PARMA: TRAMVIA O METROPOLITANA?

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Vorrei intervenire sul progetto della cosiddetta “Metropolitana leggera”. Di fatto è un Tram, si tratta di Tram moderni, ma di Tram! Metropolitana è un modo per confondere le idee alla gente.
Condivido l´idea di migliorare il sistema di trasporto pubblico collettivo, con mezzi e soluzioni più efficienti. Non condivido però né il progetto presentato, né il tracciato. Ad esempio perché l´attraversamento della città non viene realizzato sotto il lungo Parma? Potrebbe trovare così una possibile valorizzazione anche il sottopasso del Ponte Romano. Ha senso la collocazione della stazione sotto Piazzale della Pace e un´altra a 200 metri in via Garibaldi? Per non parlare dei costi e della sua gestione, poco si è detto. E´ a tutti noto come vanno gli appalti pubblici, se va bene raddoppiano; noi a Parma ne sappiamo qualcosa! (vedi ospedale)

Dov´è il progetto integrato di mobilità collettiva sul territorio? Da tempo sostengo che è necessario un sistema di trasporto pubblico Nord-Sud, Est-Ovest e Circolare, unitamente a strade dotate di tecnologie mobili, a collegamenti più efficienti con la periferia, con i paesi della provincia e piattaforme logistiche commerciali. Il trasporto collettivo è in aumento in tutte le città. Si tratta di concepirlo nel disegno urbanistico. Cosa che non viene fatta a Parma. Il piano di mobilità deve essere concepito come un sistema intelligente di soluzioni integrate capace di gestire le complessità, le esigenze di comunicazione di una collettività aperta, di esaltare e preservare le qualità ambientali, di tutelare le esigenze dei residenti.
Qualcuno poi mi dovrà spiegare invece perché vi siano strade (esempio via Bixio) che devono sopportare oltre 500 autobus al giorno o i 1000 di piazzale Corridoni; perché strade del centro storico non siano dotate di tecnologie mobili; perché sia nelle periferie che nelle nuove urbanizzazioni non vi sono marciapiedi idonei per i pedoni (costretti in fila indiana), possibilmente sotto porticati, percorsi mobili, vere piste ciclabili (non sottratte ai pedoni), indipendenti rispetto alle strade veicolari, e corsie preferenziali per il trasporto collettivo.

Telecomunicazioni e mobilità collettiva assumono un ruolo strategico. E´ mancato a Parma un vero progetto organico infrastrutturale di mobilità e telecomunicazione territoriale. La sua qualità, non solo la sua realizzazione, oggi è strategica. Le caratteristiche riconosciute o assunte dalla città e dal territorio provinciale esigono una progettazione organica sistemica. Lo sviluppo delle infrastrutture è stato inadeguato rispetto all’aumento costante di mobilità. Le infrastrutture per trasporto veicolare individuale riproducono se stesse con un effetto di immobilità, collasso e inquinamento ambientale. L´importanza e la priorità di un trasporto urbano, provinciale, regionale e di collegamento alle reti nazionali, non può più essere rimandato.

Anche nella comunicazione in “rete”, se è vero che la Regione presenta oggi la banda larga e spenderà 50 miliardi di lire nei prossimi due anni per 218 km di fibra ottica in Provincia e collegamenti con ponti radio, è altresì vero che l´Italia è il fanalino di coda in Europa col 2,5% di penetrazione, l´Olanda ha il 10%, la Svezia 11%. La media Europea è al 4,5%. Forse nel 2006 potremo avvicinarci agli attuali loro standard. Questo per le pari opportunità!

Una tale visione di mobilità territoriale vorrebbe dire concepire luoghi abitati, aperti alle ricchezze del territorio, all´economia delle conoscenze, rinvigorire i paesi della Provincia, spesso ridotti a dormitori, alleggerire la viabilità cittadina, diminuire l’inquinamento ambientale, sostenere e valorizzare le differenze locali; porre le condizioni quindi per evitare l’abbandono della Montagna e della Bassa, e creare anche là nuove opportunità di sviluppo. Essere città e territorio dell´Authority, universitario, della musica, dell´arte, fieristico, enogastronomico, dello sport, di eventi, turistico, unitamente ai suoi aspetti industriale/artigianale produttivo e commerciale, comporta un costante aumento dei flussi di persone e manca attualmente un serio piano soprattutto di mobilità collettiva fisica e virtuale.

E poi, mai che lor signori della cosa pubblica, ci dicano, ci informino, a seguito dei loro viaggi, pagati da noi, dei modelli adottati nei Paesi di eccellenza o cosa propone la Ricerca. Ci vendono invece, come piazzisti della cosa pubblica, quel che è di loro interesse, reso pubblicamente finanziabile attraverso le lobby economiche, e noi ce lo dobbiamo bere e pagare. E´ così che coltivano la cultura critica collettiva! Non dovrebbe essere tra i compiti dell´assessorato alla cultura promuovere iniziative in tal senso?

Progettare il nostro territorio significa avere sogni e capacità per tradurli in realtà con Istituzioni pronte all´ascolto, alla valutazione di fattibilità. Si vorrebbe insomma partecipare alla progettazione e condividere lo sviluppo del luogo che abitiamo e che determina pesantemente la nostra condizione di felicità. I politici invece, troppo spesso connessi solo agli affari e a un comportamento autoreferenziale, continuano a imporre dall´alto le loro scelte. Si subisce senza possibilità di dialogo, di intervento costruttivo. Fateci caso: quando le risorse vengono assegnate sono anche già destinate. Ciò che è grave, è che si parla solo di infrastrutture, e si tace invece sullo sviluppo del tessuto sociale, non c’è un vero tavolo di dialogo con la città, con tutto il territorio provinciale legato alle ipotesi di cambiamento di identità, di pensare l’evoluzione della nostra comunità in Europa. E´ solo un´elite, dalla parvenza rappresentativa, che decide. E questo deprime la collettività. Una città infelice è una città depressa senza futuro, incapace di esprimere il proprio potenziale.

L´Europa ci ha dato una bella mano, ci ha dato un obiettivo: città delle conoscenze e della sicurezza alimentare. Sta a noi progettare e realizzare questi valori come identità e nell´immaginario collettivo unitamente ai valori storici che già ci sono riconosciuti. Le città che si pongono un ruolo Europeo, non possono vivere solo di economia nostalgica o sul segno del passato. Sono città che devono avere, devono trasmettere un senso, avere l´energia dell´orientamento. Attenzione però ai falsi orizzonti, sono come le speranze disattese, traducono i sogni, in illusioni.
(Parma, 25 giugno 2004)

Luigi Boschi

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