella decisione di mangiare o no carne dov’è il male minore? Quello della rinuncia ad un piacere? E come può essere giustificata un’ingiustizia con un piacere?

La natura non ti costringe ad essere ingiusto, a reprimere il sentimento di compassione e di pietà verso la vittima, se non in casi di estrema necessità di sopravvivenza, diversamente è solo una patetica, ipocrita scappatoia per giustificare la tua volontà a non rinunciare a ciò che ti piace. Dici che ti dispiace della sorte dell’animale, che sei convinto che uccidere sia un fatto ripugnante, che è un’azione riprovevole, però accetti che  si compia questa ingiustizia, mentre certamente non avresti il coraggio di farlo con le tue mani. Sei consapevole che l’animale soffre ma anteponi il tuo piacere alla vita e al dolore dell’animale.

Il genocidio animale dimenticato per una alimentazione irresponsabile senza pietà

 Macelleria Carcasse 

Il quotidiano genocidio animale per saziare l’avidità di cibo di derivazione animale, dimenticato dalla politica, dalla scuola, dalla sanità, financo dalle religioni nonostante il testo della Genesi e quanto dice Gesù

Una riflessione perché gli uomini e le donne si rendano consapevoli e coscienti del dolore inferto agli animali per la loro voracità di carni e prodotti di derivazione animale quotidianamente non occasionalmente; una alimentazione che produce tremende sofferenze agli animali e agli uomini. Si concepiscono vite contro natura in cui gli animali sono rinchiusi in allevamenti lager fin dalla nascita per l’industria alimentare. Una filiera e un sistema, sostenuti anche con ingenti risorse pubbliche, che distrugge l’ambiente e produce la fame nel mondo e danni alla salute degli stessi esseri umani. I cereali anziché agli uomini divengono mangimi per gli animali (anche per gli erbivori e si è arrivati alla mucca pazza) per fare solo più profitti. Gli animali sono esseri sensibili che provano affetti, dolore come tutti gli umani.
“Anche i buoi gemono sotto il peso del giogo
e si lamentano gli uccelli dentro alla gabbia”

SONO CRISTIANO, PER CUI MANGIO LA CARNE

Franco Libero Manco

Questa è la motivazione di alcuni cristiani che cercano di giustificare le loro abitudini alimentari carnivore, convinti che Gesù usasse mangiare carne, non esclusa carne di agnello, anche se in nessuna circostanza sia nei Vangeli canonici sia in quelli apocrifi risulta che Gesù abbia mai consumato della carne. E se si esclude l’episodio riportato in Luca 24,41, discepolo di Paolo convertitosi 3 anni dopo la morte di Gesù (quindi non poteva essere presente all’evento) in cui Gesù per dimostrare ai discepoli il suo essere resuscitato dice: “Avete qualche cosa da mangiare? Gli offrirono una porzione di pesce arrosto: egli lo prese e lo mangiò davanti a loro”, escluso questo si può dire che non solo Gesù non mangiò mai carne ma palesemente neppure pesce. Ma spesso si estrapola dai Vangeli solo ciò che serve a giustificare le proprie convinzioni tralasciano i principali insegnamenti di Gesù quali: “misericordia io voglio non sacrificio, beati i miti, i puri di cuore… 

Ora è difficile conciliare misericordia, mitezza, purezza con il brutale assassinio di un animale per deliziarsi il palato. Nella maggior parte dei casi chi usa mangiare carne ha anche il coraggio di uccidere l’animale, e attribuire questa insensibilità a Gesù è alquanto azzardato e denigratorio: avrebbe dimostrato meno sensibilità di molti mistici, santi e filosofi o di chiunque di noi che sente rispetto e compassione anche per gli animali. 

BIBBIA, RELIGIONE E SENSO CRITICO

Franco Libero Manco

Il cristiano fa riferimento a quanto riportato nella Bibbia (da cui troppo spesso prende solo ciò che può giustificare il suo comportamento nei confronti del mondo animale), un testo attribuito a Mosè vissuto circa 1300 anni prima di Cristo, mentre alcuni storici affermano che probabilmente fu redatta tra il 9° e il 2° sec. a. C. e sarebbe come se oggi si volesse riportare il pensiero orale e gli avvenimenti accaduti nel Rinascimento.

Un testo considerato sacro, anche se è stato la causa di guerre e crimini di ogni genere. Un testo che mentre invita alla misericordia autorizza la schiavitù, il predominio ed il massacro sistematico di uomini ed animali. Non un dio d’amore e di giustizia, non un dio universale, ma palesemente di parte a cui sta a cuore solo la sorte di un popolo che considera destinato a dominare sugli altri. In questo contesto la Bibbia è stato ed è anche la causa di ogni rottura di relazione morale tra l’uomo e l’animale.

Contrariamente alla ricca tradizione di pensiero manifestata da molti santi  e dai padri della chiesa in relazione agli animali, si sviluppa nel cristianesimo una visione dell’uomo come dominatore incontrollato dell’universo, che legittima lo sfruttamento incondizionato degli animali e dell’ambiente naturale, ignorando quella affinità fra gli esseri umani e gli animali trasmessa anche dalla cultura filosofica greca alla cultura giuridica romana, nel rifiuto dei sacrifici di animali e nella individuazione di un diritto (ius naturale) comune a uomini e ad animali.

Gesù era vegetariano?

QUINTO: NON UCCIDERE. LE PAROLE DEL CRISTO

“Maledetto colui che con l’astuzia ferisce e distrugge le creature di Dio! Sì, maledetti i cacciatori, perché saranno cacciati, e per mano di uomini indegni riceveranno la stessa misericordia che hanno mostrato alle loro prede innocenti, la stessa!”

Gesù di Nazareth (dalle pergamene del Mar Morto)

Il Quinto Comandamento, “Non Uccidere”, è essenziale nel discorso da noi intrapreso.

Pur essendo un comandamento semplice e diretto, raramente viene preso alla lettera. L’ebraico letterale dell’Esodo 20.13, che lo presenta, dice “lo tirtzach”. Secondo Reuben Alcalay, il termine tirtzachsi riferisce a “qualsiasi genere di uccisione”. La traduzione esatta, quindi, ci chiede di astenerci in toto dall’uccidere. E’ indubbio che un animale sia un essere vivente: nasce, cresce, si mantiene, si riproduce, invecchia e infine muore. Ciò che ha vita può essere ucciso, e uccidere vuol dire trasgredire un comandamento sacro quanto gli altri: “Perché Colui che ha detto “non commettere adulterio” ha detto anche “non uccidere”. Ora se tu non commetti adulterio, e tuttavia uccidi, diventi un trasgressore della legge” (Giacomo 2. 10, 11.)