Emendamenti bocciati del gruppo pd e parma unita sul regolamento per le persone con disabilità dalla commissione welfare del Comune di Parma

Definita con la solita roboante retorica come rivoluzionaria, la “riforma” dei servizi ai disabili sin dalle prime presentazioni nel 2017 ha denotato la propria diversa natura: le rivoluzioni davano ai più deboli nuovi diritti e nuova dignità. Qui invece gli si mettono le mani in tasca e gli si fa pagare il conto. C’è una bella differenza. Infatti, ruota tutto attorno al concetto di compartecipazione, ossia un metodo per calcolare quanto il disabile dovrà corrispondere di tasca sua per accedere ai servizi. Non si tiene in debito conto di ciò che significa la disabilità sotto il profilo sociale e quali costi umani e ed economici siano già costretti a sopportare i diretti interessati e le famiglie. L’amministrazione sostiene che “più di tanto non si può fare”, i soldi non ci sono. E quindi? Pagate, arrangiatevi. Qualcuno della maggioranza si è addirittura permesso di dire che “la pacchia è finita” il che detto a proposito di persone con disabilità è inaccettabile e tradisce il senso ideologico che guida la oggi la politica del welfare del Comune di Parma. Che si tratti di una precisa scelta politica e non di una reale necessità economica, lo dimostrano le cifre: si parla di poche centinaia di migliaia di euro di contribuzione privata (che spalmate sui singoli utenti possono raggiungere, secondo le progressive possibilità di ciascuno, fino a circa mille euro al mese) quando il bilancio comunale chiude con avanzi milionari ogni anno. Possibile non si riescano a trovare? Si trovano eccome, ma per altre cose ritenute evidentemente più importanti. Il Comune ha attinto al fondo di riserva 150.000 euro che sono presumibilmente servite per pagare il festival Food & Gastronomy a giugno. Una scelta politica inequivocabile, quella di mettere davanti ai problemi delle persone fragili una abbuffata sotto i portici del grano peraltro pure di scarso successo.

Disabili al lavoro: per 2 manager su 3 sono un’opportunità

Non solo profitto. I nuovi obiettivi: valorizzare la diversità per cambiare paradigma culturale e sociale, anche nelle imprese

di ROBERTO ORSI

Dall’assistenzialismo alla managerialità: il rapporto tra lavoro e disabilità deve cambiare, garantendo i diritti dei più deboli senza mettere in discussione l’obiettivo del profitto per l’impresa.

Poco meno del 7% della popolazione italiana è disabile, cioè 4 milioni di individui. Solo 800mila lavorano; più di un milione vorrebbe farlo. Ma nonostante le leggi di tutela resistono molti pregiudizi e molte limitazioni: troppe aziende ancora preferiscono pagare le penali previste per chi non assume la quota obbligatoria di lavoratori con disabilità. Anche perché non si è affermato un approccio win-win, nel quale tutti hanno vantaggi certi.

Per fortuna ci sono i primi segnali positivi. Per due terzi dei manager italiani la presenza di un lavoratore disabile in azienda produce ricadute positive per tutti: i compiti vengono distribuiti in modo più equo; gli spazi vengono organizzati in modo più razionale; sono assicurati interventi migliorativi ed ergonomici; si sviluppano nuove forme di organizzazione del lavoro (dal telelavoro allo smart working). La ricerca “I manager e la gestione dei lavoratori con disabilità” fornisce dati rassicuranti in proposito. L’indagine, realizzata da AstraRicerche, promossa da Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), Prioritalia, Manageritalia e Osservatorio Socialis è stata presentata nel corso del convegno “Disabilità & Lavoro – La sfida dei manager”, svoltosi a Roma nei giorni scorsi.

UIL Emilia di Parma sui comportamenti riservati alla ragazza disabile

Sul caso  dei comportamento riservato alla ragazza disabile vogliamo fornire  il nostro contributo come organizzazione sindacale.

Da lungo tempo il sindacato ha messo fra le sue priorità la prevenzione, la cura e l’assistenza delle persone con disabilità, sia civile che da lavoro, attraverso gli strumenti normativi e contrattuali.

Ma  il sindacato ha recepito che ciò non bastava, che occorreva alzare il  livello di intervento, al  fine di favorire anche il reinserimento a  pieno titolo nella società e nel mondo del lavoro della persona disabile.

Ciò risponde a principi costituzionali, etici e morali a cui tutti dovremmo richiamarci.

Fa doppiamente riflettere il fatto avvenuto nella nostra città.

Fa riflettere che questo avvenga (e non sarà un caso isolato!) a Parma, dove l’accoglienza e l’altruismo sono atteggiamenti diffusi e fa riflettere che si rendano responsabili delle giovani donne, fra le quali dovrebbero essere  avvertiti con maggiore sensibilità i valori dell’amicizia, del rispetto e dell’educazione. 30/6/17

UIL Emilia di Parma

PAOLO SCARPA: UN PROGETTO DI VITA PER LE PERSONE CON DISABILITÀ

In queste settimane di campagna per le primarie della città ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con operatori, associazioni, cooperative e familiari che operano al fianco di persone con disabilità. È stata per me un’esperienza arricchente e sono profondamente grato a quanti mi hanno descritto i profondi cambiamenti in atto e le nuove prospettive sulla “disabilità”. Le condizioni di fragilità e vulnerabilità richiedono un cambiamento del modello di welfare puramente assistenzialista, privilegiando progetti di vita personalizzati, in grado di considerare il contesto di vita e le relazioni delle persone. Ho verificato che molte realtà del nostro territorio hanno già intrapreso questa strada, ma occorre che l’Amministrazione comunale sia al loro fianco con azioni concrete di facilitazione e indirizzo. Assistiamo a una crescita dell’aspettativa di vita delle persone con disabilità, ma le politiche di welfare devono attuare un costante monitoraggio della qualità della vita di questi concittadini più deboli, promuovendone l’autonomia e l’inclusione sociale. Occorre coraggio e iniziativa per progetti innovativi che permettano la domiciliarità in sicurezza per tutti, anche coloro che hanno scarse disponibilità economiche. I famigliari delle persone con disabilità devono poter vivere con serenità il loro ruolo di sostegno affettivo, senza sentirsi isolati o esclusi dalla comunità.

Disabilità, “in Italia oltre 500mila famiglie indebitate per pagare le spese di assistenza”

E’ la denuncia di Enzo Costa, presidente nazionale dell’Associazione per l’invecchiamento attivo (Auser). L’Istat prevede che nel 2050 in Italia gli anziani saranno 21.775.809, il 34,3% della popolazione. Ma lo Stato continua a tagliare i fondi

“In Italia oltre 500mila famiglie si sono indebitate per sostenere le spese di assistenza ai propri cari non più autosufficienti”. È lapidario Enzo Costa, presidente nazionale dell’Auser. (Associazione per l’invecchiamento attivo). “Siamo l’unico paese in Europa in cui esiste il fenomeno delle cosiddette ‘badanti’ –  assicura -. Di fatto ormai l’unico modo per risolvere situazioni di cui le istituzioni non si occupano”. Riguardo l’invecchiamento demografico – destinato a peggiorare – Costa quindi ammonisce: “Come sempre si agisce solo per risolvere le eventualiemergenze. Mai per intervenire in modo strutturale e con una visione dell’oggi e soprattutto del domani”.

Il peggio deve ancora arrivare – Le percentuali parlano chiaro: nel nostro Paese oggi ci sono 157,7 anziani ogni 100 giovani. L’Istat prevede che nel 2050 in Italia gli anziani saranno 21.775.809, il 34,3% della popolazione. L’intero pianeta invecchia: in tutto il mondo si contano 868 milioni di persone ultrasessantenni, pari al 12% della popolazione, con proiezioni che si spingono verso i 2,4 miliardi per il 2050, quando 21 persone su 100 avranno più di 60 anni. Il risultato sarà quindi che nel mondo ci saranno più ultra sessantenni che ragazzi sotto i 16 anni. Il problema per l’Italia è che davanti ad un quadro così chiaro nessuno, ad eccezione delle realtà private che hanno compreso il business, sembra occuparsene.

Disabili e lavoro, quando la legge non è rispettata umilia ed emargina le persone

Sommario: 
Breve storia, tutta italiana, su ciò che succede ad un disabile che cerca lavoro ed invece trova un muro di gomma. Certe situazioni sono inaccettabili e non bisogna tacere ma reagire.
Testo Intervento: 

Salve a tutti son qui a raccontare una storia che in un paese civile come il nostro non dovrebbe mai succedere. Inizio con il presentarmi: mi chiamo Marco Allegro, ho 33 anni e vivo a Cesena. Da quasi due anni mi hanno riscontrato una malattia genetica, l’ artrite reumatoide nel ramo della spondilite anchilosante. Dopo un ricovero di circa 20 giorni mi sono rivolto a degli specialisti privati, inquanto in ospedale non riuscivano a capire bene cosa mi fosse successo e perchè di colpo non riuscissi più a camminare e mi trovassi in carrozzina; la fortuna ha voluto che cadessi in ottime mani. Il medico che mi ha seguito è riuscito a rimettermi in piedi in breve tempo ed ora sono in cura con i biofarmaci di nuova generazione riesco a condurre una vita quasi normale facendo un influsione di farmaco ogni 8 settimane. Sotto consiglio dei medici ho, per ovvie motivazioni, richiesto di essere dichiarato invalido civile e dopo aver passato tutti gli esami delle commissioni mediche, mi è stata assegnata un’ invalidità pari al 50% che mi consente di essere iscritto al collocamento mirato, perchè a causa della malattia non posso stare molte ore in piedi, camminare molto e alzare pesi.

Roberto Ghiretti (PU): quattro anni di assoluto disinteresse verso le barriere di accessibilità per i disabili

 

Il fatto che il sindaco Pizzarotti ritenga di poter recuperare oltre quattro anni di assoluto disinteresse verso il tema dell’accessibilità con qualche pedana mobile e una foto sorridente su Facebook racconta molto bene l’evanescenza di un’amministrazione interessata più all’apparenza che alla sostanza delle cose.

La soluzione delle pedane mobili, come ha giustamente fatto rilevare il questi giorni l’associazione Alba, presenta diversi problemi, primo fra tutti il fatto che il disabile deve attrarre l’attenzione del proprietario del negozio per farsi posizionare la pedana; un’operazione che in presenza di molti clienti può essere complessa da mettere in atto. Certo, si può guardare il bicchiere mezzo pieno e dire che è meglio una soluzione un po’ arrangiata piuttosto che il nulla, ma questo non può farci dimenticare che il Comune ha ben altri strumenti per intervenire. Può in alcuni casi richiedere la rimozione di una barriera ma soprattutto può vigilare attentamente sul rispetto delle normative quando si parla di nuove costruzioni o ristrutturazioni. È in questi contesti che un’amministrazione sensibile al tema dell’accessibilità può incidere davvero, dimostrando nei fatti di lavorare per migliorare le cose.

Ed è purtroppo proprio su questo fronte che mi pare che si sia fatto poco o nulla in questi anni: se agli inizi del 2011 una classifica compilata dall’istituto Isfol ci collocava ai primi posti in Europa  come città a misura di disabile, nel 2016 un’altra classifica, quella sulle città accessibili compilata da Anmil, ci colloca nominalmente al 4° posto ma considerati i pari merito Parma compare dietro a ben altre 22 città, tra le quali tutti gli altri capoluoghi della regione ad esclusione di Piacenza.

Sono dati ovviamente non comparabili tra loro ma ci mostrano una tendenza inequivocabile, rispetto alla quale non basta certo una foto in pubblico per invertirla.

Trasporto scolastico alunni disabili: gestione alle associazioni

Cambia il soggetto che garantisce il servizio scolastico degli alunni disabili. Il Comune di Parma ha attivato una collaborazione con  Assistenza Pubblica, Croce Rossa Italiana, Unitalsi, SEIRS Croce Gialla Parma, INTERCRAL Parma. Tutte insieme garantiranno il servizio di trasporto degli alunni disabili per tre anni. Una collaborazione fra realtà associative che garantisce qualità ed efficienza del servizio e che permette di dimezzare i costi. 

Parma, 2 settembre 2016 – Dal 15 settembre gli alunni disabili avranno il servizio di trasporto erogato da associazioni locali, in applicazione di una convenzione che resterà in vigore per il prossimo triennio.

Infatti il Comune di Parma ha stipulato una convenzione con un pool di associazioni e cioè Assistenza Pubblica, Croce Rossa Italiana, Unitalsi, SEIRS Croce Gialla Parma, INTERCRAL Parma per garantire il trasporto degli alunni disabili durante il periodo scolastico, esteso anche ad altre attività da parte dei ragazzi, che potranno usufruire del servizio anche nel periodo estivo per il trasporto di andata e ritorno dai Centri estivi. Il servizio sarà garantito a partire dal 15 settembre 2016 fino al 14 settembre 2018.

Il nuovo accordo consentirà al Comune di dimezzare il costo rispetto al precedente appalto con azienda specializzata, garantendo un risparmio di circa 160.000 euro l’anno rispetto a quanto previsto nell’originario contratto del trienni precedente. 

Roberto Ghiretti sui problemi di accessibilità alla città per le persone affette da disabilità

Il degrado che sta sempre più sta caratterizzando il dibattito cittadino ha numerose sfaccettature: rifiuti abbandonati, emergenza topi, incuria dei parchi, manutenzioni inesistenti. Ma tra questi temi ve ne è uno che, seppure forse meno evidente per la maggior parte dei cittadini, risulta essere particolarmente esemplare della mancanza di empatia e senso civico che ogni giorno dimostra l’attuale amministrazione comunale. Mi riferisco al tema dell’accessibilità per chi ha problemi motori. Parma è purtroppo diventata una città sempre meno amica di chi è affetto da disabilità, un fatto questo che tradisce e svilisce una tradizione che invece fino a qualche anno fa era un vanto per la nostra comunità.

Marciapiedi trasformati in percorsi a ostacoli con grave rischio per chi con la carrozzina è costretto a muoversi utilizzando la strada, parchi inaccessibili, pedane degli autobus non funzionanti con passeggeri costretti a restare a terra. L’elenco potrebbe essere molto più lungo ma credo che per chiarire l’entità dei problemi bastino un paio di esempi.

Il primo riguarda l’accesso al parcheggio del cimitero della Villetta. I disabili automuniti dovrebbero potervi accedere, peccato che per farlo debbano scendere dall’auto e suonare il campanello per mostrare al video citofono il permesso disabili. Ogni commento credo sia superfluo.

Il secondo è relativo alla ristrutturata sede universitaria di via D’Azeglio dichiarata ufficialmente non accessibile dal Nucleo Polizia Edilizia del Comune di Parma. I fatti risalgono a prima dell’insediamento dell’attuale amministrazione, ma in quattro anni non si riesce a capire cosa abbia fatto il Comune per far valere il rispetto delle normative in tema di accessibilità. Un mese fa ho presentato un’ampia interrogazione e da allora attendo pazientemente una risposta che spero possa essere esaustiva.

Roberto Ghiretti (Parma Unita) sull’accessibilità della città per le persone con disabilità

Nel corso dell’ultimo consiglio comunale il sindaco Pizzarotti ha spiegato come oggi non si possa rimpiangere la Parma del passato ma si debba guardare ad una Parma del futuro. Si tratta di una posizione di principio che, nella sua genericità, mi vedrebbe anche concorde, a patto però che ci si metta d’accordo su cosa intendiamo per passato e cosa per futuro.

Se per passato intendiamo cose che oggi sono sostanzialmente anacronistiche come, per fare un esempio, un programma del Teatro Regio ricco e sfarzoso come quello messo in campo nel 2001 è un conto, se per passato intendiamo conquiste sociali fondamentali che nel futuro prefigurato dal Sindaco devono andare a marginalizzarsi sempre di più, ecco che qualche contrarietà debba per forza emergere.

Un buon esempio in questo senso è quello dell’attenzione all’accessibilità e all’integrazione dei diversamente abili. Parma in passato ha sempre mostrato grande attenzione a questo tema, ponendosi spesso all’avanguardia rispetto al resto del Paese. Come non citare in questo senso le battaglie civili di Mario Tommasini?

Ebbene oggi di questa importante eredità non vi è quasi più traccia nell’azione amministrativa del Comune di Parma e questo è un errore di cui stiamo cominciando a pagare le conseguenze.

Roberto Ghiretti in merito all’accessibilità delle linee Tep per i disabili a Parma

Domenica 11 ottobre scorso una persona con disabilità denunciava il fatto di aver preso tra mille difficoltà due autobus della linea sette per andare e tornare dal Cinecity.

Nello specifico il cittadino in questione segnalava la completa non funzionalità delle pedane adibite alla salita e discesa di entrambi gli autobus ma non solo: a colpire e stupire infatti è la posizione della Tep, così come emerge dalla cronaca inviata ai quotidiani locali e confermata da una risposta pubblica ad opera della azienda partecipata e anch’essa pubblicata dalla stampa. In essa, sostanzialmente, si affermava che la linea sette della Tep non è abilitata al trasporto disabili poiché le fermate risultano non predisposte per la discesa della pedana.

Tralascio per carità di Patria di citare le tante parole spese da questa Amministrazione in campagna elettorale in merito all’abbattimento delle barriere architettoniche, ma il fatto che ancora oggi ci si trovi a fare i conti con un alto numero di linee Tep non abilitate al trasporto disabili mi pare un fatto grave per non dire di più.

Per questo motivo ho depositato in questi giorni un’interrogazione all’assessore Folli, nella speranza di venire a conoscenza di una progettualità che possa sanare questa situazione in tempi brevi.

In attesa di conoscere la posizione dell’Amministrazione faccio però una proposta.

Posto che lungo il tragitto di una linea ci sono un certo numero di pensiline immagino che queste non saranno tutte inaccessibili. Non si potrebbe dunque sviluppare una segnaletica chiara ed evidente che consenta da subito l’utilizzo di quelle pensiline che risultino a norma? In questo modo si potrebbe estendere da subito il servizio limitando al massimo i disservizi. In altre parole non si potrebbe stabilire da subito che tutte le linee sono abilitate al trasporto disabili ed eventualmente segnalare le fermate dalle quali non è possibile salire o scendere?

Roberto Ghiretti sul servizio di integrazione scolastica per i disabili a Parma

Vorrei intervenire sull’annosa tematica del servizio di integrazione scolastica per i disabili che l’assessore Rossi ha presentato nei giorni scorsi . In questi mesi sono rimasto in relativo silenzio e solo di rado ho preso parola per dire la mia: cerco di evitare di essere come il classico politico, e qualcuno c’è stato, che mette il cappello per interesse personale. Inoltre credo siano Sindacati e associazioni di disabili a dover sollevare questioni. Ma quello che ho visto nei video che girano sulla conferenza stampa del 29 settembre ha dell’inaudito, nel senso letterale del termine. Si chiama “servizio di integrazione scolastica” e francamente non capisco come il tema delle compresenze, sostanzialmente fare lezione fuori aula in gruppi di disabili, c’entri con l’integrazione, anzi: assomiglia molto a quel ghetto che la Rossi sta creando anche in tema di emergenza abitativa in via D’Azeglio. E’ un’appassionata della ghettizzazione, pare. I nostri bambini meritano un percorso inclusivo che li inserisca nella società in cui vivono.

Anche la condizione degli educatori sembra sia peggiorata molto, sia in termini salariali che di qualità del lavoro. I genitori sono insoddisfatti. Mi chiedo allora perché imporre con la forza una condizione peggiorativa per tutti, soprattutto per i più deboli. Alle cooperative Aldia e Ancora auguro buon lavoro, ma aggiungo una raccomandazione molto limpida: se ciò che appare in premessa si realizzerà pienamente e se la condizione oggettiva dei ragazzi peggiorerà, troveranno nei consiglieri di opposizione degli scogli duri da aggirare e magari persone in grado a raccontare nel resto d’Italia quali performance hanno prodotto da noi. L’inclusione sociale non è tema su cui noi parmigiani scherziamo, né su cui loro possono permettersi di sperimentare: sono bambini, mica giocattoli. Che l’assessore e i dirigenti delle cooperative lo ricordino molto bene. 

Giochi Mondiali Special Olympics: in campo gli atleti con disabilità intellettiva

Sono 101 gli italiani che parteciperanno alla competizione sportiva in programma a Los Angeles. In totale saranno 7mila gli atleti provenienti da 177 diversi paesi. Google li celebra con un doodle

LOS ANGELES – Settemila atleti, provenienti da 170 paesi, si sfideranno per nove giorni in competizioni atletiche, lavoro di squadra e inclusione. Sono i numeri della 47° edizione degli Special Olympics World Games, i giochi olimpici dedicati ad atleti con disabilità cognitive. A rappresentare l’Italia ci saranno ben 101 atleti.

Lo sport inclusivo. Create a Chicago da Eunice Shriver, le olimpiadi speciali hanno l’obiettivo di dare ai disabili cognitivi la possibilità di giocare, di competere e di crescere. La cerimonia di apertura, che si terrà a Los Angeles, avrà come ospite d’eccezione la first lady Michelle Obama. A rappresentare l’Italia ci saranno ben 101 atleti

I giochi in diretta. Per seguire il Team Italia, direttamente da Los Angeles, è possibile collegarsi ai profili ufficiali su Facebook, Twitter, Flickr e Youtube. La Cerimonia sarà ripresa in diretta, e trasmessa a partire dall’una, ora italiana, di domenica 26, dal canale americano ESPN sul web. Anche Fox Sports 2, canale 213 di Sky, coprirà l’evento che sarà visibile alle 22.00 di domenica 26 luglio su Rai Sport 1, canale 57 del Digitale Terrestre. Nei giorni successivi e per tutta la settimana sia Fox Sports 2 che Rai Sport 1 seguiranno le gare attraverso highlights giornalieri 

Fonte Link: http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/07/24/news/giochi_mondiali_special_olympics-119763376/ 

Ilva: disastro ambientale. 47 persone fisiche a giudizio e due condanne. Il processo inizierà il 20 ottobre prossimo dinanzi alla Corte di assise di Taranto >>

Il gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli ha rinviato a giudizio 44 persone fisiche e tre società per l’inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva. Altri due imputati  condannati con rito abbreviato sono don Marco Gerardo, ex segretario dell’ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa, e l’ex consulente della Procura ionica Roberto Primerano. Al sacerdote, accusato di favoreggiamento personale, sono stati inflitti 10 mesi di reclusione (stessa richiesta della Procura); Primerano è stato condannato tre anni e quattro mesi per falso ideologico e assolto dalle accuse di disastro doloso in concorso e avvelenamento in concorso di acque o di sostanze alimentari.Tra gli imputati rinviati a giudizio c’è anche l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata in concorso. 

Maria Teresa Guarnieri: gli oneri di urbanizzazione dovuti da IREN per il termovalorizzatore a sostegno della spesa per i servizi essenziali educativi e di integrazione scolastica ai disabili

La pronuncia dell’Anticorruzione riguardo agli oneri di urbanizzazione dovuti da IREN per il termovalorizzatore potrebbe avere riflessi positivi sul bilancio comunale, non solo per la parte degli investimenti, ma anche per la parte dei servizi. Grazie alla possibilità, prevista dalla legge, di impiegare parte degli oneri di urbanizzazione per sostenere la spesa per i servizi, il nostro Comune potrebbe trovare importanti risorse che gli consentirebbero di evitare i tagli, ripetutamente minacciati, su servizi essenziali come quelli educativi e quelli di integrazione scolastica ai disabili.