Stati Uniti, i democratici perdono la causa contro Trump e Wikileaks per le email rubate

Spread the love

L’accusa era quella di aver cospirato e diffuso materiale dannoso per la campagna elettorale di Hillary Clinton nel 2016. Il giudice Koeltl ha stabilito che la pubblicazione di documenti veri e nel pubblico interesse, anche nel caso in cui siano stati rubati, è protetta dal Primo emendamento

di STEFANIA MAURIZI

Assolti. Dopo tre anni di accuse e un’incessante campagna di attacchi politici e mediatici, Julian Assange e la sua organizzazione WikiLeaks sono stati assolti dal giudice federale di New York, John G. Koeltl, per la pubblicazione delle email dei Democratici americani durante la campagna elettorale del 2016.

Il giudice Koeltl, che secondo quanto riporta la stampa americana è stato nominato proprio dai Democratici, ha stabilito che la pubblicazione di documenti veri e nel pubblico interesse, anche nel caso in cui siano stati rubati, è protetta dal Primo emendamento della Costituzione americana e pertanto non può essere punita.

Si tratta di un verdetto che riconferma un principio che negli ultimi decenni ha sempre garantito al giornalismo Usa di pubblicare documenti estremamente scottanti, anche quando la loro provenienza fosse discutibile, perché magari erano stati rubati o comunque prelevati illegalmente.

La sentenza arriva pochi giorni dopo la testimonianza di Robert S. Mueller davanti al Congresso sullo scandalo Russiagate. La pubblicazione delle email dei Democratici da parte di WikiLeaks che, durante la campagna elettorale del 2016, pubblicò centinaia di migliaia di email interne sia del Comitato Nazionale dei Democratici (DNC) sia del capo della campagna elettorale di Hillary Clinton, John Podesta, è da sempre l’episodio cruciale al centro del Russiagate.

A citare in Tribunale Julian Assange e WikiLeaks era stato proprio il Comitato Nazionale dei Democratici Usa che un anno fa aveva presentato una denuncia penale contro quella che i Dem sostenevano fosse una cospirazione tra la Russia, la campagna elettorale di Donald Trump e WikiLeaks per interferire sulle elezioni a danno della Clinton.

A parte Donald Trump stesso, i Democratici avevano denunciato tutti: la campagna di The Donald, il figlio Donald Trump Jr, il misterioso professore Joseph Mifsud – avvistato per l’ultima volta a Roma e poi sparito nel nulla – il controverso consigliere di Trump, Roger Stone, e altri personaggi finiti al centro del Russiagate. L’accusa, secondo l’azione legale dei Democratici, era quella di aver cospirato e diffuso materiale particolarmente dannoso per la campagna elettorale di Hillary Clinton.

La sentenza di oggi, però, assolve WikiLeaks per la pubblicazione delle email, che rivelarono indubbiamente storie importanti, come il fatto che il Comitato dei Democratici non agì affatto in modo neutrale durante le primarie e boicottò Bernie Sanders a favore della Clinton, una rivelazione questa che portò alle drammatiche dimissioni del capo della campagna dei Dem, Debbie Wasserman Schultz, proprio alla vigilia della Convention democratica.

E le email di Podesta rivelarono anche per la prima volta i discorsi a porte chiuse della Clinton ai giganti della finanza americana. Pochi mesi prima delle elezioni, il New York Times aveva chiesto invano a Hillary Clinton di rendere pubblici “i discorsi lautamente pagati tenuti di fronte alle grandi banche, che molti americani della classe media ancora incolpano per i loro problemi economici”.

L’assoluzione di WikiLeaks è indubbiamente dovuta anche al fatto che organizzazioni con una grande reputazione in tema di libertà di stampa si sono costituite in tribunale a difesa del diritto di Julian Assange e di WikiLeaks di pubblicare documenti, anche quando la loro provenienza sia dubbia, purché siano veri e nel pubblico interesse. L’American Civil Liberties Union (Aclu), il Reporters Committee for Freedom of the Press (RCFP) e il Knight First Amendment Institute della Columbia University, infatti, hanno supportato sia Assange che WikiLeaks in tribunale, difendendo il loro diritto alla pubblicazione, “nonostante i vizi con cui i materiali siano stati ottenuti, purché chi li divulga non abbia partecipato ad alcun illecito nell’ottenerli”, ha chiarito il giudice. 31 luglio 2019

Fonte Link: repubblica.it

Lascia un commento