“Chelys mons” di Giuliano Serioli

Recensione di Francesca Avanzini al libro di Giuliano Serioli “Chelys Mons”

"Chelys mons" di Giuliano Serioli

“Chelys Mons” potrebbe tranquillamente, tra le altre cose, essere adottato nelle scuole per motivare gli studenti all’apprendimento della storia, locale e non. Pur non essendo un libro specificatamente per ragazzi, si porta dietro il sapore di quei pomeriggi giovanili passati sul divano sbocconcellando pane, a leggere senza riuscire a interrompersi “Robin Hood”, “I pirati della Malesia”o “I tre moschettieri”. Anche nella narrazione dello scrittore parmigiano Giuliano Serioli, stesso gusto dell’avventura, imboscate, cavalli che procedono nelle faggete calpestando il terreno gelato, cotte di maglia metallica, nodosi archi di legno, comandanti coraggiosi, feudatari e mercanti. E un ritmo serrato che sospinge senza fatica per le oltre quattrocento pagine di cui è costituito il racconto.

Donne che raccontano storie da ridere

Francesca Avanzini

Leggere le due giovani autrici Mari Accardi e Irene Russo, rispettivamente la raccolta “Ma tu divertiti” e il racconto lungo “Via Roma non esiste”, contenuto in “Almanacco 2018” della Quodlibet, mi ha riportato a una conversazione di circa venticinque anni fa con Laura Lepetit e Rosaria Guacci della Tartaruga. Loro sostenevano che i tempi erano maturi in Italia per l’ironia femminile, io che c’era ancora troppo dramma e dolore nella vita delle donne. Avevamo ragione tutte e due, loro che, col fiuto da segugio dei bravi editori, avevano stanato in anticipo la tendenza, io che ancora oggi purtroppo sono suffragata da fatti come l’ondata inarginabile e crescente dei femminicidi.

Nel frattempo però è cresciuta una schiera di umoriste, da Rossana Campo a Paola Mastrocola, a, per dire, Luciana Littizzetto e Lella Costa- che raccontano le loro storie nei libri, oltre che sui palcoscenici- di cui le nostre due autrici sono l’estrema propaggine.  

EARTH PRESENTA IL LIBRO “NELLA SELVA OSCURA RACCONTI NATURALISTICI VISSUTI SUL CAMPO”

"Nella Selva oscura racconti naturalistici vissuti sul campo" di Aldo Martina

RACCONTI NATURALISTICI VISSUTI SUL CAMPO

Il prossimo giovedì 8 Novembre alle ore 18.00 l’associazione EARTH, associazione nazionale di protezione ambientale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente, presenta presso la propria sede romana, in via Avidio Cassio, 9, il libro “Nella Selva Oscura” del naturalista Aldo Martina.

“Martina svolge il lavoro che tutti gli amanti della natura sognano di fare, ma  che pochi hanno il coraggio di perseguire”, spiega Valentina Coppola, presidente di EARTH. Immerso  nella natura tra  I lupi della Majella, i cervi delle Dolomiti, le tartarughe marine di Linosa, i cinghiali della Tuscia e gli storni di Roma, Aldo Martina dopo decenni di attività “sul campo” racconta la sua esperienza di faunista nel libro ‘Nella selva oscura. Racconti naturalistici vissuti sul campo’

All’evento saranno presenti Alessandra Di Lucca, giurista esperta in fauna selvatica che illustrerà per ogni specie descritta nel libro la normativa di tutela ed i pericoli. La moderazione è affidata ad Edgar Meyer, giornalista ambientale, presidente dell’associazione “Gaia animali e Ambiente” e portavoce dell’assessorato ambiente di Roma Capitale.

Giuseppe Berto: a 40 anni dalla morte è forse finalmente giunto il suo tempo?

Giuseppe Berto

Enrico Votio del Refettiero

Ricorrono in questi giorni i 40 anni dalla morte di una delle figure più affascinanti e controverse della letteratura italiana del secondo dopoguerra, Giuseppe Berto: amato dai lettori, molto meno dalla critica, soprattutto quella militante e dai “colleghi”, molti dei quali ne invidiavano il successo e la bravura. Berto moriva infatti il 1 Novembre 1978, nel giorno che la Chiesa dedica ai Santi e alla vigilia della celebrazione dei Defunti, una data significativa per uno scrittore che si congedava dalla vita con una delle sue opere più alte “La gloria”, una sorta di Vangelo secondo Giuda Iscariota, e che nel corso della sua attività aveva affrontato a più riprese la tematica religiosa da “Le opere di Dio” (1948) a “L’uomo e la sua morte” (1964) a “La passione secondo noi stessi” (1972). Tutte opere in varia forma dedicate al tema universale dell’uomo di fronte al proprio destino, alla propria libertà di scegliere e al proprio ruolo nel mondo.

Personalità complessa e tormentata quella di Berto, che arrivava al vero e indiscutibile successo nel 1964 con il suo romanzo più importante, una sorta di autobiografia psicologica significativamente intitolata “Il male oscuro”, con il quale vinceva nello stesso anno sia il Premio Viareggio che il Premio Campiello. Un’opera capitale per la storia della letteratura italiana del Novecento, nella quale prosegue l’originale cammino dell’indagine interiore sulla scia dell’Italo Svevo della “Coscienza di Zeno” e ancora di più del Carlo Emilio Gadda della “Cognizione del dolore”, per approdare allo stile originalissimo del “flusso di coscienza” grazie al quale il rapido rincorrersi dei pensieri viene fissato sulla carta con una chiarezza e un virtuosismi della scrittura degni della migliore letteratura psicanalitica.

PANIKKAR di Maciej Bielawski Campo dei Fiori – Fazi Editore

PANIKKAR di Maciej Bielawski  Campo dei Fiori - Fazi Editore

La vita e le opere

A cento anni dalla nascita, la personalità eccezionale e il sapere eclettico di Raimon Panikkar sono sempre più oggetto di interesse e ricerca da parte degli studiosi di tutto il mondo, contribuendo a consolidare la “leggenda Panikkar”.
Da questa accurata biografia, che intreccia la vita alle opere e segue le orme dell’originale percorso erratico del filosofo di Tavertet, affiora il profilo di uno dei principali innovatori della tradizione teologica e filosofica occidentale, di un uomo che ha dialogato con i più grandi pensatori del Novecento e che, a ragione, può essere annoverato tra loro.
Nato a Barcellona da madre catalana e padre hindu, Raimon Panikkar (1918-2010) è stato teologo e filosofo; docente universitario, sacerdote cristiano e scrittore prolifico; erudito eccelso e viaggiatore instancabile. Mosso dalla vocazione per il confronto aperto e l’arricchimento reciproco, questo «artista del dialogo» ha saputo abitare l’irriducibile molteplicità e diversità delle religioni e delle culture e ha incarnato la più alta sintesi tra Oriente e Occidente. Ripercorrere gli spostamenti di Panikkar tra Spagna, Italia, India, Stati Uniti e Catalogna equivale a conoscere le tappe fondamentali della sua esistenza per penetrare lo spirito che ha animato e plasmato il suo pensiero, dalla visione cosmoteandrica (che afferma l’inscindibile struttura trinitaria della realtà in Dio-uomo-mondo) fino alle riflessioni sulla mitologia, la secolarità sacra e il buddhismo.

PALERMO CONNECTION di Petra Reski Fazi Editore

Palermo connetion di Petra Reski

traduzione di Ivana La Rosa

Palermo, oggi. La procuratrice antimafia Serena Vitale, italo-tedesca di bell’aspetto, appassionata e battagliera, conosce bene i rischi che corre quando decide di trascinare in tribunale per collusione mafiosa un politico di chiara fama. Il modello di riferimento di Serena, un famoso giudice antimafia, è stato ucciso. E lei ricorda bene la sua infanzia di figlia di un italiano emigrato in Germania, nel bacino della Ruhr, per sfuggire ai tentacoli della cosca siciliana. È decisa a combattere fino in fondo questa battaglia, costi quel che costi. Dall’interrogatorio di un riottoso testimone risulta chiaro che la rete di interessi criminosi è molto più estesa del previsto e che Serena stessa si trova in grave pericolo. Nel frattempo, un giornalista tedesco volato a Palermo alla ricerca di uno scoop per il suo giornale si lascia catturare in un gioco pericoloso di cui non comprende le regole.
E il coraggioso poliziotto che Serena ha sempre considerato suo alleato sembra trasformarsi di colpo in una minaccia…
Palermo Connection inaugura una nuova serie di gialli politico-giudiziari ambientati a Palermo che raccontano la trattativa Stato-mafia per la prima volta in forma di romanzo.

«La procuratrice palermitana con il vizio delle domande a bruciapelo e l’aspetto da santa indaga in un mondo che la sua creatrice esplora meticolosamente: una fitta rete di politici, imprenditori e mafiosi che approfittano gli uni degli altri».
«Frankfurter Allgemeine Zeitung»

«Con Serena Vitale la Sicilia ha una nuova, coraggiosa investigatrice che dichiara guerra alla mafia… Avvincente fino all’ultima pagina».
Donna Leon

Carlo Levi: Paura della Libertà

Paura della libertà di Carlo Levi

Francesca Avanzini 

Non è di facile lettura o collocazione “Paura della libertà” di Carlo Levi. Di taglio antropologico, il saggio è necessariamente politico per le conclusioni a cui giunge.

Fu scritto tra il 1939 e il 1940 sulla spiaggia atlantica di La Baule, dalla quale l’autore assisteva agli inizi della guerra, sbocco inevitabile di “quella crisi che aduggiava la vita d’Europa da decenni” e del contrasto tra il leviatano nazista e altri assetti di governo.

Più che analizzare le cause della crisi, Levi intende trovare il minimo comune denominatore di tutte, e lo rinviene “nell’animo stesso dell’uomo”. Quello che scrive è un “poema filosofico”, appassionato e profetico, ricco di spunti ancora attuali.

È il terrore dell’indifferenziato, della massa informe, del caos, dell’oscuro prenatale, del sacro, in una parola, che spinge l’uomo a “a far dei miti, riti; del desiderio, matrimonio”, a tradurlo in leggi, preghiere, formule, incanalarlo in un ordine e un dicibile. La religione muta il sacro in sacrificale, crea idoli, simboli visibili di un inesprimibile. E chi più sacro, e come tale sacrificabile, dello straniero e dell’ospite? E ancora, se lo Stato è dio, tutti gli uomini sono servi, ma qualcuno più di altri “dovrà …portare sulle sue spalle, vittima consacrata, la divinità dello Stato”. Di nuovo  lo faranno gli stranieri, che lo siano per origine o per esercitare una funzione considerata estranea e servile, per esempio il commercio in tempi in cui l’unica disciplina nobile è la guerra. Gli ebrei erranti e senza idoli furono schiavi in Egitto come stranieri e come pastori.

A casa di Jane Austen

A Casa di Jane Austen

Francesca Avanzini

Jane Austen era rimasta nel grembo materno più a lungo dei canonici nove mesi. Sembra che ciò determini un busto lungo e cagionevolezza nei primi anni di vita. La prima caratteristica la Austen la mantenne  nel tempo, dato che era una donna alta e magra, un metro e settanta contro una media femminile del tempo di 1.57.  Il dato si ricava dallo studio svolto da una storica della moda su una pelisse (specie di vestaglia da casa e da esterno) marrone quasi certamente appartenuta alla  scrittrice. Il prolungato soggiorno nell’utero sembra sia causa anche di un carattere difficile, e se Jane lo mostrò raramente agli altri, con sporadici scoppi d’ira, certo il rapporto con la madre non fu idilliaco (mai le madri sono figure positive nei suoi romanzi, mentre lo sono le pseudo –madri o madri di elezione) al punto che a  soli otto anni fu mandata a studiare fuori casa, come già era stato allontanato-ma lui definitivamente-uno dei  fratelli sofferente di epilessia. D’altra parte l’istituto dell’adozione era frequente in epoca georgiana.

È ricchissimo di particolari “A casa di Jane Austen” di Lucy Worsley, curatrice del palazzo di Kensington e di altre dimore storiche, un volume di 477 pagine scorrevole come un romanzo che ricostruisce nei dettagli la vita della scrittrice a partire dalle case che occupò. La preoccupazione e l’interesse che molte delle sue eroine mostrano per le case, rispecchiano  quelli dell’autrice. “Zitella” e non economicamente indipendente, poteva sempre essere scacciata da casa sua. Cosa che difatti avvenne quando dovette lasciare l’amata canonica di Steventon dove era nata alla numerosa famiglia del fratello James, e vagare in cerca di ospitalità fino a nuova sistemazione

TRIADE MINORE romanzo d’esordio di Luigi Ferrari

Francesca Avanzini

TRIADE MINORE di Luigi Ferrari

Ancora prima di leggere l’epilogo chiarificatore, chi scrive è andata su Internet ad accertarsi se il musicista Nikolai Medtner fosse realmente esistito e, nel qual caso, se fosse possibile reperire un po’ della sua musica. Sì e sì, e dunque “Triade minore” è un romanzo diabolico, o, per restare in tema con i suoi caratteri, mefistofelico, perché parlando di personaggi che parlano di personaggi che vogliono rilanciare l’ingiustamente trascurato Medtner, insinua nel lettore la curiosità di ascoltarlo.

L’autore Luigi Ferrari, architetto, pluridiplomato in discipline musicali, manager musicale e da ultimo sovrintendente della Fondazione Arturo Toscanini di Parma, è tra i più qualificati per il revival del compositore russo, da lui incontrato per caso su Internet, molto famoso e promettente ai primi del Novecento-al punto da essere definito da Rachmaninov “il massimo compositore del nostro tempo”- fautore della musica tonale in epoca dodecafonica, artista puro che, come Parsifal, persegue controcorrente la sua ricerca artistica e inscindibilmente spirituale in solitudine e povertà.

Triade Minore di Luigi Ferrari: un inaspettato romanzo con la riscoperta di uno straordinario compositore

Medtner and Rachmaninof with wifes (1938)

Enrico Votio Del Refettiero

“Triade minore”: un romanzo che vale il recupero di uno straordinario compositore. E non solo …

A Luigi Ferrari devo molto con questo suo libro. Innanzi tutto il fatto che mi abbia fatto tornare la voglia di scrivere per qualcosa di cui valga la pena. Poi la riscoperta di uno straordinario compositore del quale avevo sì sentito parlare ma – confesso – del quale avevo ascoltato pochissimo. E pure il piacere di una lettura serrata, praticamente ininterrotta, dalla prima parola all’ultima di un romanzo che non posso evitare di definire – passatemi la banalità – davvero avvincente. Collateralmente, la vera a propria scoperta di una altro protagonista, anche se minore, della storia della musica di quel periodo davvero cruciale che è stato il primo Novecento, nel quale è successo talmente tanto, che ci siamo potuti permettere di dimenticarci personaggi come Alexei Stanchinsky, morto a soli 26 anni, lasciando una produzione certo non abbondante ma comunque di grandissimo fascino.

Giuseppe Sigismondo Apoteosi della musica del Regno di Napoli

Carlo Vitali

apoteosi della musica del Regno di Napoli

a cura di Claudio Bacciagaluppi, Giulia Giovani e Raffaele Mellace con un saggio introduttivo di Rosa Cafiero editore Sedm pagine 334 euro 40

A due dotti austriaci, Franz Sales Kandler (1792-1831) e Aloys Fuchs (1799-1853), nonché al tedesco Georg Poelchau (1773-1836), si devono il riordino e il salvataggio dei corposi zibaldoni manoscritti di Giuseppe Sigismondo (1739-1826), che ora si stampano in forma integrale dall’apografo berlinese dopo che Degrada e altri studiosi moderni ne avevano pubblicato stralci parziali. L’autografo era stato plagiato e poi disperso dal famigerato marchese di Villarosa (1762-1847), il che si rileva a scorno dei rozzi teoremi sciovinisti escogitati dai fantamusicologi Bianchini, Trombetta, Amato & Co.