LAV PRESENTA IL “RAPPORTO ZOOMAFIA 2019” (20° EDIZIONE).

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LAV PRESENTA IL “RAPPORTO ZOOMAFIA 2019” (20° EDIZIONE): OGNI 55 MINUTI UN NUOVO FASCICOLO GIUDIZIARIO PER REATI A DANNO DI ANIMALI, UN TASSO DI 16,07 PROCEDIMENTI E DI 9,64 INDAGATI OGNI 100.000 ABITANTI.

IN AUMENTO LE DENUNCE VERSO MINORENNI CHE COMMETTONO REATI CONTRO GLI ANIMALI: +121% DEI PROCEDIMENTI E +54% DEGLI INDAGATI, MILANO E PALERMO IN TESTA.

TRAFFICO DI CUCCIOLI E CORSE CLANDESTINE DI CAVALLI TRA LE PRIME EMERGENZE ZOOMAFIOSE. COMBATTIMENTI, “CUPOLA DEL BESTIAME”, MACELLAZIONE CLANDESTINA, BRACCONAGGIO ORGANIZZATO: CRIMINI ALTAMENTE PERICOLOSI. CONTRABBANDO DI FAUNA ESOTICA E PESCA ILLEGALE: MALAFFARE A DANNO DELLA BIODIVERSITA’. PRIME 53.000 FIRME A SOSTEGNO DELLA PETIZIONE #CHIMALTRATTAPAGA

 I crimini a danno di animali sotto la lente d’ingrandimento dell’Osservatorio Zoomafia LAV, con la 20° edizione del Rapporto Zoomafia 2019 redatta da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio: ogni 55 minuti in Italia, nel 2018, è stato aperto un fascicolo giudiziario per reati a danno di animali26 fascicoli al giorno, con circa 16 indagati (al giorno), uno ogni 90 minuti. Si registra a livello nazionale un tasso di 16,07 procedimenti e di 9,64 indagati ogni 100.000 abitanti. Sono i dati forniti dalle Procure Ordinarie e per i Minorenni, che offrono uno spaccato reale delle illegalità di cui sono vittime gli animali.

Come ogni anno, l’Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV ha chiesto a tutte le 140 Procure Ordinarie e alle 29 presso i Tribunali per i Minorenni i dati relativi al numero totale dei procedimenti penali sopravvenuti nel 2018, sia noti che ignoti, con il numero degli indagati, per i seguenti reati:

  • uccisione di animali (art. 544bis c.p.);
  • maltrattamento di animali (art. 544ter c.p.);
  • spettacoli e manifestazioni vietati (art. 544quater c.p.);
  • combattimenti e competizioni non autorizzate tra animali (art. 544quinquies c.p.);
  • uccisione di animali altrui (art. 638 c.p.);
  • abbandono e detenzione incompatibile (art. 727 c.p.);
  • reati venatori (art. 30 L. 157/92);
  • traffico illecito di animali da compagnia (art. 4 L. 201/10).

Le risposte sono arrivate dall’81% delle Procure Ordinarie e dall’86% di quelle per i Minorenni. In particolare, hanno risposto 113 Procure Ordinarie, su un totale di 140, pari all’81% del totale e 25 Procure presso i Tribunali per i Minorenni su un totale di 29, pari all’86% del totale. Sommando le risposte delle Procure Ordinarie e delle Procure presso i Tribunali per i Minorenni si arriva all’82% di tutte le Procure del Paese.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica hanno risposto, per le Procure Ordinare, 45 del Nord Italia, 20 del Centro e 48 del Sud e Isole, e per le Procure presso i Tribunali per i Minorenni, 8 del Nord, 3 del Centro e 14 del Sud e Isole.

Il totale dei procedimenti sopravvenuti nel 2018, sia a carico di noti (Mod. 21) che di ignoti (Mod. 44), per i reati a danno degli animali, presso le 113 Procure Ordinarie che hanno risposto (81% del totale) è di 8300 (3700 a carico di noti e 4600 a carico di ignoti) con 4977 indagati.

Nonostante l’andamento registrato sul campione delle Procure Ordinarie esaminato indichi un aumento del +2,69% dei procedimenti e una diminuzione del -2,80% degli indagati, riteniamo che l’ipotesi più prudente suggerisca di ritenere che a livello generale ci siano state variazioni poco significative su scala nazionale e che le stime di proiezione dell’anno scorso siano tuttora proponibili. Proiettando, quindi, su scala nazionale i dati delle Procure che hanno risposto, pari all’81% delle Procure Ordinarie, tenendo presenti le dovute variazioni e flessioni, possiamo stabilire che nel 2018 sono stati aperti circa 26 fascicoli al giorno, uno ogni 55 minuti; con circa 16 indagati al giorno, uno ogni 90 minuti, per reati a danno di animali. Si registra a livello nazionale un tasso di 16,07 procedimenti e di 9,64 indagati ogni 100.000 abitanti.

Ricordiamo che si tratta di stime basate su un campione e non sul numero totale delle Procure italiane e che non hanno la pretesa di essere esaustive, ma solo indicative – spiega Ciro Troiano -. Un altro aspetto da considerare è che in generale sono di più i reati denunciati a carico di ignoti che quelli registrati a carico di autori noti. Se si considera poi che, notoriamente, i processi celebrati che arrivano a sentenza sono poco meno del 30 per cento, e di questi solo la metà si concludono con sentenza di condanna, i crimini contro gli animali che di fatto vengono puniti con sentenza sono solo una minima parte rispetto a quelli realmente consumatiL’auspicio è che una accresciuta consapevolezza e conoscenza di questi fenomeni illegali, possa favorire una attività investigativa e di contrasto sempre più efficace, perché il radicarsi dei fenomeni zoomafiosi nella società, o in aree di essa, è una minaccia purtroppo reale. Secondo l’Osservatorio Zoomafia LAV il reato più contestato è il maltrattamento di animali: negli ultimi mesi abbiamo raccolto più di 53.000 firme a sostegno della petizione #chimaltrattapaga (FIRMA QUI: https://www.lav.it/petizioni/chimaltrattapaga), per chiedere al Governo e al Parlamento una normativa più completa ed efficace a tutela degli animali prevedendo, ad esempio, il reato di strage di animali, l’impossibilità per chi è condannato di continuare a detenere animali e una procedura chiara della custodia giudiziaria che consenta alla Magistratura di non dover lasciare le vittime animali nella disponibilità dei loro aguzzini.”

 

Per quanto riguarda le Procure presso i Tribunali per i Minorenni, invece, sono stati analizzati i dati di 25 Procure su un totale di 29, pari all’86%. È stata registrata una brusca impennata del numero delle denunce censite nel 2018: +121% dei procedimenti (da 14 sono passati a 31) con un aumento del +54% degli indagati (passati da 24 a 37). “Riteniamo che questo dato indichi più un aumento dell’attenzione investigativa e giudiziaria per le azioni violente commesse dai minorenni a danno di animali, piuttosto che un aumento dei casi – continua Troiano – Non si tratta quindi di un aumento dei maltrattamenti contro gli animali commessi dai minorenni, ma solo dei casi che sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria. Purtroppo, altri indici suggeriscono che i casi reali siano molti di più e che solo una piccola parte di essi vengono denunciati”.

 

Le Procure per i Minorenni con maggior numero di procedimenti sono Milano e Palermo, entrambe con 6 fascicoli con 5 indagati. È da registrare, però, che a Palermo è stato registrato anche un procedimento con un indagato per violazione all’art. 544 quater c.p. che punisce gli spettacoli e manifestazioni con uso di animali vietati: molto probabilmente riguarda un caso di corse clandestine di cavalli. Napoli, invece, ha il maggior numero di indagati: 9 per tre procedimenti. Sicuramente qualche procedimento vede il concorso di più minori nella commissione del reato.

 

I crimini contro gli animali più contestati

Dall’analisi dei crimini contro gli animali consumati in Italia si evince che il reato più contestato resta quello di maltrattamento di animali, art. 544ter c.p., con 2727 procedimenti, pari al 32,85% del totale dei procedimenti registrati presso le Procure che hanno risposto (8300), e 1830 indagati, pari al 36,77% del totale del numero degli indagati (4977).

Seguono:

uccisione di animali, art. 544bis c.p., con 2624 procedimenti, pari al 31,61% e 617 indagati, pari al 12,4% degli indagati;

abbandono e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, art. 727 c.p., con 1287 procedimenti, pari al 15,51% dei procedimenti, e 1042 indagati, pari al 20,94% degli indagati; reati venatori, art. 30 L. 157/92, con 1228 procedimenti, pari al 14,8% dei procedimenti, con 1179 indagati pari al 23,69% degli indagati;

uccisione di animali altrui, art. 638 c.p., con 345 procedimenti, pari al 4,16% e 115 indagati, pari al 2,31%;

traffico di cuccioli, art. 4 L. 201/10, con 57 procedimenti, pari allo 0,69% del totale dei procedimenti e 02 indagati, pari all’2,05% degli indagati; 

spettacoli e manifestazioni vietati, art. 544quater c.p., con 18 procedimenti, pari allo 0,22% e 65 indagati, pari allo 1,31%.

Infine, organizzazione di combattimenti tra animali e competizioni non autorizzate, art. 544quinquies c.p., con 14 procedimenti, pari allo 0,17% di tutti i procedimenti e 27 indagati, pari all’0,54% del totale degli indagati.

 

Il reato di cui all’art.727 c.p. conferma il suo scarso valore preventivo per l’abbandono di animali. Il reato di abbandono di animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività, punito dal primo comma dell’art. 727 c.p., mira a reprimere un fenomeno che coinvolge decine di migliaia di animali l’anno. Nel 2018, sempre per l’81% delle Procure Ordinarie, sono stati aperti 1287 fascicoli, 865 a carico di noti e 422 a carico di ignoti, per un totale di 1042 indagati. Ora se si considera che la stragrande maggioranza delle denunce per il reato di cui all’art. 727 c.p. riguarda il secondo comma dell’articolo che punisce la detenzione degli animali in condizione incompatibile con la loro natura, si evince che il numero dei casi di abbandono effettivamente denunciati è davvero marginale. “È una disposizione penale che rappresenta una risposta inefficace e per nulla persuasiva per un reato così diffuso – continua Troiano. Sicuramente le difficoltà di accertamento del reato sono enormi, ma è evidente che sotto il profilo della funzione preventiva della pena la sanzione è inappropriata”.  

Discorso simile per l’analisi del reato di uccisione di animali, punito dall’art. 544bis del Codice penale. Nei distretti delle Procure di Modena, Monza, Savona, e Torre Annunziata, ad esempio, nel 2018 non è stato aperto neanche un fascicolo per uccisione di animali. “È altamente improbabile che nelle aree di competenza di queste Procure non si sia verificato neanche un caso di avvelenamento di animali o altro tipo di uccisione – prosegue Troiano. Evidentemente c’è qualcosa che non funziona nell’attività di accertamento di tali reati, sembra quasi che l’avvelenamento di cani o il suo tentativo perpetrato da ignoti non sia percepito come un reato e che sia inutile segnalarlo all’Autorità Giudiziaria”. 

 

La geografia dei crimini contro gli animali

I dati pervenuti dalle Procure Ordinarie ci offrono uno spaccato reale dei reati contro gli animali accertati sul territorio nazionale e ci consentono anche un’analisi della distribuzione geografica dei crimini contro gli animali. La Procura con meno procedimenti per reati contro gli animali è quella di Savona dove è stato registrato un solo procedimento a carico di ignoti; anche l’anno prima era quella con meno procedimenti registrati. Seguono Torre Annunziata (NA) 7 procedimenti e 8 indagati; Aosta 10 procedimenti e 7 indagati; Gela (CL) 13 procedimenti e 4 indagati; Pistoia 13 procedimenti e 15 indagati; Tempio Pausania (OT), 16 procedimenti e 13 indagati e Vasto (CH) 18 procedimenti e 8 indagati.

La Procura di Brescia, sempre in base al campione dell’81% analizzato, si conferma quella con più procedimenti iscritti per reati contro gli animali anche nel 2018: 486 procedimenti con 300 indagati. C’è da dire che poco meno della metà dei procedimenti, 233 fascicoli, pari al 48% del totale, riguarda i reati venatori che hanno coinvolto il 77% degli indagati (231 persone). È noto che la provincia di Brescia rappresenta l’hotspot del bracconaggio più importante d’Italia quindi il numero dei procedimenti per tali reati influisce notevolmente sulla media totale dei reati contro gli animali registrati. Seguono Udine con 209 procedimenti e 145 indagati; Napoli con 197 procedimenti e 97 indagati; Milano con 173 procedimenti e 65 indagati;Verona con 169 procedimenti e 83 indagati; Roma con 167 procedimenti e 109 indagati; Firenze con 164 procedimenti e 145 indagati, Palermo, con 151 procedimenti e 117 indagati eTrento con 150 procedimenti e 91 indagati.

Infine, solo alla Procura di Firenze sono sopravvenuti nel 2018 procedimenti per tutti gli 8 reati analizzati. 7 su 8, invece a Foggia.

 

Combattimenti tra animali un reato sempre pericoloso

I combattimenti tra animali sono un serio problema di criminalità, eppure sono ancora sottovalutati. Si tratta di un fenomeno complesso che coinvolge soggetti diversi: i casi più diffusi fanno capo a delinquenti locali, teppisti di periferia, sbandati, allevatori abusivi e trafficanti di cani cosiddetti “da presa”. Non mancano, però, casi riconducibili alla classica criminalità organizzata: esiti giudiziari hanno accertato il coinvolgimento di elementi appartenenti alla camorra, alla sacra corona unita, al clan Giostra di Messina e ad alcune ‘ndrine. Nel 2018 sono state denunciate 9 persone e sono stati sequestrati 20 cani. I reati correlati vanno dallo spaccio di sostanze stupefacenti all’associazione per delinquere, dalla violazione di domicilio al furto di energia elettrica, dall’invasione di terreni, alla ricettazione degli animali. Dal 1998, anno in cui abbiamo iniziato a raccogliere i dati, fino al 2017 compreso sono stati sequestrati circa 1244 cani e 120 galli da combattimento. 511 le persone denunciate compresi 16 arrestate. Almeno 3 i combattimenti interrotti in flagranza. Per contrastare il preoccupante aumento delle lotte clandestine è tornato attivo il numero LAV “SOS Combattimenti” tel. 064461206. Lo scopo è quello di raccogliere segnalazioni di combattimenti tra animali per tracciare una mappa dettagliata del fenomeno e favorire l’attivazione di inchieste giudiziarie e sequestri di animali.

 

“Sono passati venti anni da quando, nel 1999, istituimmo l’Osservatorio Nazionale Zoomafia, una struttura, ancora unica nel suo genere, finalizzata all’analisi dello sfruttamento degli animali da parte delle organizzazioni criminali. I motivi che determinarono la nascita dell’Osservatorio erano diversi. Innanzitutto, vi era l’esigenza sempre più crescente di analizzare e studiare in modo sistematico un fenomeno pressoché sconosciuto e tentare di individuarne i possibili sviluppi. In secondo luogo, l’analisi sociologica e criminologica si era soffermata sui crimini ambientali, ma solo parzialmente e incidentalmente aveva posto la sua attenzione sui reati contro gli animali. Alcune forme zoocriminali, come i combattimenti tra cani, suscitavano interesse mediatico, ma la conoscenza del fenomeno era meramente giornalistica. Possiamo dire che siamo stati lungimiranti e abbiamo contribuito a far luce su crimini che hanno conseguenze nefaste sugli animali e sulla società”, dichiara Ciro Troiano.

 

Corse clandestine di cavalli, ippodromi & scommesse

La presenza della criminalità nel mondo dei cavalli, delle corse e degli ippodromi è sempre stata forte. Recenti inchieste hanno confermato l’interesse di alcuni sodalizi mafiosi, in particolare di alcuni clan. Le corse clandestine di cavalli confermano la loro pericolosità: solo nel 2018, con dati che riguardano sia le corse clandestine che le illegalità nell’ippica, sono stati registrati 10 interventi delle forze dell’ordine, 5 corse clandestine bloccate63 persone denunciate di cui 46 arrestate, 7 cavalli sequestrati. 2, invece, le stalle sequestrate, 6 i calessi, 1 scuderia e 1 ippodromo. Secondo i dati ufficiali relativi all’elenco dei cavalli risultati positivi al controllo antidoping, ai sensi del regolamento delle sostanze proibite, 53 cavalli che nel 2018 hanno partecipato a gare ufficiali, sono risultati positivi a qualche sostanza vietata. Gare svolte in diversi ippodromi d’Italia, da Albenga a Sassari, da Aversa a Firenze, da Trieste a Taranto, passando per Napoli, Merano, Milano e Siracusa. Queste, invece, alcune delle sostanze trovare nei cavalli da corsa nel 2018: Acido Salicilico, Atenololo, Benzoilecgonina (metabolita dellacocaina), Betametasone, Caffeina, Demecolcina, Diossido di Carbonio (TCO2), Ecgonina Metilestere, Estranediolo (Metabolita Nandrolone), Fenilbutazone, Flunixin, Procaina, Teofillina, Testosterone, Triamcinolone Acetonide, Xilazina.

 

L’affare dei canili e del traffico di cani

Il business legato alla gestione di canili “illegali” (strutture spesso sovraffollate e inadeguate sotto l’aspetto igienico sanitario e strutturale) così come il business sui randagi, mantiene intatto il suo potenziale criminale che garantisce agli sfruttatori di questi animali introiti sicuri e cospicui, grazie a convenzioni con le amministrazioni locali per la gestione dei canili.

Nelle ultime relazioni semestrali della DIA sono riportati, per la prima volta, attestazioni degli interessi della criminalità organizzata nella gestione in Calabria e in Campania.

La tratta dei cuccioli è diventata argomento di studio e analisi dei Vertici Nazionali Antimafia, di Contromafie e anche della Commissione Parlamentare. È stato registrato, per il business dei cuccioli, l’interesse di alcuni esponenti di clan camorristici. La pericolosità del fenomeno si evince anche dai numeri: solo nel 2018 sono stati sequestrati 309 cani e denunciate 27 personedi cui 2 ungheresi, 3 polacchi e 1 slovacco. Dal 2010, anno in cui è entrata in vigore la Legge contro la tratta dei cuccioli, fino al 2018, sono stati sequestrati 5609 cani e 86 gatti (dal valore complessivo di 4.500.000 euro). 312, invece, le persone denunciate. L’analisi della nazionalità delle persone denunciate conferma la transnazionalità di questo tipo di reato: russi, ungheresi, bulgari, serbi, moldavi, ucraini, slovacchi, rumeni, polacchi e, ovviamente, italiani. Rispetto agli anni precedenti si registra la denuncia di cittadini di nazionalità polacca.

 

I traffici internazionali di fauna e il bracconaggio

Il traffico internazionale di animali e piante rare non accenna a diminuire. Nel 2018 il Comando Carabinieri per la Tutela Forestale ha accertato 256 illeciti penali e denunciato 162 persone. Sono stati effettuati 242 sequestri penali e una persona è stata arrestata. Sono 331, invece, gli illeciti amministrativi accertati per un totale di 1.193.716,81 euro. Bertucce, testuggini, corallo, anguille europee, uccelli, caviale, ocelot: alcune delle specie sequestrate.

Traffici di armi rubate o clandestine, resistenza e minacce agli organi di vigilanza, attentati alle auto di servizio: il bracconaggio continua a manifestare la sua pericolosità. I sequestri di armi clandestine testimoniano il forte interesse della criminalità organizzata per alcune attività illegali contro la fauna selvatica. Recenti inchieste hanno accertato gli interessi di alcune ‘Ndrine per la caccia di frodo e la vendita di fauna selvatica. Note le infiltrazioni, soprattutto a Sud, di personaggi malavitosi nella cattura e vendita di cardellini e altri piccoli uccelli. In alcuni territori l’uccellagione e i traffici connessi o il bracconaggio organizzato sono sotto il controllo dei clan dominanti. Armi clandestine, trappole esplosive, munizioni, esplosivi, fucili illegali, coltelli queste alcune delle armi e strumenti sequestrati nel 2018.

Una vera emergenza, tanto grave quanto sconosciuta: il bracconaggio ittico nelle acque interne. Si tratta di un fenomeno sempre più esteso e che crea allarme e preoccupazione. In alcune province del Nord, i fiumi, grandi e piccoli, sono saccheggiati da bande di predatori umani: pescatori di frodo, quasi tutti stranieri dell’Est Europa, che dispongono di mezzi, barche potenti, furgoni-frigo, reti lunghe centinaia di metri, che occupano le sponde fluviali con ricoveri di fortuna e con bivacchi che deturpano il paesaggio, e che usano, spesso, intimidazioni e minacce nei riguardi degli addetti ai controlli.

 

La “Cupola del bestiame”

Abigeato, contraffazione di marchi, falso materiale, associazione per delinquere, introduzione di animali in fondo altrui, maltrattamento di animali, macellazione clandestina, pascolo abusivo, ricettazione, truffa aggravata, frode, estorsione, riciclaggio, traffico sostanze dopanti, percezione illecita di fondi pubblici: sono solo alcuni dei reati accertati nel corso del 2018 tra le illegalità negli allevamenti e nel commercio di alimenti di origine animale. Tra i beni sequestrati a mafiosi ci sono anche allevamenti, mandrie, cavalli, bovini, caseifici.

L’abigeato non trova tregua, ogni anno spariscono nel nulla circa 150.000 animali. Animali di provenienza sconosciuta, farmaci illegali, stalle e allevamenti abusivi, animali tenuti in estreme condizioni o senza il rispetto delle norme igieniche: questi alcuni casi accertati nel 2018. Diverse le forme di macellazione clandestina, che vanno da quella domestica, o per uso proprio, a quella organizzata, riconducibile a traffici criminali, da quella collegata alla caccia di frodo a quella etnica. Le sofisticazioni alimentari creano sempre maggiore allarme sociale.

 

 

“Malandrinaggio” di mare: un malaffare a danno della biodiversità marina

Il mare in mano ai pirati della pesca di frodo, che con le loro flottiglie depredano le popolazioni di pesce, devastano i fondali, impoveriscono la biodiversità. Tonnellate di tonno rosso, di pesce spada, di molluschi, di novellame, di anguille, insieme a miglia di ricci e a quintali di datteri di mare, posti sotto sequestro. Fondamentale per il contrasto dei crimini contro il mare e i suoi abitanti l’opera della Guardia Costiera. “Nel business del pesce non manca l’infiltrazione della mafia o della camorra che, come diverse inchieste hanno accertato, sono infiltrate in società operanti nel settore ittico – continua Troiano -. Sono significative in tal senso le operazioni antimafia contro il clan Rinzivillo o il clan Muto”.

 

Uso di animali a scopo intimidatorio, cani rubati

La funzione intimidatoria degli animali è uno dei ruoli che gli animali svolgono nel sistema e nella cultura mafiosa. L’uso di animali come arma o come “oggetti” per intimidire è molto diffuso, di difficile catalogazione e rappresenta un fenomeno che non si può facilmente prevenire. Teste mozzate di pecore, agnelli, capre, maiali e cani recapitate a scopo minatorio; animali al pascolo uccisi: sono alcuni dei casi accaduti l’anno scorso.

Il furto di cani è in aumento e suscita grande allarme La fenomenologia è varia e complessa, ma il più delle volte gli animali vengono rubati per il loro valore economico e finiscono poi al mercato nero o usati come riproduttori. La vittimologia di questa categoria vede a rischio i cani di razza con pedigree importanti, campioni di bellezza, o campioni di caccia. A questi si aggiungono cani che vengono venduti tramite Internet e canali non ufficiali, come allevatori abusivi o privati che mettono annunci. Vi sono poi i rapimenti con le annesse richieste di riscatto.

 

Zoocriminalità minorile: la “scuola” della violenza

Il tema della violenza nei riguardi degli animali è strettamente collegato al tema della violenza nei riguardi degli esseri umani e dei comportamenti antisociali in genere. L’esposizione continua a forme di violenza, anche se solo come spettatori, può portare alla desensibilizzazione nei riguardi della sofferenza altrui e all’assuefazione alla violenza stessa. “È ancora diffusa la convinzione che i bambini autori di abusi nei riguardi di animali non fanno altro che compiere un percorso quasi obbligato nel cammino della loro crescita. Nulla di più sbagliato –ammonisce Troiano. La ricerca ha spiegato che quei bambini che maltrattano animali lo fanno in risposta a un disagio e sono molto probabilmente loro stessi vittime di altre violenze, il più delle volte commesse proprio dalle figure più significative per loro. La cultura in cui si sviluppano forme di violenza contro gli animali, e in particolare la zoomafia, ha come riferimento un modello di vita basato sulla prevaricazione, l’aggressività sistematica, il disprezzo per le ragioni altrui. I “valori” di riferimento sono l’esaltazione della forza, la mascolinità, il disprezzo del pericolo, il potere dei “soldi”. In questa dimensione valoriale, le corse clandestine di cavalli o i combattimenti tra cani trovano una facile collocazione. I bambini e gli adolescenti coinvolti vengono proiettati in un mondo adulto, “virile”, dove la sicurezza individuale e la personalità si forgiano con la forza, con l’abitudine all’illegalità, con la disumanizzazione emotiva”.

 

18 luglio 2019

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