PARMA, QUALE FUTURO?

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Chi dovrebbe finanziare i progetti di fattibilità per lo sviluppo della competitività economica di un territorio? L’Università ha i saperi, ma non le risorse. Le Amministrazioni? Troppo impegnate nella speculazione urbanistica, negli appalti infrastrutturali, per il resto non tengono dinero! L’assessorato provinciale e comunale a Parma non esiste, Presidente e Sindaco si sono avocati la delega!! La Camera di Commercio? Non le compete! Le associazioni di categoria? Troppo impegnate a mantenere il potere e consolidare i loro clientelismi? Le Fondazioni? Impegnate nel decorativismo ambientale, storico, sociale e ad assecondare i desideri dei potenti di turno! Insomma nessuno. Si spera che da fuori qualcuno pensi di venire a Parma con generatori di ricchezza già pronti da usare, ingraziandoseli magari con astuzie ammaliatrici seduttive: la chiamano competitività territoriale!
Non esiste una filiera per l’economia delle conoscenze, così come invece per quella manifatturiera e di servizi da terziario arretrato correlati.
Una città della crescente burocrazia europea con relativo indotto d’affari, lobby e attività collegate? Potrebbe essere!
I giovani, le loro potenzialità? Fino ad ora dimenticati! Chi se ne frega, intanto si mandano a fare dei servizi durante gli studi, si abituano al precariato e aiutano le esigenze di basso profilo dell’economia, poi si rapinano negli affitti posti letto. Finiti gli studi sono pronti da essere usati in una filiera senza qualità, ma sono già allenati e si continuano a rapinarli con l’affitto o l’acquisto della prima casa, come se fosse un lusso e non un diritto di civiltà.
Una classe dirigente si qualifica per la visione, per il futuro che riesce a prospettare, per la giustizia sociale che riesce a garantire, per la tenuta etica, per la responsabilità sociale, per il bene comune prodotto, per la qualità economica generata. Rivoluzione digitale e economia delle conoscenze impongono delle risposte da questa classe dirigente già oggi responsabile di miopia, per non aver investito e sostenuto l’innovazione, la creatività, le nuove professioni. Una oligarchia che ha esercitato le pratiche dell’esclusione e dell’emarginazione! Si è preferita la creatività si, quella finanziaria e cementizia. Un’economia per il profitto senza responsabilità sociale. Una domanda che i signori delegati al potere non vogliono sentirsi fare, un dialogo che non vogliono aprire: Parma quale futuro tra venti anni?
Nel distretto del prosciutto e dei salumi? Io non credo!
Nel Parmigiano Reggiano? Io non credo!
Nel “gnigognago” del Teatro Regio? Io non credo!
Nella nuova Parmalat? Io non credo!
In una Pedrignano due? Io non credo!
Nei resti dell’industria tecnologica alimentare? Io non credo?
Nell’attuale Università? Io non credo!
Nell’economia dello Spettacolo? Della Rappresentazione? Del Turismo? Io non credo!
Quale processo economico innovativo, proiettato al futuro, ha saputo generare l’attuale catena economica locale? Questa classe dirigente continua a foraggiare economicamente realtà non più strategiche, in declino che rappresentano il mondo dell’archeologia industriale, un’economia nostalgica e celebrativa che ricopre già ora una funzione marginale, se non fosse per la stupidità dei consumi, immaginiamoci tra venti anni!
Una classe di operai e impiegati precari, in mobilità permanente, “flessibilmente” ripiegati alle esigenze del profitto industriale, con retribuzioni da 15 del mese rispetto al carovita, che consumano senza sosta per il benessere del sistema che li fustiga e che loro contestano; una borghesia ricca, ma in declino economico, senza desideri di voli culturali, dedita ai piaceri orgiastici.
(Parma, 11 luglio 2005)

Luigi Boschi

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