Alda Merini 21 marzo giorno di primavera ricorre l’anniversario della sua nascita

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Al mondo si è presentata così, come solo lei sapeva fare: con la poesia. Nata il primo giorno di primavera del 1931, ricorre oggi l’anniversario della nascita di una delle più grandi poetesse che la nostra epoca abbia avuto: Alda Merini.

Scomparsa il primo novembre del 2009, Alda Merini ha lasciato dietro di sé una vita intensamente vissuta e testimoniata dalle sue ormai celebri poesie, di cui fu scrittrice molto prolifica.

A darle i natali fu la città di Milano dove, nonostante i molti spostamenti che dovette affrontare fin dall’infanzia e i successi ricoveri in manicomio, la poetessa vi tornerà sempre per poi soggiornarvi fino all’ultimo giorno della sua vita. Una Milano che rivive molto spesso anche nelle sue poesie, dove il capoluogo meneghino e le sue ambientazioni diventano lo sfondo ideale dei componimenti.

Nata in viale Papiniano, a darle futura dimora saranno poi i Navigli, ampiamente ripagati con frequenti citazioni nei suoi testi poetici.

Donna dominata da tensioni contrastanti, Alda Merini non ebbe una vita facile: costituita da un’esteriorità dura e a tratti ruvida, la poetessa era però contraddistinta da uno spirito fragile. Una vita che è la stessa Merini a raccontarci attraverso un lungo discorso che, intriso del fumo delle sue amate sigarette, detta alla giornalista Cristiana Ceci nell’autunno del 2004.

LIBRERIAMO

Alda Merini

Alla tua salute amore mio
Accarezzami, amore,
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all’alba
se io sarò tra le tue braccia.

  

PRANZO DI FERRAGOSTO

Alda Merini

Ricordo quel giorno di Ferragosto,
eravamo tutti intorno ad un tavolo.
Ricordo quei bambini che spensierati
e gioiosi si rincorrevano girando intorno a noi.
E quello scoiattolo che, timidamente,
ad un cenno della mano si era avvicinato, per
poi fuggire non appena fosse stato troppo
vicino, sugli alberi d’intorno.
E ricordo la tavola imbandita a festa
e le tante parole e i sorrisi.
Ricordo che tu eri a capo tavola ed io
all’altro capo, ognun parlando col proprio
vicino.
D’improvviso il mio sguardo incontrò il tuo,
distrattamente.
Quel giorno eri senza barba e, per un eterno
attimo mi ritrovai stupito a comprendere
quanto somigliassi al Padre mio
e a desiderardi parlar con lui
e a voler fermare il tempo per poi
ricominciare.
Ai quanto dolore mi desti nel tornare in me
e quanto vuoto e quante lacrime inespresse
eppure, per quell’eterno attimo,
fra tutte quante le creature, gia tanto
per quel tuo volto, t’ho amato.

I poeti lavorano di notte

Alda Merini

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere iddio
ma i poeti nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

L’arte, la malattia e il cielo delle idee

Certo è emozionante trovarsi al Rijksmuseum di Amsterdam di fronte alla «Ronde de Nuit» o all’Hermitage di San Pietroburgo dinnanzi al «Figliol prodigo» con luci così particolari e pensare a Rembrandt quasi cieco, affetto da cataratta, oppure trovarsi ad osservare le esplosioni straordinarie di colori delle tele di Van Gogh del periodo di Arles e Saint Remy e non pensare al travaglio e alle sofferenze della sua vita.

Alda Merini è «un poeta» che porta sulla propria pelle le stigmate di una malattia che le ha fatto conoscere i manicomi, le sofferenze e le insopportabili violenze – compreso l’elettroshock – delle istituzioni «d’aiuto» quando sono violente.

Alda Merini, si possono ipotizzare correlazioni fra arte e malattia? Ci sono dei percorsi reciproci che conducono dall’una e all’altra e soprattutto dalla malattia verso l’arte?

Credo che esistano possibilità che la malattia, in particolare quella psichica, possa creare condizioni di peculiare percezione della realtà. In fondo che cos’è la follia? È una costruzione della realtà come avrebbe dovuto essere e non è. Risponde forse anche a desideri di costrutti emozionali di realtà inesistenti ma percepibili soggettivamente. È un tentativo a volte di plasmare la realtà e il mondo come più piace. È riduttivo però nei confronti di chi ha talento riportare la dimensione di profondità artistica alla malattia. Van Gogh sarebbe stato Van Gogh anche se non fosse stato malato: è la malattia come esperienza di vita però che si traduce in vissuti nuovi. Anche se fa un effetto straordinario e anche piacere che la sua arte abbia cambiato la storia della pittura e anche dell’architettura: lui che era visto come l’ultimo degli ultimi alla sua epoca, come il Titano del Naviglio delle mie poesie, che nessuno voleva vedere.

La malattia non è perciò, sempre e comunque, un percorso obbligato attraverso cui arrivare ad esempio alla poesia?

Morta Alda Merini, poetessa dalla doppia anima

Aveva 78 anni. Dario Fo: L’avevo segnalata per il Nobel

(ansa.it) MILANO – La poetessa Alda Merini, 78 anni, é morta oggi pomeriggio alle 17.30 nel reparto di oncologia dell’Azienda Ospedaliera San Paolo di Milano, "nosocomio – informa una nota – che da anni l’ha avuta in cura e a cui ha dedicato profonde riflessioni poetiche oltre a una scultura di forte richiamo a un periodo travagliato della sua vita". "Il suo atteggiamento e la sua sensibilità – si legge nel comunicato dell’ospedale – hanno lasciato un profondo ricordo negli operatori sanitari del reparto di cura di Oncologia e cure palliative al quale si è rivolta nella consapevolezza di un supporto al disagio fisico e psicologico che la malattia le ha riservato nell’ultimo periodo della sua esistenza".

CANTO ALLA LUNA

La luna geme sui fondali del mare,
o Dio quanta morta paura
di queste siepi terrene,
o quanti sguardi attoniti
che salgono dal buio
a ghermirti nell’anima ferita.
La luna grava su tutto il nostro io
e anche quando sei prossima alla fine
senti odore di luna
sempre sui cespugli martoriati
dai mantici
dalle parodie del destino.
Io sono nata zingara, non ho posto fisso nel mondo,
ma forse al chiaro di luna
mi fermerò il tuo momento,
quanto basti per darti
un unico bacio d’amore.

Alda Merini

IO NON HO BISOGNO DI DENARO

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole,
di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti….
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini