I 39 anni della piccola Ursula

Foto Luigi Boschi: Ursula Boschi - ottobre 2013 foto Luigi Boschi: Ursula Boschi -1980

A mia figlia Ursula che ieri 19 giugno ha compiuto 39 anni ed è entrata nel 40 esimo.
Quando era piccina e in estate camminava con me la sera tra i campi o sul bagnasciuga al mare, mi chiedeva spesso:
“Papà quando diventerò grande come la Jessica” (la sorella maggiore).
Ed io: “La diventerai anche tu col tempo, grande e alta come lei e forse anche di più, vedrai.”
Ma non era soddisfatta della mia risposta. Lo mostrava col suo dolce broncio e un… uffa!!
Avrebbe voluto esserla subito grande come la sorella senza aspettare i pochi anni che da lei la separavano.
Ora cara piccola Ursula sei grande come Jessica, entrambe madri di splendidi angeli biondi con gli occhi azzurri che custodiscono la vostra vita, come voi la mia. E presto entrambe darete alla luce due nuove vite. Altri angeli venuti sulla terra generati dalla vostra vita che vi abbracciano, da voi creati, con la loro tenerezza e amore infiniti per sempre. Siete tutte femmine…

Menzogna e Verità

Menzogna e Verità

L’ipocrisia li abbraccia fin da piccoli… iniziano per gioco… e Il gioco poi diventa realtà.
Vivono nella falsità quotidiana artatamente costruita per propri comodi… timorosi della verità a cui mai si sono educati. E non pensano di convertirsi,
la loro vita sarebbe uno sfracello di macerie. Già è difficile, ma nella ipocrisia diventa invivibile.
Usano la menzogna per default.
Una pandemia contagiosa  da cui non c’è scampo… e imbrattano la vita degli altri succubi inconsapevoli per malasorte.
Verità e giusto non li sfiora. Il loro egocentrismo è sempre al massimo squallido splendore.
Non sono sufficienti cure di bellezza, plastiche facciali, parrucchieri e visagisti, per costruire l’animo della verità in faccia.
Rimane sempre a vita l’imprintig della loro invasiva menzogna d’animo.  (15/07/2017)

Luigi Boschi  

Viaggio

Foto Luigi Boschi: viaggio tra cielo, nubi e nebbia

Treno regionale veloce Bologna Bolzano. Una scritta sul tracciato: “Dio ti cerca, lasciati trovare”. Non glielo ho mai impedito.
Mi ero seduto a lato corridoio di fronte a una ragazza dai capelli rosso carota, lentiggini in viso,
bellissima bocca e lunghe gambe, che cercava di gestire, in un corto vestito maglione di lana, sopra una calzamaglia nera,
con accavallamenti seducenti, ma imprigionata tra i sedili. Leggeva la “Nausea” di Sartre.

Domenica 13 dicembre 2015 Santa Lucia

Domenica 13 dicembre 2015 Santa Lucia

C’era una volta Santa Lucia, era la notte della speranza di qualcosa che la mattina ti sarebbe stato portato in dono, come da richiesta nella tua letterina, lasciata sul tavolo insieme a un po’ di crusca per il suo asinello carico di regali.
Poi finisce il sogno e si presenta la realtà.
Eppure, dentro di me vive  ancora, quei ricordi della sera di Santa Lucia, la notte più lunga dell’anno, una tradizione che risale al medioevo XIII secolo, quei ricordi di quella fantasia sono rimasti per sempre perché qualsiasi cosa fosse era una gioia.
E abbracciavi i tuoi genitori perché avevano parlato bene di te a Santa Lucia che ti aveva portato una specie di premio.
Era una lettera a colori e con i lustrini di Natale accuratamente scritta con il cuore di bimbo, preparata molti giorni prima dell’arrivo e chiusa in una busta indirizzata a Santa Lucia.
Andavi a dormire cercando di capire a che ora sarebbe arrivata, l’avresti voluta conoscere. Ma non doveva trovarti sveglio altrimenti non si sarebbe fermata.
Cedevi al sonno incoraggiato dai genitori, e te ne andavi a dormire nella stanza fredda, sotto le coperte con le lenzuola riscaldate dalle brace nella cenere. Lo chiamavano, in campagna, “fuoco a letto”. La mattina mio padre aspettava prima di andare al lavoro che mia madre mi vestisse e mi portasse con lei giù dalle scale. Mio padre rideva e mia madre lo seguiva nelle battute che irraggiavano quella stanza… poi arrivavano i nonni e gli zii per vedere cosa mai mi avesse portato Santa Lucia. La felicità di mio padre irraggiava tutti, era così difficile in casa vederlo allegro. Ma nessuno si chiedeva perché? 
Non c’era ancora il riscaldamento con i termosifoni a casa mia arrivati alla fine degli anni 60, ma c’era il camino  e le stufe a legna in terra cotta nel tinello adiacente la cucina.

PIOVE

Pensavo di aver dormito una notte intera e invece eran solo poche ore.
Fuori è buio pesto, piove, piove a dirotto, con tuoni e lampi che squarciano il cielo… la luce entra all’improvviso dalle piccole finestre senza scuri come un grido.
George Eliot come lettura. Un libro trovato per caso.

Di notte, si vaga col pensiero tra il futuro e il passato… cosa fare della quotidianità della vita che rimane Mr Woods… Non so. Poco forse, dipende che vorrà il destino che io compia… cosa mai ancora mi riserverà. La vita è piena di sorprendenti incontri… improvvisi.
Dal 13 agosto ho con me qualcosa di nuovo con cui convivere.

Ricordo i pensieri di fanciullo, di ragazzo… mi rivedo bimbo di campagna… una vita alla spalle, inconsapevole quasi… e le mie bimbe piccole così dolci, affettuose, buffe… discrete, non piangevano mai… amavano la vita allora come ora da splendide adulte. Uno squartamento, una vivisezione la separazione da loro.
Isolato in questa baita in cima alla montagna sulla Valvona dove la strada finisce, di fronte al Molinatico, come Terzani di fronte all’Himalaya… ah, ah, ah…

Qualcosa presto, molto presto accadrà. Un nuovo ciclo della mia vita si aprirà.
Resto qui in attesa che la sorte decida il mio nuovo percorso. Dopo le migrazioni, le lotte di dignità, per valori calpestati… ; battaglie per l’affermazione del nuovo sull’obsoleto.Per l’alimentazione vegana. Per ripristinare culture vilipese. Per il costituente oppresso dalle carogne feroci del costituito. Tutti servi e ripiegati alle regole di un finto mercato… una bisca per gonzi… gestita dai politici del consociativismo che si spartiscono clientele, affari e privilegi mentre si riproducono vite di scarto.
E sarà un altro ciclo, chissà di che genere, ma pieno, intenso, prima di evaporare.

Gaggia e Rosmarino


Alla ricerca di un nuovo linguaggio e una serenità perduta

Il giorno di Pasquetta, nel primo pomeriggio, il sole dolce e una lieve brezza mi accompagnavano sul Lungo Parma e poi in via Varese sull’altra sponda del fiume tra ippocastani e gaggie fioriti… il profumo dei tigli. Camminavo isolato e assorto… preso da quella prorompente natura, dai colori carichi di luce, che si rivelava. Aspettavo la chiamata di una voce amata… riflettevo sul profondo desiderio di un sogno atteso nel mio lavoro. La ricerca di una serenità perduta. Considerazioni sul quotidiano mio disfarsi… l’immersione in un divenire ignoto… ipotesi, proiezioni… il vuoto… dare spazio alla curiosità della scoperta, ritrovare la cultura del viaggio… andare dove? Senza meta nei luoghi semplici, della natura… delle arti… gustarsi i profumi di nuovi ambienti… nei Paesi dove puoi partecipare a progetti e sentirti ancora utile. Voglia di viaggiare nel mare del nord tra i fiordi nelle notti bianche e gli intensi colori riflessi nel cristallo.

Sogni, immaginario, passato… sempre più presente. Pensavo, basterebbe poco… Meditavo sulla mia voglia di cambiamento, sulla mia scrittura… il tempo dedicato alla comunicazione del pensiero libero, idealista, dei valori sociali. Il pensiero libero è cultura individuale prima ancora che editoriale. Non manca la libertà, ma le condizioni per il suo divenire. Il pensiero di fazione è dominante: lo si è voluto! Solo quello è remunerato.
Viviamo sempre più in una deresponsabilizzazione incosciente delle persone sul processo e sullo scopo finale… hanno abdicato se stessi al risultato economico da usare nel dopolavoro, una cultura demenziale… una società di ammalati cronici e psicofarco dipendenti.
 

“CRISTI POLVERIZZATI” A PASQUA

"… non facciamo confusioni tra il niente e il vuoto, il niente non può essere neppure riempito. Luigi Di Ruscio

Sono a casa un po’ costipato. Che ne so perché? Il sabato mattina mi alzo e sento subito un fastidio alla gola dopo aver innaffiato l’insalata che ho piantato nella vaschetta alla finestra. Sì l’insalata al posto dei fiori. Una volta anche le case di città avevano i loro orti. Così come nella germogliera faccio crescere i germogli di atsuki verdi. Qualcosa di fresco, di appena colto e non conservato da mettere in tavola.
Non esco, rimango in casa. Qualcosa di caldo. La mia solita acqua e limone a digiuno del mattino. Ma qualcosa non va!
Mi metto al computer e poi faccio colazione con frutta. Peggiora la gola… capisco subito che sarà una bella Pasqua e Pasquetta. Anche ai vegani capita!!! Non sono immuni.

QUALCOSA DI CALDO

In tarda mattinata camminavo per la città. Ero diretto in un negozio. Mi ferma un ragazzo di colore che non avevo mai visto prima. Non era uno di quelli che lo fa per mestiere… che ritrovi qua e là. Mi chiede:
-Ho freddo, mi dai qualche soldo che mi prendo qualcosa di caldo?
Rispondo camminando
-"Non ho niente con me!"
E continuavo con il mio passo spedito… ma per strada ripensavo perché hai risposto così?
Al ritorno dal negozio lo rivedevo all’incrocio del semaforo intento ad attraversare. Gli metto la mano sulle spalle e gli dico:
-Ehi, andiamo a prenderci qualcosa di caldo. Hai ragione fa molto freddo"

Io mi chiedo se sia giusto che vi siano persone costrette a chiedere qualcosa di caldo. Cosa non va della nostra società?
Io non mi domando sulla ricchezza dei ricchi, non mi interessa… Ho altri obiettivi… possibile ridurre la vita solo a un successo economico? L’unico parametro di valutazione sociale? C’è chi ha abilità e chi no! Poi ci saranno anche quelli che si arricchiscono in modo ingiusto, ma l’ingiustizia si esercita e avviene in molti altri campi!! Considero la ricchezza quasi un segno dei predestinati. Devono sapere cosa farne. Hanno delle responsabilità, dei doveri da assolvere… un ruolo importante nella società. Altrimenti a che serve? Cosa contraria sono delle nullità insignificanti… capaci di disastri!

LA BARBA DI FERRAGOSTO

Ferragosto… risveglio all’alba… mi mangio una mela e torno a dormire. Perché mi sveglio se ancora sono stanco? Testa e corpo sfasati! Eh sì! E così poi ci svegliamo in tarda mattinata. Controllo il blog e le mail…La barba cresce da un paio di settimane… in questa afa… svogliato. Ti guardi allo specchio. Che faccia! Davanti a quello specchio che non sai più chi riflette. Quasi non ti riconosci. Ma chi è quello lì? Sei tu? No! Io sono un altro. Quello è un falso… la barba maschera
Ma sì rasiamoci… Ma non cambia, sempre un falso si rispecchia. Mi dà quasi fastidio quella faccia che vedo nello specchio.
Anche quest’anno quindici di agosto… Un giorno in cui ho sempre fatto cose un po’ particolari. E lì davanti a quello specchio mentre inizio a insaponarmi, cerco di immaginare cosa fare. Quest’anno l’avevo presa lunga. Infatti nella settimana di Ferragosto ho deciso di attenermi totalmente alla alimentazione crudista. Scelta che da tempo stavo meditando e parzialmente praticando dopo quella ormai storica vegana nel 2003. Il caldo di stagione aiuta. Frutta, verdura, germogli, olio extravergine e acqua lontano dai pasti. Unica concessione pane azzimo croccante.
Il cibo cotto deve essere calibrato e certamente non è essenziale. La cottura rompe l’equilibrio naturale… e propone una diversa lettura.

PER RIDARE SENSO AL TESTO

CRONACA DI UNA INTERVISTA… POSSIBILE

Ma, non lo so. Mi arriva una mail dalla redazione di "parma.repubblica.it" chiedendomi di mettermi in contatto con loro perché vorrebbero farmi una intervista.
Conosco Antonio Mascolo, il direttore, da tempo: per la verità lo vedevo più spesso quando lavorava a Modena che ora a Parma. Capita! Forse vorrà parlarmi… Sta facendo un ottimo lavoro con la sua testata on line in città.
Chiamo. Mi presento. E una segretaria anonima mi dice di mettermi in contatto con una loro collaboratrice, Francesca Esposito, di cui ricavo l’e-mail, per un incontro a seguito della pubblicazione del mio libro di poesie d’occasione "VERSI RIFLESSI".
Beh, caro Antonio, visti gli anni e i tempi da cui ci conosciamo, mi aspettavo almeno un incontro con te o almeno una tua chiamata. E’ così però che va il mondo… questo è lo stile, a cui però io non mi adeguo.
Dallo scambio di e-mail con Francesca ci accordiamo per giovedì alle 11.
Per me può arrivare l’ultimo stagista del giornale che è accolto ancor meglio del direttore. Questo statene certi… e con maggiori attenzioni, sono fatto così. I giovani poi vanno sempre incoraggiati. Devono sapere che non c’è solo il mondo cinico… e che i loro progetti di vita possono trovare spazi.
Arriva una carinissima e cordiale ragazza con gli occhi azzurri senza accento parmigiano che nel parlare mi racconta che frequenta l’Università di Parma: comunicazione e sta facendo uno stage da Repubblica.
-Mi aspettavo di trovare il solito parmigiano e invece…
-E invece?
-Ehh, molto bello qui…
Ci sediamo e le offro un succo di ananas.

EFFETTO MAGILLA

Quando il niente produce un danno.

Terminato l’aggiornamento Ansa sul socialblog, stavo per andare ad ascoltare l’incontro annuale sullo stato dell’economia parmense. Prima di uscire ricevo una telefonata da una amica che voleva avere il mio libro di poesie Versi Riflessi appena pubblicato.

-Lo puoi ordinare on line oppure, qui a Parma, lo trovi alla libreria di via Nazario Sauro… alla “Bottega del libro”
-Prendiamo un caffè insieme?
-Sto andando alla Camera di Commercio…
-Un caffè al volo…
-Lino’s?
-Muhh… Sì, oppure facciamo al 17 quel bar all’angolo con Borgo Giacomo… fra 15 minuti?
-Arrivo.