Antibiotici in testa tra i contaminanti dei cibi di origine animale. Pubblicati i risultati del Piano nazionale residui 2018

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Come ogni anno, gli esperti del ministero della Salute fanno il punto sui risultati dei controlli sui residui di farmaci e contaminanti negli animali da allevamento e negli alimenti di origine animale. Nei giorni scorsi è stata infatti pubblicata la relazione (qui il documento completo) per l’anno 2018 del Piano nazionale residui realizzata dalla Direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e della nutrizione (Dgisan), e i risultati sono incoraggianti: su oltre 30 mila campioni prelevati, solo 81 sono risultati non conformi alla legge, ovvero appena lo 0,0009%.

I risultati raccolti dal rapporto riguardano decine di migliaia di controlli svolti su bovini, suini, capre e pecore, cavalli, volatili da cortile (galline ovaiole, polli da carne, tacchini, ecc.), conigli, selvaggina allevata e cacciata, pesci e altri prodotti dell’acquacoltura, latte, uova e miele. Per la precisione, nel 2018 sono stati prelevati 31.893 campioni, su cui sono state realizzate ben 325.390 analisi, in aumento rispetto alle circa 303 mila dell’anno precedente. Gli animali su cui sono stati svolti più controlli sono stati, in ordine, i bovini (12.981), i volatili (6.701) e i suini (5.911).

Le sostanze ricercate si dividono in due grandi gruppi. Da una parte ci sono i composti non autorizzati, che comprendono per esempio gli steroidi. Dall’altra invece c’è una grossa categoria che comprende sia i residui di medicinali veterinari autorizzati, come gli antibiotici e gli antiinfiammatori, sia gli agenti contaminanti, come il PCB, le micotossine e i coloranti.

Guardando in dettaglio i risultati si scopre che ben 46 degli 81 campioni non conformi contenevano residui di antibiotici oltre i limiti di legge (oltre il 56%). Al secondo posto delle sostanze individuate durante i controlli figurano le micotossine, scoperte in 12 campioni, seguite dai pesticidi organoclorurati (7 campioni positivi). Quasi metà dei campioni non conformi sono di origine bovina (38 su 81), seguiti da quelli di provenienza ovi-caprina (10) e dal latte (10).

Tuttavia, sono state riscontrate alcune criticità nell’applicazione del piano nel corso del 2018. Per prima cosa, non è stato raggiunto il numero minimo di campioni da prelevare richiesto dalle norme europee sia per la selvaggina cacciata, che ha raggiunto solo il 70% dei campioni da prelevate, che per i volatili da cortile (95%). È ancora più critica la situazione se si confronta il numero di campioni raccolti con gli obiettivi del ministero della Salute: il numero pianificato è stato raggiunto solo per il latte e per la selvaggina allevata. 11 Agosto 2019

Fonte Link: ilfattoalimentare.it

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