CITTA’ CEMENTO

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Dobbiamo generare ambienti intelligenti, distribuiti, accessibili. L’edilizia abitativa e speculativa devono coesistere in un piano strategico qualitativo di cultura urbanistica. Il territorio, invece, è spesso, forse, stuprato da una cementificazione speculativa. Lo sviluppo urbanistico di questa città è mediocre, manca il coraggio di una architettura innovativa, manca il disegno strategico della città e lo sviluppo della sua identità. Il patrimonio storico ereditato non è valorizzato dal piano urbanistico prodotto in cui è palese l’assenza di un progetto qualitativo. Certe periferie sono testimonianze di uno scempio voluto! Le città sono strati storico culturali conviventi, civiltà che si sviluppano in un processo di contaminazione. Bisogna avere il coraggio di sperimentare soluzioni; si deve avere l’orgoglio di lasciare l’impronta culturale generazionale. Manca invece un disegno di insieme, la progettazione di quartieri completi, differenziati, con proprie caratteristiche che consentano la relazione, la crescita culturale e sociale. Prevale lo studio di insediamento su quello della qualità di vita che si andrà a generare. Con le pratiche attuali si costruiscono luoghi senza vita: "non luoghi" adatti solo per il transito, per non essere abitati. Attualmente non si va oltre il centro storico, la ristrutturazione storica. Fuori, al di là di qualche singolo edificio, non vedo una architettura di insieme intelligente, qualitativa e innovativa. Per non parlare delle infrastrutture nei quartieri! Io credo che architetti, ingegneri, geometri siano stanchi di mettere al servizio di una committenza miope e solo speculativa la loro professionalità. Non è quindi un problema di carenze professionali, come qualcuno ha sostenuto, e che invece io penso vi siano, ma di una committenza, appoggiata da una classe politica e dirigente consenziente, che determina lo sviluppo di questa mediocrità urbanistica. Così come si è orgogliosi per i premi ottenuti -"il Principe e l’Architetto: nuove idee per ripensare la città"- nello stesso tempo, non riesco a comprendere come mai riconoscimenti per opere civili che rientrano nel mercato immobiliare, realizzate dalla committenza privata e avvallate dalla Pubblica Amministrazione, non vengano promosse a modelli di architettura innovativa o di qualità urbanistica; ed è proprio in questo ambito, invece, che si definisce la condizione di qualità di vita collettiva. Non si costruiscono ambienti organici, vocati alla felicità, favorevoli allo sviluppo di una relazione sociale di valore, in cui sia facilitata l’espressione delle potenzialità e di civiltà. Si è cercato e si cerca, invece, di mascherare la barbarie urbanistica attraverso gli "spot" di alcune opere pubbliche. Vi è stato forse un così alto impegno nel disegno qualitativo dei quartieri che si possa avvicinare alle opere oggetto del meritevole riconoscimento? Mi sono sforzato di individuarlo, ma non l’ ho ancora trovato. Si sono criticati gli anni 60/70 fine 80, ma si continua a produrre cemento con la stessa cultura. Poi ci si lamenta del disagio giovanile, della presenza delinquenziale…Costruiamo invece un contesto più vivibile! Parma per dimensioni demografiche ha tutte le possibilità per correggere il tiro qualitativo urbanistico, ma si stanno perdendo grandi occasioni. Anche l’attività di riqualificazione effettuata, necessaria, si è limitata ad aspetti decorativi piuttosto che a interventi innovativi con soluzioni tecnologiche avanzate e l’utilizzo di materiali intelligenti. La qualità urbanistica richiede un confronto aperto nella logica di una democrazia rappresentativa partecipata, la nuova frontiera determinata anche dalla rivoluzione della cultura digitale che sta cambiando radicalmente il modo di essere della P.A. L’osservatorio territoriale permanente, premi di ricerca e/o borse di studio, la pubblicazione on line sullo sviluppo urbanistico, costituiscono gli strumenti di questo pensiero politico. Una politica aperta e in grado di coltivare il capitale cognitivo, la vera ricchezza nella economia delle conoscenze. La complessità sociale richiede la diffusione dei saperi sul territorio, condizione per sviluppare quella consapevolezza necessaria ad una società ad alta riflessività in cui la competenza svolge un ruolo fondamentale per costruire una democrazia rappresentativa partecipata. Una cittadinanza che delega a una coalizione politica un ruolo temporaneo di governo, ma non abdica alla sovranità e alla partecipazione nelle scelte strategiche. Una società per definizione attiva, non passiva, dove le decisioni devono essere prese sulla base di una riflessione pressoché continua. Certamente per gli eletti non è più il tempo dell’incarico politico da dopo lavoro. (Parma, 08 aprile 2003) Luigi Boschi

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