FEDERICO II E LA CITTA’ DI VITTORIA

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Di Federico II, fra Salimbene disse: “fu uomo pestifero e maledetto, scismatico, eretico,ed epicureo…Tuttavia si deve sapere che non fu crudele come Ezzelino da Romano…Si deve anche sapere che fu uomo piacevole e divertente.” Fu apostrofato il dragone e l’Anticristo. Le sue eccentricità, le ostentazioni, il farsi accompagnare da serragli di bestie esotiche e cavalieri saraceni, il mistero della sua casa, l’ostentata amicizia con principi arabi, la morte delle sconosciute tre mogli, crearono una immagine stregonesca e demoniaca dell’imperatore. Federico II, colpito da scomunica per la terza volta, occupò il palazzo Vescovile di Parma, nominò podesta uno di sua fiducia, Arrigo Testa, fece abbattere le case dei partigiani guelfi (i Rossi, i Lupi, i Sancitale, i Corregeschi fuggirono a Piacenza), prescrisse che fosse decurtato di una mano e di un piede, chi avesse ardito portare in città una lettera papale.

I guelfi banditi dall’Imperatore si organizzarono e marciarono su Parma (16 giugno 1247). Sconfissero i Ghibellini locali, a Borghetto del Taro (Castelguelfo) dove uccisero il podestà imperiale. Si presentarono in città dove furono ben accolti, mentre gli imperiali dovettero scappare. Nominarono podestà Gherardo da Correggio, ripresero il Vescovado e il Palazzo Comunale. Il 2 luglio 1247 dall’ira, per aver perso Parma, la città ex ghibellina che gli permetteva l’accesso alla via di Monte Bardone, la più importante via di comunicazione transappenninica, mise la città sotto assedio. Costruì una città-accampamento a ovest di Parma, la chiamò Vittoria e coniò pure la moneta: Vittorino. Parma doveva essere rasa al suolo. Alla città furono sbarrate ogni via d’accesso, anche le vie del Po con fortezze galleggianti. Non si era potuto né mietere né arare, né seminare. I villaggi erano deserti. Con Federico II c’erano i ghibellini o gli ostili a Parma: i comuni di Pavia, Pisa, Cremona; i ghibellini di Ugo Botteri (podestà di Pavia); Ezzelino da Romano (genero di Federico e temutissimo per la sua violenza); i ghibellini reggiani, modenesi, bergamaschi, toscani; milizie dalla Borgogna, dall’Italia meridionale, per lo più Saraceni; Oberto Pallavicino (podestà di Cremona). A fianco di Parma combatterono: Rizzardo conte di San Bonifacio di Verona con milizie proprie e mantovane; i guelfi di Piacenza; Gregorio di Montelongo (Legato di Papa Innocenzo IV) con cavalieri di Milano; Bernardo Rolando Rossi; Genova, i Conti di Lavagna; Azzo d’Este di Ferrara; i comuni di Ancona, Bologna, Brescia; Venezia; i guelfi Reggiani. Ogni mattina l’imperatore faceva tagliare la testa a un po’ di prigionieri nel letto del fiume Parma e compiva torture nella città accampamento. L’assedio durava da oltre 230 giorni. Il terrore e la fame divennero insostenibili. Ma il 18 febbraio del 1248 le milizie della Chiesa, insieme ad Azzo d’Este e il popolo di Parma con una sortita improvvisa e determinata, attaccarono e incendiarono Vittoria, in assenza di Federico II uscito per la solita battuta di caccia mattutina. Sconfissero gli assedianti, costringendo l’imperatore alla fuga a Cremona. Fu fatta enorme preda di monete, vasi d’oro e d’argento, pietre, diademi; il ciabattino Cortopasso riuscì a impadronirsi della corona imperiale, che dietro compenso consegnò al Comune.

Luigi Boschi

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FEDERICO II E LA CITTA’ DI VITTORIA

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VIDEO -Incontro con: Roberto Greci
Docente di storia medievale Università di Parma

Relazione di Roberto Greci al “VEGADINNER” del 30/11/2005 sull’assedio di Parma fatto da Federico II, la difesa, la fuga dell’imperatore Svevo e la vittoria di Parma.
(durata: 29,40 min)

Parma, 30 novembre 2005

vedi articolo“Federico II e la città di Vittoria”

Autore, regia, riprese e montaggio: Luigi Boschi
Postproduzione: Arcoiris
Produzione: Florance  

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