La cultura come rappresentazione collettiva dell’agire umano

Edoardo Natale

Questo articolo nasce dal desiderio di fare conoscere in modo sintetico il volume intitolato “ Cultura\e: riflessioni sociologiche di Elisabetta Crespi ( 2015).

In modo particolare ho cercato di porre l’attenzione sul concetto di cultura in chiave funzionale attraverso una carrellata di autori presenti all’interno di questo volume.

Partendo con Durkheim, l’idea di cultura presente è quella di vedere nella manifestazione di ogni rito l’origine di un qualche bisogno umano nato da esigenze individualistiche o collettive. L’analisi di Durkheim sui riti religiosi suggerisce che tutti gli oggetti culturali sono delle rappresentazioni collettive. Nei vari prodotti culturali, vale a dire simboli, valori e pratiche, le persone rappresentano le loro esperienze di lavoro, di gioia, di paura e di amore. Nel testo di Durkheim “ le forme elementari della vita religiosa” ( 1912) si può osservare come la cultura abbia il compito di fondare la coesione e il consenso sociale stabilendo un sistema di controllo, sostenuto da sanzioni e ricompense che orienterà l’agire degli individui, limitando i loro desideri e indicando le finalità concrete che devono perseguire. La funzione della cultura per Durkheim è sicuramente di tipo coercitiva in sintonia con il periodo storico in cui vengono realizzati i suoi lavori.

Che significa essere italiani?

Marion Peck: Man with a ruf, 30 x 40 cm, olio su tavola

Edoardo Natale

Parlare dell’identità di un popolo può sembrare, apparire come un esercizio di tipo retorico o di statistica applicata all’Italia. L’intento è invece più nobile, vale a dire cercare di consegnare delle indicazioni utili per capire gli elementi essenziali che fanno sentire una persona “ italiana”. Per fare questo lavoro si è tenuto conto dei risultati emersi alcuni anni fa durante un sondaggio commissionato da Limes per capire gli Italiani durante una fase importante della storia italiana come quella della nascita della seconda repubblica (1994). Da questo lavoro sono emersi dei tratti ricorrenti per descrivere che cosa significa essere italiani. Inoltre da questi dati si aggiungerà un’analisi delle dimensioni culturali presenti in questi tratti culturali del paese. In primis, da questo sondaggio, è emerso che parlare degli italiani significa principalmente parlare di un’identità del “ fai da te” per informare dell’immagine e spirito degli italiani come popolo.

La comunicazione interculturale: un confronto tra la Francia e la Germania

Francia Germania

Edoardo Natale

Introduzione

L’idea di questo lavoro è nata dalla lettura di un articolo dedicato alla comunicazione interculturale nelle “ Grandes écoles” in Francia apparso nel 2008\2009 a cura Alison Gourves, Christophe Morace e Jorg Eschenauer. Con l’ausilio di questo documento mi è sembrato interessante cercato di riassumere il concetto di comunicazione interculturale e di interculturale alla luce della prospettiva presente in Francia e Germania.

Infatti, l’intercultura è un ambito di studio che tenta di risolvere il problema della “cultura” come fonte di conflitto piuttosto che una fonte di sinergia tra i vari attori presenti in un contesto. Le differenze culturali sono spesso fastidiose e spesso sono un disastro come ha avuto modo di costatare il teorico dell’intercultura Geert Hofstede evidenziando come molte cooperazioni internazionali falliscono per imcompetenza interculturale.

I presupposti dell’intercultura

Idealmente, l’intercultura dovrebbe rifarsi al primo articolo della carta dell’Unesco in cui si afferma che la diversità culturale è fonte di scambio, d’innovazione e di creatività. In questo documento viene messo in chiaro come il luogo privilegiato per compiere questo lavoro sia l’insegnamento e l’insegnamento delle lingue in particolare. Questo modo di restringere il campo d’azione pedagogico dell’intercultura potrebbe essere, a mio modo di vedere, una ragione del suo scarso impatto nella realtà educativa e formativa ancora in questo periodo. Di fatto, nei vari documenti proposti dal Consiglio europeo, l’apprendente è visto all’interno del sistema scolastico come un attore sociale ed un intermediario interculturale.

Italia 2018, ossia alla ricerca di una narrazione in comune

Edoardo Natale

Il vero problema dell’identità italiana è l’assenza di una narrazione in comune che possa ricollegare la storia dell’intero paese. Immaginate per un attimo un incontro fortuito tra un italiano del nord e un italiano del sud durante un aperitivo con amici francesi a Parigi. I due italiani saranno spesso costretti ad ascoltare le teorie sull’Italia da parte degli amici “ teorici” francesi per incapacità da parte dei due italiani di raccontarsi con una voce sola. Sappiamo bene in questo caso che tacere significa abdicare alla possibilità di progettarsi nel futuro.

Quali valori culturali sono presenti nel modello d’integrazione alla francese

Edoardo Natale

Con l’intento di analizzare il modello francese d’integrazione emerso dall’introduzione del pensatore Dino Costantini in “ Multiculturalismo alla francese” ho cercato di cogliere le implicazioni di natura culturale presente nell’analisi molto densa offerta dal lavoro di Costantini.

I valori culturali presenti nel modello d’integrazione alla francese delle persone immigrate possono essere ricondotti ad un concetto paradossale che si potrebbe denominare una ” disintegrazione” per meglio integrare le persone come individui isolati, privati da peculiari appartenenze culturali all’interno dello spazio sociale. In un contesto culturale dove prevale un forte evitamento dell’incertezza e dove la dimensione di tipo “ collettivismo” con il parametro che vede le persone aderire a delle famiglie allargate deve essere ridotto in modo da implementare la dimensione di rigido “ individualismo” dove tutti sono tenuti a badare a se stessi, gli altri sono considerati come individui e non come membri di tipo “ in-group” o “ out-group”.

Le varianti culturali presenti nella comunicazione interculturale

edoardo natale

Partendo dal materiale del sociologo Claudio Baraldi in merito al tema della comunicazione interculturale, ho pensato di adoperare le categorie della dimensione culturale o varietà culturale come quadro di riferimento per capire quali siano gli elementi culturali in questione in palio nella promozione della comunicazione interculturale all’interno del sistema socioculturale italiano. La comunicazione interculturale presenta delle controversie perché il sistema culturale italiano sente come fonte di minaccia questa comunicazione interculturale perché il sistema culturale è incentrato sull’orientamento temporale a breve termine perché le tradizioni o prassi di lavoro sono sacrosante così come un alto grado di distanza sociale è da preservare all’interno della società ospitante perché la gerarchia sociale va percepita come di tipo esistenziale, bisogno di mantenere il principio che vede gli altri come “ in-group” o “ out-group”. I lavori del sociologo Baraldi mettono in luce come la comunicazione sia incentrata sulla presenza delle differenze come presupposte con l’ausilio del concetto di variabilità culturale e con la costruzione delle differenze. In pratica, il mondo odierno costruisce le differenze senza esplicitare le varianti culturali che sono alla base di tali differenze. La costruzione delle differenze in questo modo diventa più facile da realizzare data l’assenza di sottolineatura dei vari presupposti culturali. In questo modo, la dimensione culturale di forte evitamento dell’incertezza viene garantita tramite il principio in cui la differenza è vista come pericolosa. La costruzione della differenza consente di enfatizzare l’appartenenza ad un dato gruppo con la creazione di un “ noi di tipo coscienzioso”.

Breve panoramica storica sul concetto di cultura

cultura

Edoardo Natale
La lingua e la cultura sembrano avere un nesso evidente ma la sua dimensione resta sempre molto difficile da determinare. Per rendere questa operazione possibile si cercherà di capire bene cosa sia la cultura nel suo senso più ampio possibile.

Williams ( 1981) ha definito la cultura come l’intero modo di vivere di un popolo rifacendosi alla definizione classica di Edward Tylor ( 1871) dove:

la cultura, o civiltà, intesa nel suo senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società.

In altri studiosi si è sottolineato il valore mentale e conoscitivo della cultura come nel caso di Goodenough ( 1964):

la cultura di una società consiste di qualunque cosa uno deve sapere o credere per operare in modo accettabile ai suoi membri… La cultura, essendo quello che la gente deve imparare, diverso dall’eredità biologica, deve consistere del prodotto finale dell’apprendimento: conoscenza nel senso più ampio possibile del termine. 

Nel lavoro di Rossi-Landi ( 1973) si parla di cultura come concepita come sistema di mediazione tra l’uomo e l’ambiente in modo da recuperare una certa fisicità. Infatti tra l’uomo e il cibo troviamo la forchetta e anche la cucina. Tra l’uomo e la pioggia abbiamo un ombrello. Tra l’uomo e l’uomo ritroviamo il pensiero.

Excursus tra ironia, satira, diffamazione con l’esempio di Pirandello

Edoardo Natale

Breve excursus tra ironia, satira, diffamazione con l’esempio di Pirandello

Parlare di satira, ironia e diffamazione in un solo articolo non è cosa facile. Cerchero? di farmi aiutare dagli esempi più noti che mi verranno in mente. L’autore che ha rappresentato al meglio questo spirito è stato Dario Fo con il suo tentativo di sfuggire alla censura e ai rischi di satira intesa già come atto diffamatorio con il suo grammelot. Questo strumento, nato sin dai tempi della Commedia dell’arte ha consentito di praticare il diritto al dissenso in modo da non essere perseguitato dal potere.

La pragmatica, ossia come usare un’altra lingua

Edoardo Natale

La pragmatica è un campo della linguistica perché studia una parte della lingua da un certo punto di vista. In questo lavoro la pragmatica trova una sua definizione molto ampia di questo genere: ” la pragmatica studia i fattori che nell’interazione sociale governano le scelte linguistiche, e gli effetti di tali scelte sugli altri” ( Crystal, 1997).

In teoria possiamo dire tutto quello che vogliamo o tacere, ma in pratica siamo guidati da norme abbastanza chiare di consuetudine ed uso. La pragmatica studia queste norme che vengono interiorizzate da quando siamo piccoli dove ad un “grazie” si risponde con un ” prego”, ad un funerale si fanno le condoglianze e non certamente barzellette, ecc. ” Vieni qui” può essere un’esortazione amicale o una minaccia in funzione del modo in cui viene pronunciato. Queste norme che ci sembrano naturali variano molto da lingua a lingua e da contesto culturale a contesto culturale.

La pragmatica tra i vari livelli di analisi linguistica si occupa principalmente  dell’uso della lingua.

Il linguaggio della moda: Abbigliamento e identità



Edoardo Natale

L’abbigliamento, inteso come sistema di costanti e variabili di una comunità, un gruppo o una classe, costituisce un vero e proprio codice che può essere interpretato alla luce di valenze economiche, simboliche, politiche e stilistiche diversamente connotate nel tempo, nello spazio e nel sociale.

Già il Castiglione nel 1528 indicava la scelta dell’abbigliamento in funzione di quel che si intende sembrare e farsi riconoscere come tale da coloro che non hanno la possibilità di ascoltare né di vedere in azione una data persona. Tuttavia soltanto alla fine del 18 secolo e agli inizi del 19 secolo, in tutta Europa, si verificano grossi cambiamenti nel settore del vestiario. In quel periodo nascono le riviste di moda, un’industria tessile molto importante, le innovazioni tecniche come la macchina da cucire e la meccanizzazione dei prodotti, la nascita dei grandi magazzini e della grande distribuzione. La creazione dei nuovi circuiti economici favoriti dalla rivalutazione del lusso e dall’impatto dei media si poteva capire con la nascita di periodici come quello milanese ” Il Corriere delle dame” nel 1820.

Per quel che riguarda l’analisi dell’abito come marcatore sociale e culturale occorre risalire alla fine dell’Ottocento ed inizio Novecento con alcuni pensatori quali George Simmel sulla moda intesa come ” forma di vita in cui la tendenza all’eguaglianza sociale e quella alla differenziazione individuale si compongono in un fare unitario”.

La gestione della dispreferenza in italiano e in inglese

Edoardo Natale

Questo articolo si rifà al lavoro di Zorzi (1990) sulla pragmatica degli incontri di servizio in inglese e italiano. I dati di questo lavoro provengono dalle registrazioni di 400 incontri di servizio avvenute nelle librerie di Bologna e Londra.

In queste interazioni tra cliente (CL) e commesso (Co) nelle librerie italiane e inglesi non sembrano apparire differenze nella realizzazione dell’opzione preferita, la quale si mostra nelle due lingue in modo breve, semplice e immediata. Quando l’incontro va bene è ribadito dalla conclusione dello scambio con il cliente che ringrazia prontamente. Già Pomeranz (1984) aveva potuto notare come le sequenze preferite orientino alla chiusura:

CL: buongiorno. volevo sapere se avete questo libro

Co: deve vedere in fondo a sinistra

CL: grazie

Cl: where’s history, please?

Co: three rooms that way

Cl: thank you

Il formato della risposta dispreferita è invece diverso nelle due lingue. In Zorzi ( 1990, 1999) vediamo due esempi rappresentativi per l’italiano e l’inglese:

Co: dica

CL: eh sto cercando The blithdale romance di Hawthorne

Co: non c’è, è in arrivo

CL: non c’è

Co: manca dal distributore italiano, provi tra una settimana circa, ma non glielo assicuro, può tardare anche di più.

CL: grazie

Co: prego

Cl: do you have a book called The order of Things by

Co: Foucault

CL: that’s right

Co: well we’ve sold out at the moment, but they

CL: yes

Co: keep it upstairs in sociology on the second floor

Cl: right. thank you