LA BORSA DEL LATTE

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Autointervista

D)Come definire oggi l’economia di Parma?
Rosea…Una economia da maiale bollito! Trattando poi di animali sarebbe più opportuno parlare di diseconomia…

D)C’è il ritorno di Parmalat in borsa?
Si vorrebbe far investire i risparmi in una impresa che basa il suo business sull’economia animale, sugli allevamenti intensivi…consapevoli tutti dell’insostenibilità dell’economia della vacca. Già dimentichi della BSE? Dell’attuale influenza aviaria…Pensare che alcuni scienziati definiscono il latte “omicida silenzioso”!! provoca malattie che si sviluppano silenziosamente senza che la vittima ne abbia la minima consapevolezza.

D)L’opera di Bondi?
Solo lui, con quel cognome, il plurale italianizzato di bond, poteva commissariare il muggito della grande bufala in sovralimentazione da fax! Uomo d’ordine e di ingegno. Ha riordinato, si può dire la libreria…e ridistribuito il capitale in funzione della “riclassificazione” del debito! Un colpo ben riuscito la permanenza in A del “Parma calcio” destinato alla C2. Che oggi Parmalat sia delle banche, non è una novità: la è sempre stata! Tanzi era la controfigura. Come si fa nel cinema quando si girano parti “pericolose”. La differenza nel capitale tra ieri e oggi sta solo nel risparmio collettivo, che è stato bruciato, complice il sistema finanziario e il desiderio della carota di molti…Funziona ancora!

D)Chi ci ha rimesso è il risparmiatore?
Pinocchio, il gatto e la volpe: il risparmiatore, Tanzi, le banche. Una triangolazione che rende sempre attuale la favola di Collodi. Si potrebbe poi dire che le vacche si son vendicate per i torti subiti da anni!

D)La responsabilità di Tanzi?
Tanzi? Lui lo ha fatto, si è prestato; gli altri lo hanno voluto! Una pedina scaricata. Mandante o complice? Il sistema banalizza il suo male…quando non è più funzionale! O si vorrebbe far credere che una bufala mondiale è riconducibile a un Cavaliere, al suo ragioniere e ai cortigiani della latteria? Comunque sia, è la rivelazione che il sistema è marcio e al collasso! Controllori pagati dal controllato! Software bancari per gestione fatturazioni multiple! Partecipazione di professionisti in conflitto di interessi a consigli di amministrazione societari, bancari, di fondazioni! Conflitti professionali e di interesse dilaganti! Garanzie da paradisi fiscali! Distribuzione prodotti controllata da governi locali malavitosi! Politica e affarismo! Qualcos’altro da aggiungere al ricettario? Chi era nei centri di potere sapeva, ma taceva consenziente! La Parmalat ha rivelato l’attuale etica di impresa, il collasso del sistema finanziario-economico, la stupidità della finzione democratica rappresentativa. Così come la teleimbonitrice Vanna Marchi ha rivelato la stupidità dei teleutenti: la stupidità messa in etere o in borsa, cosa cambia?

D)Sulla Nuova Parmalat?
Vorrei che divenisse una public company (illusione!) e non sia gestita da una élite di capitale unita da un patto di sindacato che fa quel che vuole infischiandosene dell’etica e dei risparmiatori. Spero poi che Parmalat riveda la propria strategia di impresa alimentare di derivazione animale in quella vegetale come latte di soia, riso, avena, oltre ad altri prodotti a base di frutta, verdure, cereali, legumi, erbe di cui è già in parte produttrice. Il latte vaccino è a termine. Provare a chiedere cosa ne pensa Franco Berrino dell’Istituto Tumori di Milano! Il futuro è nel vegetale lo sostiene anche Jeremy Rifkin! Nuovi prodotti che interpretino i nuovi stili di vita, lasciando in pace gli animali, liberi di vivere nel loro ambiente, non privati di dignità e ridotti, senza alcun senso, a pure macchine economiche su cui si costruiscono multinazionali…e si piazzano bonds e azioni. Chi li compra è responsabile come chi li emette. Se non ci fossero ricettatori e riciclatori ci sarebbero meno ladri e più ricchezza collettiva.

D)L’uomo potrebbe vivere senza prodotti di derivazione animale?
E’ già dimostrato. Anzi potrebbe vivere meglio. Solo che l’economia animale ha troppi interessi e vive sull’ignoranza della gente che l’alimenta ed è incapace di rivedere i propri consumi. Perché star bene quando si può star male? Sembra essere il loro slogan! Nutrirsi significa produrre quotidianamente buon sangue, non riempirsi la pancia. E’ un problema culturale che viene sapientemente disatteso e manipolato!

D)Ma l’animale ha da sempre alimentato l’uomo?
Non è vero l’uomo nasce frugivoro. Poi utilizza prodotti di derivazione animale per necessità e ignoranza, mentre oggi è per gola e ignoranza! La logica di conservare alimenti di sopravvivenza non è la stessa di consumare produzioni di massa. L’animale aveva una sua dignità di vita, oggi non più. Basta guardare cosa vien fatto ai maiali, ai polli, ai vitelli…alle vacche che devono produrre 60/70 litri di latte al giorno. Una volta ne producevano 10/12. Non si può paragonare l’economia contadina con quella industriale di massa. Alimentare 1.500.000.000 di persone con prodotti di derivazione animale, significa sostenere allevamenti intensivi: strumento portante del processo mortifero generatore di decadenza etica, sociale, ecologica, salutistica, economica.

D)Ma la gola?
La gola è assuefazione e istinto. Non c’è ragione. Se la mettiamo sul piano della gola tutto è giustificato: l’uso e l’abuso di fumo, alcool, droghe, carni…appunto. Per la pura gola va in scena la sopraffazione, la prepotenza sulle forme di vita…anche sugli altri e sulla propria. E’ il circolo vizioso che prevale su quello virtuoso. Senza rispetto del valore della vita non c’è limite al peggio…è una caduta libera. Il sentimento e la ragione dovrebbero governare l’impegno dell’uomo nell’aver cura delle cose del mondo. La natura poi gli si ritorce contro con una violenza inaudita senza discrimine.

D)Un pensiero proibizionista?
Assolutamente no. Anzi sono Milliano. Si ottiene di più tollerando che obbligando. La libertà dell’individuo trova un limite invalicabile solamente nei diritti degli altri, anche non umani. Occorre altresì generare sensibilità e consapevolezza sui diritti e sul valore della vita. Ma per ora va di moda solo il profitto prête a porter. Le conseguenze sono palesi a tutti. E’ tempo d’esodo da un mondo governato dai fanatici del vitello d’oro. E’ la perdita di senso dell’individuo immiserito dall’omologazione che profana i valori dell’individualità multiforme: “il sale della terra”. (Parma, 3 ottobre 2005)

Luigi Boschi

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