PARMA CALCIO: LEZIONI DI STILE ALLA CLASSE DIRIGENTE

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L’ottenimento del commissariamento e lo stato di insolvenza del Parma calcio per 309 milioni di euro ha risanato il club gialloblu. L’opera di Bondi porta fatti non parole. Se pochi giorni fa sportivi e amministratori pubblici lanciavano velate polemiche a Enrico Bondi, per la poca loquacità, oggi farebbero bene a rivedere le loro posizioni e a ringraziare per l’opera da lui fin ora svolta, con una comunicazione essenziale, evitando di generare illusioni. Una persona che con il suo modo rigoroso, austero, quasi monacale, con la sua visione molecolare e d’insieme (è un chimico specializzato in finanza di impresa), catapultato in un crac finanziario e industriale internazionale, è stato in grado, in cinque mesi, di prender conoscenza, di mantenere il processo industriale, di presentare un piano di risanamento e sviluppo, di assicurarsi credibilità gestionale, di mettere la squadra di calcio nelle migliori condizioni per affrontare il prossimo campionato e l’eventuale cessione a nuova proprietà.

In questo c’è un patrimonio economico e sportivo di Parma che Bondi ha saputo gestire. I tifosi domenica farebbero bene a manifestare allo stadio la loro palese gratitudine a una persona che con i fatti e poche parole ha ribaltato una posizione molto compromessa per il calcio a Parma. Sono espressioni popolari di stima e affetto che penso farebbero bene a chi se li merita. Certo tutti hanno dimostrato capacità, Prandelli, i giocatori, Baraldi, ma Bondi con la sua capacità e credibilità ha saputo dirigere un buona orchestra che stava andando fuori tempo. Forse Bondi non ha bisogno di comunicare o farsi propaganda perché non ha bisogno di consenso. Lui il consenso ce l’ha già. Glielo ha dato il sistema finanziario e quello politico eletto. E’ un esempio di stile alla Cuccia, che Parma dovrebbe forse apprendere. Anche questa pronta, velata critica denigratoria, che non ha scosso però di un millimetro Bondi, è parte di una classe dirigente di cui ci si lamenta, subito pronta ad imbraccare il populismo senza tener presente il contesto, senza riconoscere le difficoltà affrontate da questo manager, in transito per Parma, a cui dovrebbero essere attribuiti semmai meriti. Si è anche cercato di insinuare una polemica sulla retribuzione. Beh, farebbe bene qualcuno a guardarsi in casa e comparare per grado di complessità le remunerazioni riconosciute a persone e manager per incarichi pubblici.

In stile parmigiano, subito pronti a rilevare critiche solo per la mancanza di comunicazione, soprattutto salottiera. A tal proposito non mi sembra che le Istituzioni meritino la medaglia per la miglior comunicazione al cittadino, che giustamente Massimo Fini, ha ricondotto, per la considerazione in cui è tenuto, a suddito. Un esempio? Vediamo come la visione strategica dei nostri amministratori, e non solo di Parma, ha saputo sviluppare negli anni la qualità urbanistica e architettonica della città, ha saputo tutelare il patrimonio artistico, rurale e paesistico. Tutto nella totale disinformazione che deresponsabilizza la persona e consente le pratiche discrezionali. Un esempio forse, quello di Bondi, di capacità e responsabilità, di come dovrebbe essere gestita la “cosa pubblica”. (Parma, 29 aprile 2004)

Luigi Boschi

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