Libia, approvata la dichiarazione di Berlino

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Libya

Il premier Conte nella capitale tedesca: “Pronti per missione monitoraggio”. Scettico l’inviato dell’Onu Salamè. Serraj: “Se continua l’aggressione di Haftar ci difenderemo”. Di Maio: “Dopo la conferenza, la prossima riunione potrebbe essere a Roma”

BERLINO 
– I partecipanti alla Conferenza di Berlino per la Libia hanno approvato la dichiarazione finale. Lo si apprende da fonti diplomatiche. Il documento prevede – tra l’altro – il cessate fuoco permanente, un embargo sulle armi e un processo politico per arrivare a un governo unico. Non ci sarebbero modifiche sostanziali alla bozza circolata in questi giorni. 

La cancelliera tedesca Angela Merkel e il ministro degli Esteri Heiko Maas stanno incontrando le parti libiche, il premier del Governo di accordo nazionale libico (Gna) Fayez al-Serraj e il generale Khalifa Haftar a cui riferiscono le conclusioni della conferenza di Berlino. Gli incontri dovrebbero svolgersi in modo separato, come previsto alla vigilia.

Alla conferenza stampa finale del vertice parteciperanno la cancelliera tedesca, con il suo portavoce Steffen Seibert, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e il suo inviato speciale in Libia, Ghassan Salamè. Non è prevista la partecipazione di altri leader che hanno preso parte ai lavori.

Intanto tiene banco la questione di una missione internazionale di pace in Libia: il tema più “caldo” della conferenza di Berlino sembra essere affrontato con visioni opposte dal Ghassan Salamè e da Giuseppe Conte. “Non sono sicuro che ci sia spazio per una missione europea in Libia”, dice Salamè. Secondo l’inviato dell’Onu per la Libia, l’opzione di un intervento esterno deve essere considerata ultima ratio. “Se c’è un accordo politico forte, sono meno necessari i soldati. Se invece l’accordo politico è molto debole, non ci saranno mai abbastanza soldati sul terreno per controllare la pace”.

“Abbiamo presentato un piano di sicurezza che prevede il ritiro di tutti i ‘foreign fighter’, a prescindere dalla loro nazionalità”, ha detto Salamè. L’uomo dell’Onu si è definito comunque “ottimista” e speranzoso “che la tregua possa trasformarsi in cessate il fuoco”. Assieme al segretario generale Antonio Guterres, l’inviato delle Nazioni Unite ha incontrato Giuseppe Conte, definendo “molto buono” l’incontro.

Il presidente del Consiglio italiano ha espresso l’augurio che la conferenza porti a un cessate il fuoco duraturo, per poi affrontare “il problema di una forza che assicuri le operazioni di pace e monitoraggio, a cui l’Italia è disponibile a dare un contributo”. La linea del nostro Paese resta equidistante: “Non chiediamo passi indietro a nessuno, ma passi avanti decisi”. Secondo Conte, “l’opzione militare non potrà mai portare a una soluzione definitiva”.
 
Anche Luigi Di Maio ritiene che l’Italia potrebbe prendere parte a una “missione di interposizione” sotto l’egida delle Nazioni Unite: Roma è “pronta a ospitare la prossima riunione”. Secondo il titolare della Farnesina, Berlino è “solo un primo passo”. “Vari Paesi dell’Ue sono pronti a mettere in atto una missione di monitoraggio per far rispettare l’embargo delle armi”, ha aggiunto il ministro degli Esteri: “In Libia non devono entrare più armi. Nell’ambito dell’ombrello Onu e con precise regole sul cessate il fuoco e sullo stop alla vendita delle armi, penso che l’Italia possa far parte di una missione di interposizione”.

Berlino è comunque un passo “importante” per il consolidamento della tregua in Libia e la ricerca di una soluzione politica alla crisi del Paese africano, secondo quanto il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha detto poco prima di partire alla volta di Berlino, dove oggi si avviano i lavori per tracciare una roadmap per il Paese nordafricano.

La Conferenza si è aperta in un clima di tensione dopo che il generale Haftar ha bloccato le esportazioni di petrolio dai porti. Prima ancora dell’inizio dei lavori, il premier di Tripoli Fayez al Serraj ha detto all’agenzia Dpa che “Se l’aggressione del generale Khalifa Haftar riprenderà, continueremo a difenderci con forza fino a quando non sarà sconfitta. Noi non abbiamo attaccato nessuno”. 19 gennaio 2020

Fonte Link: repubblica.it

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