LA CADUTA DEGLI DEI

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Se i centri di ricerca aprono i loro cassetti gran parte dell’industria italiana chiude! Ricordate? Sana competizione si richiedeva: già un controsenso lessicale! Come può essere sano uno che accetta la competizione? Restare sani in un processo di contaminazione virale generale è un miracolo, e ciò non risulta per ora nelle facoltà dell’uomo. Di "collaborazione qualitativa" invece c’è necessità! Un’utopia per il pensiero economicista. Poi però ci si lamenta se all’ospedale non troviamo l’infermiera disponibile, o il medico migliore, pronti a dedicarsi al di là della remunerazione. E’ sì, la competizione porta all’alterazione, alla dimenticanza di solidarietà e responsabilità tra il "genere", perché si tende alla mercificazione dei valori etici. Per non parlare poi di ciò che tutti sappiamo…E allora le organizzazioni perdono l’orientamento etico e sono in balia dell’instabilità economica e della lottizzazione politica. Ed è quello che oggi accade. "La caduta degli dei", grande film di Visconti! Un sistema basato sul consumo e non sulla valorizzazione, produce disastri. Valorizzare è dare significato e senso all’azione, significa trasformare consapevolmente energia da uno stato all’altro, qualificando la nuova armonia che si andrà a generare, non adoperarsi colpevolmente per il disastro posticipato. Ma un processo qualitativo di valorizzazione passa attraverso una distribuzione delle conoscenze per rendere consapevoli, condivise -per quanto possibile- e diffuse, le scelte. E questo è costoso, è impegnativo. Più semplice nell’immediato, risulta l’autoritarismo (fatto passare per delega democratica) e l’uso strumentale delle risorse in funzione di un economicismo collegato ai beni/servizio di consumo, che però distruggendo le relazioni, perché le distrugge, alterando i ritmi di vita, necrotizzando le organizzazioni, restituisce solo rifiuti. Da più parti ormai si sostiene che bisogna immaginare un modo di vivere che sia diverso dall’attuale, più accettabile e praticabile. Questo di adesso, forse, non lo è più. Sono persuaso che dobbiamo immaginare nuovi modelli, in cui la ricchezza è la qualità, non la competizione. Questo sì è un tema di cui la politica deve farsi carico. Si preferisce invece discutere sull’operato delle betoniere! Lessicalmente forse vi è un abuso nei discorsi sulla qualità, ma non è così nei fatti. La ricerca della qualità indirizza al virtuosismo, l’esercizio delle proprie abilità, la valorizzazione dell’altro, la ricerca armoniosa di sé con gli altri, un’arte troppo spesso dimenticata e soffocata per la prostituzione servile. Lo vediamo nello sport cosa ha portato la competizione, lo vediamo nell’economia…Un sistema che sta producendo un decadimento etico individuale e collettivo, un collasso delle relazioni, divenute, quando ci sono, pericolose! Una miseria crescente. I sistemi basati sulla competizione non possono che collassare, non riescono a modificarsi perché producono rifiuto esponenziale ossia energia non più disponibile. E non si può sopravvivere soffocati dai rifiuti e dall’inquinamento. E qui inizia la sicumera della richiesta di sicurezza!! E si innesta il circolo vizioso! Forse voluto. Vediamo economie di Paesi che producono consapevolmente emarginazione, perché conveniente e funzionale al potere e ai consumi di massa. Vi è una scelta consapevole di creare miseria, non povertà. La povertà ha una sua dignità, è una antica nobiltà. E’ l’ambiente miserabile invece che opprime le menti. Siamo passati dagli schiavi salariati alla miseria programmata! Un precariato disumano che attenta costantemente l’equilibrio e la dignità individuale. Miseria e inclinazione alla emarginazione, sono le condizioni che producono individui predisposti inconsapevolmente, direttamente o indirettamente, ai grandi consumi di prodotti di largo consumo e succombenti dell’industria dell’intrattenimento, sistemi entrambi gestiti dal capitale trasnazionale orbitante. Persone spesso inconsapevoli che divengono quindi, con il loro agire quotidiano, con i loro consumi i sostenitori economici del sistema che li opprime. Non solo, ma sono facilmente preda per impieghi malavitosi, si prestano alle esigenze del potere (missioni militari, lavoro precario, ecc) e non avendo nulla a cui tenere, non votano più, sono distaccati dalla gestione amministrativa e politica del Paese. Diviene più facile così per l’élite, sempre più protetta e scortata, il controllo del potere. Poi si innesca il terrorismo, divenuto strumento di business internazionale, alimentato dal sistema economico/finanziario con le armi e con una società di persone predisposte alla violenza. Alla atavica violenza si aggiunge una attuale violenza sofisticata. Così una classe politica consapevole e consenziente, ripiegata sul sistema economico finanziario, incapace di generare un virtuosismo sociale, si perpetua per la paura sociale prodotta, attraverso il sangue delle politiche di terrore e di guerra…o per l’illusione di un sogno promesso. Vogliamo chiamarla qualità? Si è generato un sistema perverso che non può che collassare? L’alternativa è la rottura, ed è ciò che il digitale porta in sé geneticamente (il frattale sostituisce il lineare, così come la diretta la differita), ma il potere politico/finanziario ha fino ad oggi impedito il suo divenire, proprio perché destabilizzante. Il digitale non è uno strumento è un ambiente. Anche la qualità di un ambiente virtuale ricade sulla consapevolezza e responsabilità etica, sulla volontà e qualità politica. Quando il nuovo è impedito, la decadenza ne è la conseguenza. (Parma, 13 luglio 2004)

Luigi Boschi

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Se i centri di ricerca aprono i loro cassetti gran parte dell´industria italiana chiude!
Ricordate? Sana competizione si richiedeva: già un controsenso lessicale! Come può essere sano uno che accetta la competizione? Restare sani in un processo di contaminazione virale generale è un miracolo, e ciò non risulta per ora nelle facoltà dell´uomo. Di “collaborazione qualitativa” invece c´è necessità! Un´utopia per il pensiero economicista. Poi però ci si lamenta se all´ospedale non troviamo l´infermiera disponibile, o il medico migliore, pronti a dedicarsi al di là della remunerazione
E´ sì, la competizione porta all´alterazione, alla dimenticanza di solidarietà e responsabilità tra il “genere”, perché si tende alla mercificazione dei valori etici. Per non parlare poi di ciò che tutti sappiamo…E allora le organizzazioni perdono l´orientamento etico e sono in balia dell´instabilità economica e della lottizzazione politica. Ed è quello che oggi accade. “La caduta degli dei”, grande film di Visconti! Un sistema basato sul consumo e non sulla valorizzazione, produce disastri. Valorizzare è dare significato e senso all´azione, significa trasformare consapevolmente energia da uno stato all´altro, qualificando la nuova armonia che si andrà a generare, non adoperarsi colpevolmente per il disastro posticipato.
Ma un processo qualitativo di valorizzazione passa attraverso una distribuzione delle conoscenze per rendere consapevoli, condivise -per quanto possibile- e diffuse, le scelte. E questo è costoso, è impegnativo. Più semplice nell´immediato, risulta l´autoritarismo (fatto passare per delega democratica) e l´uso strumentale delle risorse in funzione di un economicismo collegato ai beni/servizio di consumo, che però distruggendo le relazioni, perché le distrugge, alterando i ritmi di vita, necrotizzando le organizzazioni, restituisce solo rifiuti. Da più parti ormai si sostiene che bisogna immaginare un modo di vivere che sia diverso dall´attuale, più accettabile e praticabile. Questo di adesso, forse, non lo è più. Sono persuaso che dobbiamo immaginare nuovi modelli, in cui la ricchezza è la qualità, non la competizione. Questo sì è un tema di cui la politica deve farsi carico. Si preferisce invece discutere sull´operato delle betoniere!
Lessicalmente forse vi è un abuso nei discorsi sulla qualità, ma non è così nei fatti. La ricerca della qualità indirizza al virtuosismo, l´esercizio delle proprie abilità, la valorizzazione dell´altro, la ricerca armoniosa di sé con gli altri, un´arte troppo spesso dimenticata e soffocata per la prostituzione servile. Lo vediamo nello sport cosa ha portato la competizione, lo vediamo nell´economia…Un sistema che sta producendo un decadimento etico individuale e collettivo, un collasso delle relazioni, divenute, quando ci sono, pericolose! Una miseria crescente. I sistemi basati sulla competizione non possono che collassare, non riescono a modificarsi perché producono rifiuto esponenziale ossia energia non più disponibile. E non si può sopravvivere soffocati dai rifiuti e dall´inquinamento. E qui inizia la sicumera della richiesta di sicurezza!! E si innesta il circolo vizioso! Forse voluto. Vediamo economie di Paesi che producono consapevolmente emarginazione, perché conveniente e funzionale al potere e ai consumi di massa. Vi è una scelta consapevole di creare miseria, non povertà. La povertà ha una sua dignità, è una antica nobiltà. E´ l´ambiente miserabile invece che opprime le menti. Siamo passati dagli schiavi salariati alla miseria programmata! Un precariato disumano che attenta costantemente l´equilibrio e la dignità individuale. Miseria e inclinazione alla emarginazione, sono le condizioni che producono individui predisposti inconsapevolmente, direttamente o indirettamente, ai grandi consumi di prodotti di largo consumo e succombenti dell´industria dell´intrattenimento, sistemi entrambi gestiti dal capitale trasnazionale orbitante. Persone spesso inconsapevoli che divengono quindi, con il loro agire quotidiano, con i loro consumi i sostenitori economici del sistema che li opprime. Non solo, ma sono facilmente preda per impieghi malavitosi, si prestano alle esigenze del potere (missioni militari, lavoro precario, ecc) e non avendo nulla a cui tenere, non votano più, sono distaccati dalla gestione amministrativa e politica del Paese. Diviene più facile così per l´élite, sempre più protetta e scortata, il controllo del potere. Poi si innesca il terrorismo, divenuto strumento di business internazionale, alimentato dal sistema economico/finanziario con le armi e con una società di persone predisposte alla violenza. Alla atavica violenza si aggiunge una attuale violenza sofisticata. Così una classe politica consapevole e consenziente, ripiegata sul sistema economico finanziario, incapace di generare un virtuosismo sociale, si perpetua per la paura sociale prodotta, attraverso il sangue delle politiche di terrore e di guerra…o per l´illusione di un sogno promesso. Vogliamo chiamarla qualità? Si è generato un sistema perverso che non può che collassare? L´alternativa è la rottura, ed è ciò che il digitale porta in sé geneticamente (il frattale sostituisce il lineare, così come la diretta la differita), ma il potere politico/finanziario ha fino ad oggi impedito il suo divenire, proprio perché destabilizzante. Il digitale non è uno strumento è un ambiente. Anche la qualità di un ambiente virtuale ricade sulla consapevolezza e responsabilità etica, sulla volontà e qualità politica. Quando il nuovo è impedito, la decadenza ne è la conseguenza.
(Parma, 08 giugno 2004)

Luigi Boschi

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