L’ASSURDITÀ DEL DEBITO PUBBLICO

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Duca di Bedford
Anno:1947


È una prova notevole dell’ignoranza dei politici in materia di finanza e, di conseguenza, della loro inidoneità a svolgere l’importante ruolo che necessariamente svolgono nella conduzione degli affari della nazione, che né i conservatori, né i partiti laburisti, né i partiti liberali, per non parlare dell’I.L.P., né i comunisti e il Common Wealth, hanno mai fatto alcuna dichiarazione importante di una politica in relazione al debito nazionale, né hanno mostrato la minima indicazione di rendersi conto che è auspicabile fare qualcosa al riguardo.

COME È INIZIATA!


    Il debito nazionale è iniziato nel 1694, quando il governo dell’epoca organizzò incautamente che un sindacato privato, che più tardi divenne noto come “Banca d’Inghilterra”, gli prestasse 1.200.000 sterline in oro, con un interesse dell’8%. Con una stupidità ancora maggiore, essi permisero poi al sindacato di emettere banconote del valore di 1.200.000 sterline che fu in grado di prestare in circolazione, applicando un interesse. Così, anche se la Banca d’Inghilterra non ha dovuto sostenere alcuna spesa al di là del costo della carta e della stampa, è stata autorizzata ad applicare interessi su due lotti di denaro: il suo oro e le nuove banconote al valore dell’oro! Più tardi, la Banca d’Inghilterra riuscì ad ottenere ancora più oro, che prestò anche al governo con interesse, e, ogni volta che lo fece, aumentò l’emissione di carta moneta praticamente senza costi fino ad ottenere interessi su 16 milioni di sterline in oro e 16 milioni di sterline in banconote cartacee. Se il Governo avesse fatto la cosa ovviamente sensata e, invece di prendere in prestito, avesse deciso di emettere la propria carta moneta, avrebbe potuto farlo anche lui al solo costo della carta e della stampa; non ci sarebbe stato bisogno di pagare interessi a nessuno; e il contribuente non sarebbe stato oberato di interessi.

    Con il passare del tempo, la Banca d’Inghilterra ha aumentato la quantità di carta moneta che ha creato oltre alla quantità di oro in suo possesso, fino a quando non ha presto prestato in banconote quasi dieci volte il valore delle sue disponibilità in oro.

    Durante la prima metà del IXX secolo le Banche Commerciali inventarono e cominciarono a utilizzare la moneta “a assegno”. Questo nuovo tipo di denaro non esisteva nemmeno sotto forma di banconote cartacee, ma nasceva con il semplice processo di inserire nei libri contabili le cifre che registravano la concessione di prestiti, oppure compilando assegni per consentire alle banche di acquistare titoli. Questi assegni, è importante notare, non attingevano e non trasferivano, come gli assegni di un privato, denaro già esistente, ma ne creavano di nuovo al valore delle cifre che vi erano scritte sopra.

GONFIARE IL DEBITO


    Gradualmente, inoltre, con il passare degli anni, il Governo ha aumentato il debito nazionale indebitandosi sempre più con interessi. Prendeva in prestito, sia denaro nuovo dal sistema bancario, sia denaro già esistente da privati e organizzazioni, invece di tenersi fuori dal debito facendo sì che il Tesoro creasse il denaro di cui avevano bisogno, senza alcun interesse, usando la tassazione anti-inflazione, quando necessario, per mantenere l’offerta di denaro entro limiti adeguati.

    La pratica del Governo, quando prende in prestito e aumenta il debito nazionale, è quella di emettere Titoli di Stato e obbligazioni di vario tipo, di cui Consoli, Prestiti di Guerra e Certificati di Risparmio di Guerra sono esempi familiari. Questi titoli di Stato sono in realtà pezzi di carta che danno ai detentori il diritto di ricevere interessi. Questo può sembrare tutto molto bello, ma c’è un intoppo nella pratica che verrà spiegato più avanti. I Titoli di Stato, o in altre parole le partecipazioni del Debito Nazionale, vengono acquistati da privati e organizzazioni con denaro già esistente. Nel caso delle banche, invece, vengono acquistati, come già indicato, con denaro di nuova creazione, perché, secondo la prassi bancaria, una Banca Commerciale come la Barclay’s o la Midland, può, con la semplice compilazione degli assegni che effettuano l’acquisto, creare nuovo denaro per l’acquisto di Titoli (o per la concessione di prestiti) fino a circa nove volte l’importo delle sue “riserve di liquidità”. Queste ultime consistono in monete, banconote e assegni emessi dalla Banca d’Inghilterra. Per esempio, qualcuno che effettua operazioni bancarie presso la banca Midland potrebbe depositare 100 sterline in banconote, o un assegno del valore di 100 sterline estratto presso la Banca d’Inghilterra. Questo darebbe alla Midland Bank il diritto di creare, sia per l’acquisto di Titoli (inclusi i Titoli di Stato che si aggiungono al Debito Nazionale) che per la concessione di prestiti, o in parte per l’uno e in parte per l’altro scopo, fino a 900 sterline di nuovi simboli monetari.

    Il debito nazionale, sempre in aumento, nell’ultimo mezzo secolo è salito a passi da gigante. Considereremo prima di tutto l’entità dell’aumento, e alcuni dei problemi matematici e delle assurdità che ne derivano. Procederemo poi ad affrontare alcune delle sue altre caratteristiche altamente discutibili.
 
    Nel 1914, prima dello scoppio della prima guerra mondiale, era passata dalle iniziali 1.200.000 sterline a 700 milioni di sterline; l’imposta sul reddito era di 1s. 4d. per ogni sterlina; e la media delle imposte pro capite era di circa 3 sterline all’anno. Durante i settant’anni prima del 1914, circa 1.500 milioni di sterline erano stati spesi dalla tassazione in semplici interessi, senza che il capitale di 700 milioni di sterline fosse in alcun modo ridotto. 
(NdT: in Italia, dal 1980 al 2020, ben 4mila miliardi di euro di interessi sono stati sacrificati ai creatori di denaro dal nulla, alle banche zecche clandestine classificate come “specialisti di titoli di stato” nella lista pubblicata dal MEF, esso stesso ostaggio del cartello bancario “bankitalia”) 
Questo è importante, e indica un modo in cui la folle pratica di prendere in prestito a interessi dal sistema bancario e da altre fonti è così del tutto insoddisfacente e ingiusta. Con il passare degli anni, e il pagamento degli interessi che si accumula con il pagamento degli interessi, arriva il momento in cui il paese infelice ha pagato, in interessi, molto più della somma originale presa in prestito. eppure è il più lontano che mai dal fuggire dal debito, perché, nonostante le enormi somme pagate ai finanziatori, il capitale rimane non ridotto e il diritto di continuare a riscuotere gli interessi continua a tempo indeterminato! È importante notare che, a causa di questo ridicolo stato di cose, anche se l’ultima fattura per le munizioni, ecc. è stata probabilmente pagata entro un anno o due dalla conclusione delle ostilità, stiamo ancora pagando gli interessi sul denaro preso in prestito per le guerre napoleoniche; stiamo ancora pagando gli interessi sul denaro preso in prestito per la guerra di Crimea; e ancora pagando gli interessi sul denaro preso in prestito per la guerra boera, per non parlare, naturalmente, del denaro preso in prestito per le due guerre mondiali! 
(Ndt: idem, mutatis mutandis, per l’Italia e le guerre del secolo scorso)

    Al termine della guerra del 1914-1918, il debito nazionale era passato da 700 milioni di sterline a circa 7 miliardi di sterline, cifra alla quale si attestava nel periodo tra il 1918 e il 1939. Gli interessi medi durante questo periodo di ventuno anni, ammontavano a 240 milioni di sterline all’anno o poco più di 5 miliardi di sterline prelevati dalle tasche dei contribuenti senza mai ridurre la somma di 7 miliardi di sterline. La prima guerra mondiale, è importante ricordare, non ha diminuito materialmente la capacità di questo paese di produrre e importare ricchezza reale sotto forma di beni e servizi. Anzi, è probabilmente corretto dire che, a causa delle invenzioni e delle scoperte belliche, la capacità della Gran Bretagna di produrre e importare beni è effettivamente aumentata.

    Nonostante ciò, tuttavia, il potere delle persone di tutte le classi di acquistare e godere dei beni e dei servizi che sono stati prodotti o che avrebbero potuto essere prodotti, è stato diminuito dall’enorme aumento delle tasse. I ricchi dovevano pagare molto di più in super-tasse. I poveri dovevano pagare di più in “imposte indirette”. (Per “imposte indirette” si intendono le tasse doganali e le accise sulle merci importate, che si aggiungono al prezzo di queste ultime e aumentano la quantità di denaro che gli acquirenti, compresi i poveri, devono pagare per ottenerle).

L’USURA CREA POVERTÀ

    Le persone istruite che erano ricche, o che lo erano state una volta, non hanno mai avuto il buon senso di chiedersi perché, quando il potere della nazione di produrre beni e servizi era maggiore di prima, a causa dell’aumento delle tasse, dovevano accontentarsi di meno; né si sono mai chiesti perché non si potesse dare ai poveri una maggiore quantità dell’accresciuta ricchezza in beni, senza che il loro stesso tenore di vita si riducesse. La maggior parte di loro attribuiva la pesante tassazione e la diminuzione del loro potere d’acquisto di ciò di cui avevano bisogno o che desideravano, all’aumento della spesa per i servizi pubblici, compresi l’istruzione, l’aiuto alla disoccupazione, ecc. In questo caso la loro ignoranza delle questioni finanziarie li ha portati all’errore, poiché, per quanto riguarda gli effetti sulla tassazione, l’aumento della spesa per i servizi pubblici è stato un mero morso di pulce rispetto all’importo che hanno dovuto pagare per fornire interessi sul sempre crescente debito nazionale. I più egoisti tra i denuncianti, e coloro che non erano testimoni oculari delle sofferenze dei poveri, brontolavano perché si spendeva più denaro – e giustamente speso – per aiutare i membri della classe che guadagnava settimanalmente il salario. Si ricordavano di casi di operai pigri, e pensavano e discutevano come se i disoccupati fossero pigri. I salariati settimanali, invece, ugualmente ignoranti delle questioni finanziarie e naturalmente arrabbiati dalle critiche egoistiche e ingiuste di coloro che, nonostante il loro ridotto tenore di vita, erano ancora molto meglio di loro, odiavano i loro critici e chiedevano di essere tassati ancora più pesantemente, credendo che solo con questi mezzi si poteva migliorare la loro sorte. Così si verificò che lo spirito di odio di classe e di antagonismo tendeva ad aumentare, in gran parte perché entrambe le parti davano la colpa al motivo sbagliato!
    A seguito dei prestiti a tasso d’interesse contratti durante la Seconda Guerra Mondiale, il debito nazionale è passato da 7 miliardi di sterline a 20 miliardi di sterline e non ha smesso di crescere. Non è certo che possa smettere di crescere! Se il governo iniziasse a rimborsare il debito nazionale al tasso di un milione di sterline alla settimana, ci vorrebbero più di 400 anni per liquidare il solo capitale, indipendentemente dagli interessi che, se fossero solo del 2½%, raddoppierebbero esattamente la somma del capitale ogni 40 anni. Se ogni lavoratore maschio di questo paese dovesse dare £l al mese per ripagare l’importo del capitale, ci vorrebbero comunque 30 anni per liquidare il capitale, senza tener conto degli interessi. Se gli interessi correnti sono calcolati in media solo a 2½%, la somma che deve essere prelevata dalle tasche della gente anno per anno, senza mai iniziare a ridurre il capitale del debito, è di 625 milioni di sterline, o circa 10 milioni di sterline alla settimana, che è uguale a ogni lavoratore maschio che contribuisce con circa 3215s 7d. all’anno, ovvero 214s. 7d. al mese. C’è da meravigliarsi se ci sentiamo schiacciati e strangolati dalle tasse? Non è incredibile che nessuno dei principali partiti politici si sia minimamente interessato a questa questione vitale?
    Un nuovo accordo fatto da quando la Banca d’Inghilterra è stata nazionalizzata, in base al quale la Banca versa al Tesoro una somma annuale di I.746.360 sterline “che sarà applicata al pagamento di qualsiasi interesse che altrimenti sarebbe destinato ad essere pagato dalla tassa annuale permanente per il debito nazionale”, in realtà non fa nulla di utile per effettuare una progressiva riduzione dell’onere del debito. E’ così, perché troviamo altrove nel disegno di legge di nazionalizzazione che lo stesso importo – 1.746.360 sterline – è da riscuotere con la tassazione a favore degli ex azionisti della Banca. Questa tassa in effetti si aggiunge all’onere degli interessi sul Debito Nazionale, cosicché la disposizione in base alla quale la Banca versa un importo equivalente al Tesoro, si limita a cancellare un’aggiunta annuale al debito e non riesce, come ho già sottolineato, a ridurre progressivamente o la colossale somma capitale di 26.000 milioni di sterline, o gli interessi che devono essere pagati su di essa.

CHI CI GUADAGNA ?

Procederemo ora a considerare altri aspetti della follia o dell’iniquità del debito nazionale.

    Ricordate che tutti gli interessi sul Debito, o in altre parole, tutti i dividendi pagati ai detentori di ogni forma di Titoli di Stato, provengono dalla tassazione; e ricordate che ogni cittadino che è detentore di Titoli di Stato è anche un pagatore di tasse, dirette o indirette, e di solito entrambe le cose.
L’assurdità n. 1 è che coloro che sono detentori di Titoli di Stato, o in altre parole, gli investitori del Debito Nazionale, essi stessi, attraverso la tassazione, forniscono al Governo il denaro con cui pagare i loro dividendi! Essi potrebbero quindi essere altrettanto prosperi, e in molti casi, anzi, molto meglio, se non avessero denaro investito in Titoli di Stato e non fossero stati loro pagati dividendi per le loro partecipazioni, ma, di conseguenza, neanche una tassazione per fornire tali dividendi! Non solo i detentori di Titoli di Stato, in quanto classe, devono fornire essi stessi tutti i dividendi che il Governo paga loro, ma devono anche fornire una sostanziale somma di denaro per pagare gli stipendi della schiera di persone, che non facendo alcun tipo di lavoro creativo, si limitano a togliere loro il denaro e a restituirglielo. In altre parole, se l’interesse sui titoli di Stato è del 2½%, allora probabilmente circa il 3% è effettivamente necessario e raccolto per includere la remunerazione di coloro che amministrano il sistema. Questo significa che le persone pagano 3 sterline di tasca propria affinché la burocrazia possa restituire loro 2,5 sterline da mettere nell’altra tasca!

L’assurdità n. 2 è che il contribuente non può spendere per i propri bisogni e desidera denaro che deve tenere in riserva per pagare le tasse, incluse, ovviamente, le tasse sugli interessi sul debito nazionale: e, allo stesso modo, lo Stato non può spendere per qualsiasi scopo o servizio sociale, denaro che deve tenere in riserva per pagare gli interessi ai possessori di titoli di Stato! Un gran numero di persone, quindi, sono impiegate, inutilmente, nell’infinita raccolta e trasferimento, avanti e indietro, tra il contribuente e lo Stato, e lo Stato e il contribuente, di somme vaste e sempre maggiori che nessuno dei due può spendere in alcun modo utile!

L’assurdità – e l’ingiustizia – n. 3
 è che le partecipazioni dei piccoli investitori in titoli di Stato e del Debito Nazionale, gli “uomini della strada”, per così dire, che non hanno più di 500 sterline in azioni, ammontano solo a circa il 20% del totale. L’ottanta per cento è detenuto da banche, compagnie di assicurazione e altre grandi organizzazioni e, come abbiamo già visto, le banche ottengono le loro partecipazioni, come regola generale, creando nuovo denaro con un colpo di pennaLe banche inoltre, si potrebbe aggiungere, hanno mezzi negati ai piccoli investitori, di mascherare i loro profitti e di sfuggire alla tassazione.
 
L’assurdità n. 4 è che i piccoli investitori pagano in tasse, al fine di fornire ai grandi investitori dividendi sulle loro partecipazioni al debito nazionale, circa quattro volte più denaro di quanto riceveranno mai come dividendi sulle proprie partecipazioni!

    Un altro racket in relazione al Debito Nazionale, abbastanza comune nella guerra del 1914-18, era che le banche creassero nuovo denaro sotto forma di prestiti e lo prestassero alle compagnie di assicurazione, ecc. per consentire a queste ultime di acquistare titoli di Stato e una quota del Debito Nazionale. Le partecipazioni in questi casi sarebbero state intestate alle compagnie di assicurazione, e non alle banche, ma potevano essere dividendi sulle partecipazioni (ottenuti ovviamente dai contribuenti) che sarebbero stati condivisi tra le banche e le compagnie di assicurazione. A volte, anche una compagnia di assicurazione o un’altra grande impresa, durante la guerra, vendeva azioni di qualche impresa industriale che produceva beni e servizi (o vendeva con profitto, e giustamente pagava dividendi), e usava il denaro così ottenuto per acquistare titoli di Stato, mettendosi così, per così dire, sulla schiena già sovraccaricata del contribuente. L’opinione degli esperti è in qualche modo divisa sulla questione se ci sia stato o meno il ripetersi di questa pratica durante l’ultima guerra mondiale.

    Prima di lasciare la questione del “racket”, può essere opportuno richiamare l’attenzione su un’altra pratica disonesta in relazione al debito nazionale, alla quale i governi sono inclini a ricorrere. Gli investitori sono talvolta tentati dall’assicurazione che in una data futura saranno pagati per i loro investimenti in titoli di Stato una somma maggiore di quella che avevano inizialmente dato. In origine, ad esempio, è stato dichiarato che i Certificati di Risparmio Nazionali originali sono stati emessi per la prima volta a 15£ o 15/9, per un valore di 21£ tra sette anni. Quando i sette anni erano trascorsi, tuttavia, non si è tenuto conto del fatto che il potere d’acquisto delle sterline era sceso a circa 8d rispetto al suo valore al momento della prima emissione dei Certificati di Risparmio Nazionali. Il risultato fu che le persone che investirono 15£ di potere d’acquisto nel 1940, nel 1947 ottennero indietro 21£ di valore di nome, ma solo 9£ di fatto! In altre parole, non hanno realizzato alcun profitto reale, ma hanno subito una perdita di 6£ su ogni 15£ investite! Nonostante ciò, la gente è stata di nuovo invitata a investire 10£, con l’intesa che tra dieci anni ne riavrà 3£!

    A volte si sostiene che il debito nazionale è davvero innocuo, in quanto equivale praticamente a prelevare denaro da una tasca e a metterlo in un’altra e funziona anche come una forma di tassazione anti-inflazione. Il motivo per cui dovrebbe essere difendibile sprecare una quantità stupenda di tempo e di lavoro e mettere milioni di persone in inutili guai per ottenere l’inutile risultato di togliere denaro da una tasca e metterlo in un’altra, non è rivelato! Per quanto riguarda il Debito Nazionale che opera come forma di tassazione antinflazionistica, questo può essere vero nella misura in cui mantiene una grande somma di denaro fuori dalla circolazione effettiva – indipendentemente, si potrebbe aggiungere, dal fatto che le condizioni generali rendano o meno auspicabile o meno la tassazione antinflazionistica, o quella quantità di tassazione antinflazionistica. C’è, tuttavia, un detto ben noto che parla di bruciare la casa per arrostire una coscia di maiale. In confronto ad una tassazione anti-inflazionistica, sensata e di tipo commerciale, attentamente studiata per togliere dalla circolazione in un determinato periodo quella quantità di denaro, e solo quella, che, se lasciata nelle tasche della gente, si rivelerebbe superflua, il debito nazionale è del tutto paragonabile alla distruzione, per mezzo del fuoco, di una splendida dimora per ridurre la carne di maiale cruda allo stato cotto.

    Se si pone la domanda: “Che cosa si deve fare per porre fine al debito nazionale e ai mali ad esso connessi”, la risposta non è molto difficile.
 
 
 
    In primo luogo, occorre distinguere chiaramente tra coloro che hanno acquistato il loro patrimonio del debito nazionale con denaro risparmiato, guadagnato, ereditato o altrimenti normalmente acquisito; e coloro che hanno acquistato il loro patrimonio con denaro di nuova creazione, cioè le banche e gli amici dei banchieri che hanno ottenuto prestiti bancari per effettuare i loro acquisti. Le banche dovrebbero essere condannate a vendere le loro partecipazioni in titoli di Stato allo Stato, il quale, per ragioni di contabilità, le pagherebbe con denaro non debitorio di nuova creazione. Questo denaro, in accordo con la prassi bancaria esistente, le banche sarebbero poi tenute a distruggere, perché, proprio come con il sistema attuale creano nuovo denaro quando fanno prestiti o acquistano Titoli, così fanno distruggere il denaro quando ricevono il rimborso del capitale dei prestiti o vendono Titoli, mantenendo solo gli interessi per se stessi. Se questa azione venisse intrapresa, una parte del debito nazionale verrebbe immediatamente cancellata, senza alcun rischio di inflazione, e tutte le sciocchezze che ne conseguono, cioè la raccolta di denaro all’infinito attraverso la tassazione, la distribuzione e la riscossione di nuovo, verrebbero meno. Nessuna ingiustizia sarebbe stata inflitta anche alle banche, che se la sono già passata molto bene per gli interessi ricevuti in passato dai titoli di Stato, che non sono stati acquistati né con il denaro dei loro depositanti, né con il denaro che dovevano risparmiare o guadagnare. Se si volesse trattare generosamente i banchieri per il lavoro che svolgono come contabili della nazione, si potrebbero pagare loro gli stipendi più abbondanti, come a qualsiasi altro funzionario pubblico, ma questo potrebbe essere fatto senza appesantire l’intero Paese con l’hocus-pocus del debito nazionale.
    Per quanto riguarda gli amici dei banchieri, cioè coloro a cui le banche hanno prestato denaro di recente creazione per consentire loro di acquistare titoli di Stato, questi, se dovessero ancora esistere, dovrebbero essere trattati in modo piuttosto simile. Le banche dovrebbero avere l’ordine di richiedere i prestiti concessi a questi candidati. Il Governo darebbe quindi ai prestanome dei banchieri del denaro non a debito per consentire loro di effettuare il rimborso, e le banche, una volta ricevuto questo denaro, lo cancellerebbero e lo distruggerebbero, sempre secondo la prassi attuale.

    Rimarrebbe solo quella parte del debito nazionale acquistato da privati, organizzazioni, ecc. con denaro già esistente e ottenuto in modo normale. Queste persone dovrebbero essere pagate per l’intero valore delle loro partecipazioni con denaro non-debitorio di nuova creazione, il più rapidamente possibile, senza rischio di inflazione, e potrebbero poi spendere il denaro così ricevuto o investirlo nell’Industria. Si potrebbe ritenere possibile e auspicabile accelerare questo processo concedendo meno prestiti bancari durante il periodo in cui viene effettuato. Meno denaro creato dai prestiti bancari, più si può tranquillamente crearlo per altri scopi. Se si ritenesse che una particolare considerazione debba essere mostrata alle persone anziane di piccolo cabotaggio che sono state incoraggiate ad investire in titoli di Stato per la certezza del reddito che ne deriva (né loro, né nessun altro sembra aver apprezzato il legame tra la “certezza” del reddito e la “certezza” e l’inevitabilità dell’imposizione fiscale che lo fornisce!)  si potrebbe facilmente prendere un accordo per consentire loro di ottenere rendite adeguate per le quali, tra l’altro, non dovrebbero contribuire a fornire il denaro, con le tasse che loro stessi avrebbero pagato!

    L’attuale politica del Governo di ridurre i tassi d’interesse sulle partecipazioni al debito nazionale, senza tentare alcuna riforma fondamentale del sistema finanziario, non è né pesce, né carne, né pollame, né una buona falsa traccia per quanto riguarda i piccoli investitori nel debito nazionale. Il basso tasso d’interesse li porta solo a un misero e inadeguato rendimento delle somme di denaro che hanno, con difficoltà, risparmiato e investito, mentre allo stesso tempo non ottengono alcun vantaggio compensativo nella riduzione della tassazione conseguente ad una profonda revisione dell’intero sistema finanziario. Se si pone la domanda: “Come può il Governo ottenere il denaro che ha ottenuto prendendo in prestito il denaro con gli interessi”, la risposta è ancora una volta molto semplice. Può indirizzare le banche a crearlo non sotto forma di debito fruttifero, e può utilizzare la tassazione anti-inflazione per raccogliere, di tanto in tanto, tanto di quel denaro quanto può essere necessario per evitare che un eccesso rimanga in circolazione. Il denaro, non deve mai essere dimenticato, deriva il suo valore dalla presenza nel paese di un adeguato supporto di beni e servizi. Non deriva alcun valore dal fatto che è stato creato come debito fruttifero di interessi, anzi, debito di qualsiasi tipo. martedì 18 febbraio 2020



Sull’Autore:

Hastings William Sackville Russell, 12° Duca di Bedford (21 dicembre 1888 – 9 ottobre 1953) era un pari britannico. Nato a Cairnsmore House, Minnigaff, Kirkcudbrightshire, figlio di Herbrand Russell, 11° duca di Bedford e di sua moglie Mary Du Caurroy Tribe, DBE, RRC, FLS, l’aviatore e ornitologo, era noto sia per la sua carriera di naturalista che per il suo coinvolgimento in politica.

Fonte Link: centralerischibanche.blogspot.com

Source: The Absurdity of the National Debt

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