DIGITALCITY E I TIRANNOSAURI

Spread the love

“Il tramonto che porta verso la civiltà della tecnica passa attraverso il grigiore crescente della fase in cui si sta lasciando il vecchio, ma il nuovo non è ancora maturo. Oggi viviamo visibilmente circondati dall’ottusità, dalla volgarità e dalla superficialità, che però non stanno sospese nel vuoto, ma sono i parassiti delle ideologie al tramonto e delle forme immature che la maturazione della nuova forma di civiltà toglie di mezzo. L'”ottimismo” riguarda comunque la capacità del processo in atto di arrivare alla meta, alla configurazione matura della civiltà della tecnica.” (Emanuele Severino)

Era il 1996 quando inviavo al Sindaco Lavagetto il progetto per la digitalizzazione del territorio:
-Qui siamo ancora all’era primitiva, mi rispose.
Era il 1997 quando editavo in rete:
-Skenet, il teatro on line, 56 teatri italiani recensiti, 20 stagioni estive, 2000 rappresentazioni di calendario tra prosa, lirica, concertistica. Prima rivista italiana in internet sul teatro;
-Cibusroads, portale alimentare e guida gastronomica on line: 60 città italiane, 7000 luoghi;
-Sokrates, rivista socio-filosofica a tema. Links da diverse università e numerose e-mail;
-Parmaonline, informazione e opinioni. Un modo per comunicare nel mondo la nostra civiltà.
La risposta a queste comunità virtuali, all’investimento in innovazione, allo sviluppo del capitale cognitivo del luogo fu: ostruzione, boicottaggio, saccheggio!
Era l’8 giugno 1998 quando consegnavo personalmente la proposta di progetto pilota per lo sviluppo del comune on line al neo eletto Sindaco Elvio Ubaldi: fu uno sparo nel vuoto!
Era l’autunno del 1998 quando presentavo al Comune di Parma e alla Fondazione Verdi il progetto “Festivalverdi.it”, la comunità virtuale della musica:
-dimentica, mi fu detto, è cosa d’altri!
Era l’aprile del ’99 quando organizzavo a Parma la prima Biennale di cybercultura: “Digitalcity”, con la presenza o collegati in video conferenza di ricercatori, esperti, studiosi dal mondo, responsabili di reti civiche; alcuni nomi: Kevin Warwick, De Kerckhove, Mitchell, Mark Dery, Hofmann, Meyrowitz, De Masi, Palazzi del Cern, Franco Berardi…altri. Gli interpreti della rivoluzione digitale a confronto con esperienze, progetti, evoluzioni, modalità di governo digitale e i radicali cambiamenti economico sociali; ci furono intere sessioni dedicate alla città digitale. Tre giorni aperti al mondo, ricchi di genialità e futuro. Era cogliere l’attimo della fase pionieristica per non essere sovrastati poi da barriere d’ingresso impossibili:
-Avevi ragione, mi dicono oggi, hai anticipato troppo i tempi!

Il 20 marzo 2003 abbiamo ospitato a Parma il convegno su “e-government”, organizzato dal Forum della Pubblica Amministrazione, dalla Provincia di Parma: complimenti per la tempestività! Ovviamente quando i tempi sono maturi, non sono chiamato a collaborare! Poi si ha il coraggio di chiedere, demagogicamente, ai cittadini di partecipare. La frase Kennediana: “cosa posso fare io per il mio Paese”, mi ha lasciato alquanto deluso e profondamente amareggiato; forse mi è sfuggito qualche particolare! Soprattutto quando sono venuto a conoscenza dei miliardi di lire spesi annualmente in consulenze dalle varie Istituzioni. E si indignano pure, se ti fai venire un sospetto persecutorio! Deriso, poi, se ci hai rimesso risorse economiche e hai profuso energie professionali. Pensare che vi sia ancora qualcuno disposto all’impegno intellettuale e economico senza contropartita è inconcepibile e insopportabile per questa classe dirigente, soprattutto, perché non è una persona ricattabile. Una classe dirigente sorda, perché non vuole ascoltare; chiusa, e predica la partecipazione; incapace di comprensione perché schiacciata sulle categorie del potere di controllo, repressivo e speculativo anziché aperta al valore delle idee, alle potenzialità individuali e collettive, alla innovazione; si riempie la bocca di futuro e pratica il passato; promuove la pace e coltiva, coi suoi comportamenti, la violenza.

Era giusto non dare ascolto, non dar voce, non sostenere, chi voleva solo proporre progetti culturali aperti alla innovazione digitale e ai suoi nuovi orizzonti? Chi proponeva il linguaggio delle nuove generazioni? Chi voleva un confronto con i saperi interpreti della rivoluzione digitale? Chi si adoperava per la costruzione di comunità virtuali? Chi poneva la discussione sul divenire e sulle nuove modalità relazionali della Pubblica Amministrazione? Chi cercava di far riflettere sulle nuove logiche di convivenza sociale determinate dalla rivoluzione digitale? Oggi ciò che era considerata utopia è divenuta realtà diffusa. Non solo, ma si calcola che l’arretramento culturale nel digitale vale almeno uno scarto dell’1% sul Pil nazionale. Eppur c’è chi per aver sostenuto e promosso il valore di queste idee ne ha pagato e continua a pagarne le conseguenze con l’ostracismo, la denigrazione, l’emarginazione.

Dove era l’allora Presidente della Camera di Commercio? Dove era l’allora Presidente della Provincia? Dove erano i Sindaci di Parma e i loro Assessori? Dove erano i Presidenti delle Fondazioni? Dove erano i responsabili di associazioni o centri economici del territorio? Dove erano i politici locali? Nemmeno l’ospitalità è stata data ai relatori della Biennale!! Dove era tutta questa classe dirigente locale che avrebbe dovuto tutelare, sostenere, incentivare le nuove culture raccomandate e indicate anche dalla Presidenza del Consiglio Italiano? Dove erano queste menti lungimiranti, lautamente remunerate, che avrebbero dovuto indirizzare lo sviluppo del territorio? L’operazione culturale però è riuscita, ed era ciò che mi interessava, “Digitalcity” è sta fatta, con mille difficoltà, anche postume per chi l’ha organizzata. Tutto ciò nonostante gli ostacoli posti dalla prepotenza dei tirannosauri locali, che hanno preferito deprimere saperi, capacità e impedire così lo sviluppo delle nuove culture emergenti. Le comunità virtuali prodotte e Digitalcity sono e rimarranno la testimonianza storica della miopia della classe dirigente locale.

Chi ne paga le conseguenze è la collettività, che avrebbe dovuto avere e non ha avuto le aperture al nuovo, e chi, portatore di idee innovatrici, ha creduto nell’impegno culturale nel proprio territorio ed è stato consapevolmente ignorato e boicottato. Una classe dirigente colpevole di aver depresso potenzialità e che magari si pavoneggia, oggi, per ridicole presenze in rete. Nel sito “scontato” del Comune di Parma, ad esempio, non esistono gli indirizzi e-mail per comunicare direttamente con gli assessori, con le commissioni e le circoscrizioni; l’interattività iconografica un immaginario futuribile; l’aggiornamento redazionale un optional. In Provincia si è cercato di sviluppare un depliant digitale, si è investito in tecnologie (che diventeranno obsolete), l’interazione è minima e ci si è dimenticati della nuova dimensione tecnodemocratica, che appunto non è burotica. Cose da poco, direte? No, sono significative della banalità progettuale con cui la P.A. affronta la rivoluzione digitale e la sua conseguente trasformazione. Una classe dirigente incapace, a distanza di tempo e di fronte alla evidenza dei fatti, di riconoscere gli errori e di porvi rimedio, che continua a sostituire, compiacente, la meritocrazia col nepotismo. Devo aggiungere altro?

Michael Novak: ” Ci è stata data la vita e nello stesso tempo la libertà: il gusto del rischio, della creatività, dell’impresa. Queste capacità devono essere incoraggiate, non represse”. (Parma, 21 Marzo 2003)

Luigi Boschi

Lascia un commento