Calcio Italia Mundial?

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Italia Croazia uno a due. L’Italia perde. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Quando la mediocrità prevale sull’intelligenza! Quando la tattica prevale sul virtuosismo. Si tengono in panchina  Del Piero, Inzaghi, Montella, si lascia a casa Baggio; così come nel ’98 si lasciò Baggio in panchina e Rivera nel 70 si fece giocare sei minuti nella famosa finale col Brasile. La storia dice che lasciando le abilità a marcire in panchina o sottoutilizzandole si perde. Forse si sarebbe perso ugualmente. Molto meglio però giocarsi nel confronto delle qualità che nel confronto con la mediocrità. Ma questa è la cultura di questo Paese. Si preferisce perdere giocando col tatticismo difensivistico, piuttosto che col coraggio del virtuosismo balistico. Ovviamente sperando nel colpo di…fortuna! Componente indispensabile, ma non musa ispiratrice di danza propiziatoria senza merito; non si dice aiuti gli audaci?

Il gioco fin dalle sue origini tribali è l’espressione di un pensiero, di un modo di interpretare la vita, della civiltà di persone che convivono e si incontrano. E chi gestisce oggi il gioco del calcio rispecchia la mentalità di una società, di un Paese. Si piazzano i raccomandati della politica, gli yes man dei poteri forti, si pratica la lottizzazione, il clientelismo, e si lasciano, si fa per dire, in panchina a marcire menti capaci di inventare, proporre nuove visioni. Si tende a deprimere piuttosto che favorire le potenzialità creative, responsabili di non essere integrate, di destabilizzare il sistema, di non rientrare nei moduli, nella tattica. Si perde così, pavidi e mediocri, di fronte al mondo, non solo nel calcio. E non ci si può lamentare se gli errori di un arbitraggio scadente e colpevole penalizzano e danneggiano uno dei soggetti. Anche loro fanno parte dello stesso sistema. Quando la cultura della mediocrità prevale, non ha limiti e si manifesta in tutti i componenti, si propaga in un contagio virale.

Lamentarsi diviene un esercizio sterile. E’ il lamento del pensiero miserabile. Il non gioco che prende il sopravvento sul gioco. Gioco, ossia divertimento, luogo in cui il virtuosismo trova la sua possibilità di espressione. Una coppa del mondo del gioco del calcio che, per le logiche corrosive del potere, potrebbe trasformarsi nella coppa del mondo per il non gioco del calcio. Ma il gioco alla lunga prevale. Se soccombesse sarebbe la sua fine. E’ la rivincita dell’essere sull’avere. Il virtuosismo deve essere sempre potenziato, celebrato, mai represso; in panchina non serve, fa male a tutti; eppure sembra abbia molti sostenitori l’antitesi. Si disse fu la mano di Dio a far gol quando un giocoliere si permise una scorrettezza… e il mondo ne esaltò l’abilità, anche perché, pure in quel gesto non consentito, c’era tutta la fantasia di un capitano del vero gioco del calcio.

La creatività italiana non si esprime nel far riscaldare ai bordi del campo, o peggio ancora, dimenticarli, gli interpreti del potenziale creativo e di attacco. Guarda caso quando ci si trova in difficoltà poi, si fa appello a loro per venirne fuori, pronti a rimetterli in panchina subito dopo per una performance non all’altezza o per il sacrificio in funzione di un falso obiettivo. Non rimane quindi che affidarci oggi a quella creatività e capacità offensiva, che spesso volutamente dimentichiamo, per non essere esclusi e per uscire da quella mediocrità a cui il tatticismo difensivistico praticato ci ha condotto. Se fossimo in carenza di talenti, ma con le potenzialità che ci portiamo in dote! Suvvia è il torneo per consegnare la coppa del mondo a chi esprime il miglior gioco del calcio… Italia fai sognare, coraggio! (Parma, 8 giugno 2002)

Luigi Boschi

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