“I clan fanno affari. Così prosperano anche al Nord”

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Il capo dell’Antimafia a Milano Alessandra Dolci: “Le imprese infiltrate offrono servizi a costi tali da costringere quelle sane a uscire dal mercato, perché agiscono in totale assenza di legalità”

“Perché la ’ndrangheta è cosi forte ? Perché offre alle imprese vantaggi competitivi, non solo in termini di protezione, ma soprattutto offrendo prestazioni a prezzi appetibili. Le imprese infiltrate offrono servizi a costi tali da costringere le imprese sane a uscire dal mercato, perché agiscono in totale assenza di legalità. Basti pensare al caporalato nella logistica o allo smaltimento illegale dei rifiuti”.

Sono le parole di Alessandra Dolci che a Repubblica Milano nei giorni scorsi ha ribadito come la ’ndrangheta abbia “mostrato di avere la migliore capacità di adattamento sul territorio e di estendersi nella società civile e nei mercati. Soprattutto al Nord”.

Dolci ha rappresentato l’accusa nel processo Infinito, la più grande inchiesta contro le cosche calabresi in Lombardia, ed è da due anni capo dell’Antimafia milanese.

“Il mafioso non spara più, ma sempre più spesso commette reati di natura fiscale. La ’ndrangheta non si presenta con coppola e lupara, ma emette fatture false. Offre prestazioni con condotte illecite tutto sommato tollerate dall’opinione pubblica, perché non fanno percepire il disvalore e non creano allarme sociale. È un soggetto con cui fare affari. Da alcune indagini è emerso come i proventi dell’evasione siano stati spediti in Calabria e usati per sostenere le famiglie dei detenuti delle cosche”.

“Io vorrei – aggiuge Dolci – una presa di posizione delle associazioni di categoria, per esempio degli imprenditori o dei commercialisti. Il problema è di natura etica: come valutiamo un imprenditore che si avvale di imprese mafiose che si offrono a prezzi imbattibili? La criminalità organizzata attecchisce dove c’è già un tessuto sociale abituato a tollerare le devianze. La nostra battaglia è efficace se c’è contrasto a corruzione ed evasione fiscale”.  23 dicembre 2019

Fonte Link: parma.repubblica.it

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