AUTHORITY DAY

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Avanspettacolo europeo a Palazzo Ducale per il solstizio d’estate. Con la Benedizione di Silvio I, l’infaticabile e prestante viaggiatore di commissione Hulk Barroso, da candidatura papale, gli inchini carpiati e le genuflessioni di Podger, i salamelecchi Ubaldiani, il frastornato Bernazzoli e l’ecumenico Errani, tra play-boy dichiarati ed epigoni in sciame brusiante (siamo o non siamo a casa di Maria Luigia!), dopo il light branch, ricco di cadaveri locali dop affettati, consumato nel Palazzo Ducale, parlando di corti a dame nordiche, di calcio e fiorentine, redarguiti il Sindaco parmense, incontenibile negli appalti e ipereccitato forse per la fauna scalpitante, e il Ministro alla salute, in debito digestivo, a Parma, l’Auschwitz per gli animali, si è consumata la neodiplomazia europea locale e ufficializzato l’insediamento dell’EFSA.
E con l’EFSA i grandi appalti in sovrastrutture. E pensare che sarebbe bastato un palazzo o due in qualche città già attrezzata. Pensate che l’Authority sia venuta a Parma per la storica tradizione della qualità alimentare? Balle, questo è lo strumento che la lobby delle grandi infrastrutture ha utilizzato per far affari. A Parma c’era da fare tutto. Uno strumento, l’alimentare, strategico per la cultura della betoniera. Parma città europea, un progetto collettivo? Quando mai i cittadini sono stati chiamati a elaborare un nuovo progetto culturale di città! Devono solo bersi il caro vita, partecipare ai costi della speculazione immobiliare e delle infrastrutture imposte che la lobby ha deciso di fare: quando le risorse pubbliche vengono assegnate, fateci caso, sono anche già destinate. Certo l’Authority è una grande opportunità. Ciò che è grave, è che si parla solo di infrastrutture, e si tace invece sullo sviluppo del tessuto sociale. Non c’è un vero tavolo di dialogo con la città, con tutto il territorio provinciale sul cambiamento di identità, sul pensare l’evoluzione della nostra comunità in Europa. E’ solo un’elite, dalla parvenza rappresentativa, che decide. Se l’Europa ci ha dato un obiettivo: “città delle conoscenze e sicurezza alimentari”, sta a noi ora progettare e realizzare questi valori come identità e nell’immaginario collettivo, unitamente ai valori storici che già ci sono riconosciuti. Le città che si pongono un ruolo Europeo, non possono vivere solo di economia nostalgica o sul segno del passato. Sono città che devono avere, devono trasmettere un senso, avere l’energia dell’orientamento. Progettare il nostro territorio significa avere visioni e capacità di tradurle in realtà, con Istituzioni pronte all’ascolto, alla valutazione di fattibilità, aperte al cittadino. Si vorrebbe insomma partecipare alla progettazione e condividere lo sviluppo del luogo che abitiamo e che determina pesantemente la nostra condizione di felicità. Invece non c’è coinvolgimento collettivo, né una progettazione strategica innovativa. Lo sviluppo urbanistico deprimente in atto nella città ne è testimonianza. Una città infelice è una città depressa senza futuro, incapace di esprimere il proprio potenziale. I politici, connessi solo agli affari, continuano a imporre dall’alto le loro scelte. Si subisce senza possibilità di intervento. I cittadini, o meglio sudditi, a far da comparse, coristi e spettatori di auto blu in transito.

Una celebrazione, appunto, senza contenuti, ad alto costo collettivo (il periodo di vacche grasse lo consente!), cose scontate, nulla di nuovo, grandi ringraziamenti, bevute e cibo, una mobilitazioni di uomini, mezzi, servizi che, pur svalutati in euro, costituiscono pur sempre un bel conto pubblico a nove zeri e una discreta vincita al superenalotto della diplomazia per chi vi ha giocato. Il niente ad alto costo, vi piace? E’ la Diplomazia di questa politica prête à porter in scatola mediatica! Si è inaugurata l’EFSA, quella che avrà cura di farci trovare sulle nostre tavole “cibi sani”! Al cittadino non resta che pagare e consumare quel cibo classificato, omologato, standardizzato dalla burocrazia scelta dall’élite di potere economico. Avrei preferenza dell’orto! No l’ubanizzazione non lo consente: come le piste ciclabili, si sottraggono i marciapiedi ai pedoni.
A concludere, intervista di Silvio I a TeleFede locale, emittente di Palazzo del Grano, il cui recente azionariato cementizio ha rinvigorito le finanze, dopo l’abuso di crac, e commiato di saluto riservato agli intimi del partito.
Di fatto l’ennesimo spot pubblicitario di politici, pagato dai contribuenti, come da protocollo.
Siamo ironici, invita Silvio I, papa ius getium, benedicendo il governatore, la platea di vassalli, vassallori, cavalieri e fanti. Qualche rettore non ha ancora pensato a una laurea honoris causa in comica? Questa è vera arte! Grande assente Tanzi, presente nei precedenti simposi d’auspicio: un qualche bond per l’Authority l’avrà elargito? Bondi controlli!
Certo siamo ironici perché se il cittadino non fosse tale, se fosse consapevole del vuoto politico e della negligenza sociale sarebbe in rivolta e invece continua a pagare i conti e a ribollire in violenza. E voi a flagellarlo perché non alzi la testa. Nei luoghi “caldi” aumentate lo stato di polizia e la vostra scorta.
Più che insediamento dell’EFSA è l’insidiamento continuo all’intelligenza, alla pazienza e alle tasche del cittadino cui si consiglia di essere ottimista, forse perché non cada in depressione da realtà e allora addio mungitura. L’Authority: è’ cosa vostra!…pagata da noi. Il cittadino escluso, direttamente o indirettamente contribuisce i proventi che l’élite gode! Qualcosa di nuovo? Tutto come da protocollo del regime di finzione democratica.
Un serpentone di auto blu e nere, rigorosamente indigene!, con vetri scuri, come nei film ai funerali dei clan di cosa nostra, si allontana dalla lapide dell’EFSA, dopo aver salutato con baci e abbracci i familiari.
(Parma, 23 luglio 2005)

Luigi Boschi

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