Perché Italia “IP”?

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Lo sponsor della nazionale italiana di calcio ai mondiali ’94 è stato alquanto "straordinario": vedere da una parte il Brasile, sponsorizzato da "Coca Cola" e dall’altra gli Azzurri, sponsorizzati dall’industria "Italiana Petroli".

L’Italia è forse ai primi posti nel mondo per la produzione e la distribuzione dell’oro nero? Rappresenta questo la nostra nuova strategia di immagine in particolare all’estero? Forse!

Il nostro Paese riteniamo è certamente più conosciuto per la sua cultura estetica e creativa, in cui l’industria alimentare, della moda e del design, del turismo, ne rappresentano i principali valori.

Avremmo forse preferito leggere sulla maglia degli Azzurri uno sponsor emblema della nostra Italia che, sia pure tra le mille insufficienze, può vantare in alcuni settori un proprio prestigio (USSL !).

Quello che ci lascia perplessi è il "perché" le grandi aree della nostra economia non hanno voluto (o potuto) essere presenti nella centralità dell’evento, anziché nelle iniziative collaterali. Vista questa assenza perché non fare una scelta di sponsor internazionale? Quali sono stati i criteri di selezione? Si è trattato di una scelta strategica o di un problema di costi? A noi piacerebbe saperlo.

Così come ci interesserebbe conoscere il ruolo dello sponsor nel varo della formazione della squadra; ma dimenticavo, a certe interrogazioni, ieri e più che mai oggi, ci si avvale della facoltà di non rispondere (vedi edizioni Mandelli- Rivera mondiali ’70).

Quale e quanta è stata la sua influenza? Come avrebbe reagito l’IP se Baggio (la sua sagoma andava a ruba!), sia pure in condizioni fisiche disastrose, non avesse giocato la finale?

Certamente non vogliamo esprimere opinioni contro Sacchi che, per la formazione, avrà dovuto tener conto anche degli aspetti economici legati al "team" Azzurri.

D’altra parte ogni singolo giocatore (come ogni lavoratore) ha il proprio sponsor.

Sacchi ha espresso un suo modo di vedere e fare calcio che, tra dissensi e consensi, ha avuto il merito di attivare un "nuovo corso" e dare nuove formule di interpretazione a questo sport; un’ Italia che pur partendo, è il caso di dirlo, "col piede sbagliato", ci ha dato un grande risultato.

Se una finale è stata persa, era già scritto nelle premesse, è stata persa forse per il mancato binomio vincente squadra-sponsor.

Restiamo un popolo amato, di simpatici, fantasiosi, dal calore umano singolare; lo abbiamo però manifestato sul campo? Chissà!

Spettacolare era vedere da una parte i giocatori del Brasile (galvanizzati dall’effervescente Coca Cola!) con il loro comportamento: il tenersi per mano, la gioia riflessa nel volto per il fatto stesso di essere lì uniti in rito quasi tribale, trasmettendo grande forza dionisiaca e calore umano; dall’altra i nostri Azzurri (disorientati dallo smog!), ciascuno profondamente immerso nei propri pensieri, fisicamente "slegati" e per nulla in sintonia col calore dei "cuori latini" (che solo nella sconfitta si è rivelato), forse sempre più agitati o depressi dagli eventi!

Siamo fatti così, bene e male al tempo stesso, ma pur sempre in grado di regalare grandi emozioni.

Luigi Boschi

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