Chauhan e la Toscanini uno Stravinskij da favola

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Alpesh Chauhan direttore principale Toscanini

L’orchestra in splendida forma festeggiata con il suo direttore dopo un’emozionante esecuzione de L’uccello di fuoco

di MAURO BALESTRAZZI

Per quanto la Filarmonica Toscanini ci abbia ormai abituato a prestazioni di alto livello, soprattutto quando sul podio c’è il suo direttore principale Alpesh Chauhan, il concerto di ieri sera al Paganini è da annoverare fra quelli memorabili.

Già il programma era non poco intrigante: dopo un omaggio a Beethoven con l’ouverture di Egmont, ecco un’opera di non facile ascolto, Metamorphosen di Richard Strauss, composizione cameristica per 23 archi solisti, e infine la musica per il balletto L’uccello di fuoco di Igor Stravinskij.

Che fosse una serata promettente lo si era capito già con l’ouverture beethoveniana, eseguita dall’orchestra senza enfasi, con asciutta eloquenza. Molti applausi anche a Metamorphosen, ultima grande opera strumentale composta da Strauss nel 1945 sull’onda emotiva del crollo della Germania, che Chauhan ha proposto in una lettura calibratissima ma di ininterrotta tensione, con la piena collaborazione dei i 23 archi dell’orchestra e una menzione particolare per gli interventi solistici del violino di Mihaela Costea.

La seconda parte del concerto era dedicata a Stravinskij e al suo Uccello di fuoco, musica che richiede un grande virtuosismo da parte della ricchissima formazione orchestrale. Qualche tempo fa, elencando i suoi autori di riferimento, Chauhan non aveva nominato Stravinskij.

A giudicare da come giovedì sera ha diretto L’uccello di fuoco, deve essere stata una dimenticanza. Chi scrive ha ascoltato questo brano, spesso nella versione ridotta a suite, con direttori come Claudio Abbado, Valery Gergiev, Lorin Maazel. Mi azzardo a dire che l’esecuzione diretta ieri sera da Chauhan mi ha coinvolto non meno di quelle autorevolissime e lontane nel tempo.

Raramente si è sentita la Filarmonica suonare con tanta trasparenza e pulizia di suono e con un così calibrato equilibrio tra le sezioni: un’orchestra di volta in volta lugubre, misteriosa, struggente, festosa, capace di passare da incantate atmosfere di magia a fortissimi secchi come frustate.

Particolarmente calorosa l’accoglienza del pubblico (sabato sera il concerto sarà replicato, un’occasione per chi non c’era giovedì), mentre il solitamente schivo Chauhan stavolta non è riuscito a sottrarsi al ringraziamento dei suoi musicisti che lo hanno festeggiato battendo gli archetti sui leggi e i piedi sul pavimento. 14 febbraio 2020

Fonte Link: parma.repubblica.it

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