MAESTRI E NOZIONISTI

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Insegnare -in segno-, inforno, informo, incido, inplodo, un suffisso "in" che sta a indicare l’atto di forza o di violenza, l’imposizione su qualcuno o qualcosa.

Esercitare, esplorare, esplodere, elaborare, esprimere, una "e" di apertura della propria creatività, sviluppo delle singole individualità.

L’insegnamento era una professione di pochi eletti che dopo aver interiorizzato un sapere fino a identificarsi con esso, lo esercitavano nel vissuto di un Io con gli altri: maestri di vita. Si formavano scuole di pesiero: la trasmissione dell’Io vissuto ricco di spirito e di per-sona anche nei suoi difetti ma perlomeno un Io reale non fantoccio nozionistico, caricatura di un sapere.

Insegnanti

Oggi insegnamento è l’aver svolto il programma: un esercizio ripetitivo fatto da depressi svolto spesso in ambienti che non consentono l’esercizio dell’Io, il dispiegarsi è sopraffatto dallo spiegare; che cosa, che senso ha spiegare quando mancano i saperi uomo. Il liceo non ha più Maestri una cultura distrutta per il programma fatale.

Il nozionista che spiega a futuri nozionisti…l’inutile. E una volta carichi della nozione si vorrebbe o addirittura si pretende l’assistenza economica, eredità dell’idustrializzazione, luogo in cui viene remunerata l’indennità per il mancato utilizzo delle proprie capacità cerebrali…e lo chiamano lavoro, luogo della morte in vita, utile solo al politico per autoperpetuarsi.

E’ una violenza fin dalla nascita. L’Io inutile prende il sopravvento sull’Io della mente; prigionia cerebrale antecedente a quella "poi" fisica in caso di ribellione.

Insegnare oggi è tarpare le ali alla vita dell’Io: è un delitto consapevole. L’insegnante è un soccombente dell’insegnare, la ripetizione che annulla l’Io. Soccombenti che generano altri soccombenti, persone disposte a una precoce morte spirituale.

Una schiera di depressi che hanno smarrito il desiderio, conformisti del potere intubatore d’anime. Un potere antropofago insaziabile di vita umana, che gestisce una società di servizio, fatta di servi depressi. Medioevo.

Ribellione per rinascere, il gusto di ritrovare se stessi, lo svegliarsi da uno stato di coma irreversibile. Il talento che ricerca il genio nel caos principio dell’ordine.

La creatività è all’avanguardia esploratrice di nuove espressioni, di nuove forme di vita per il desiderio dell’Io non per il burocrate o burotico di servizio irretito dal ruolo per il potere o per l’immediata, ma fatua, sicurezza economica.

Inventarsi e costruirsi reti pensanti, ricercando l’autodeterminazione. Nell’era dell’informazione globale non si richiede che la gente sappia rispondere alle domande ma che sappia pensare ed esprimersi nella rete virtuale alla velocità della luce; la ripetizione è fatale per il cerebrale.
(Parma, 12 maggio 1997)

Luigi Boschi

 

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