COLTIVARE AMBIENTI

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Vi è la tendenza ad imporre l’uni-verso, e si assiste all’incapacità di comprensione del multi-verso.
La società delle conoscenze ci porta verso una revisione dei nostri comportamenti, dei nostri stili di vita, orientati, ora, alla distruzione, attraverso il consumo e azioni invasive. Se la meccanica industriale ha portato alla concentrazione, alla omologazione, all’abbandono di luoghi, alla produzione di ambienti stupidi, la tecnologia digitale decentra, valorizza le differenze, ripopola i territori, interpreta e governa la complessità, coltiva ambienti intelligenti collegati. Le tecnoscienze sviluppano nuovi ambienti collegati tra loro in relazione simbiotica con l’uomo.
Il digitale è il nuovo linguaggio che denomina un’epoca, così come lo fu il motore, la meccanica per quella industriale. C’è una nuova direttrice: da una società dell’hardware a quella del software; dalla società meccanica a quella digitale; da una società lineare a quella neuronale; da una società della prepotenza a quella della potenza; da una società di massa a quella di individui; dall’economia industriale a quella delle conoscenze; da una società del profitto a quella della responsabilità sociale; da una società quantitativa a quella qualitativa; da una società della moneta a quella dei valori; da una società delle regole a quella delle etiche; da una società della finzione a quella dell’autenticità; da una società della rappresentazione democratica a quella dell’autodeterminazione democratica; dal liberismo al solidale; dalla emarginazione alla tolleranza; da una società del rito a quella dell’alta riflessività.
Ogni persona, ma soprattutto ogni ragazzo, ogni giovane, deve essere sollecitato a riflettere sulla propria identità di persona consapevole e responsabile a determinare quelle strade e quegli indirizzi da realizzare nella propria società civile. Occorrono occhi nuovi per vedere il rapporto tra le persone, la natura e la città. Persone capaci di abbattere l’esclusivo concetto quantitativo economico per riproporre la qualità, la bellezza, l’armonia, la poesia; capaci di sostenibilità ecologica, sociale ed economica, di solidarietà e equità; capaci di recuperare la memoria e sentirsi responsabili verso il futuro. I luoghi devono ritrovare e coltivare la propria memoria: è espressione di un collegamento esistenziale, richiede che si partecipi col sentimento.
L’educazione ambientale è una proposta culturale trasversale che ha come obiettivo quello di stimolare gli individui a sviluppare una percezione sia della propria identità di persona consapevole, responsabile e libera sia di una corretta gestione dei processi e dei sistemi ambientali, naturali ed umani presenti nel relativo contesto territoriale; sollecita alla realizzazione di un progetto della propria identità personale, anche attraverso un coinvolgimento nella ricerca di soluzioni per il ripristino e la conservazione della qualità della natura e della città; consente una solida formazione etica ambientale; predispone all’ascolto. L’adulto deve saper ascoltare i ragazzi e i giovani, aver rispetto per le loro differenze di percorso, esperienze, desideri, visioni, progetti, considerarli soggetti principali del cambiamento molto di più e diversamente di quanto sia mai avvenuto per il passato.
E’ nostra responsabilità gettare ponti, creare rapporti, proporre valori, seminare speranza. I ragazzi, i giovani vivranno in un futuro che sarà radicalmente differente dal nostro e dal loro presente, una società interetnica, interculturale, interreliogiosa…E’ necessario dare loro conoscenze, valori, metodi utili. Questa è la responsabilità di adulti consapevoli.
Da abitanti di un paese a cittadini di valle del parco. Abitare le valli, non è vivere la città, abitare la campagna, non è convivere nella metropoli. Abitare non è transitare. Vivere l’ambiente non è guardarlo in cartolina. L’ambiente è una realtà viva, fragile, complessa. La società dello spettacolo riduce la natura a quinte scenografiche; quella del mercato a merce di scambio, di consumo. E’ così che si perde la sensibilità, il senso e predomina la banalizzazione. Si producono drammi ambientali irreversibili, si creano urbanizzazioni invasive che aggravano la situazione della natura e dei paesi, delle città. Prevale il rumore sul silenzio, si diviene sordi, incapaci di “sentire”. L’ascolto richiede il silenzio: l’ascolto è il principio dinamico del dialogo. Il non coinvolgimento degli esseri umani con la natura, con le risorse naturali, con i beni culturali, la rottura delle relazioni, sta alla base del comportamento di dominatore, di inquinatore, di degradatore dei processi di funzionamento della natura e della mortificazione dei rapporti tra gli stessi esseri umani, è la base della violenza urbana.
(Parma, 21 giugno 2005)

Luigi Boschi

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