Piazze e Spiazzi, Parco o Giardino Pubblico?

Ambiente e Ecologia, Architettura Urbanistica Design, Articoli, Pilotta, Sorgenti
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La recente sistemazione a giardino dell’ex Parco Ducale porta inevitabilmente a delle considerazioni sul lavoro eseguito e sulla volontà di una Amministrazione che non ha verificato con la città la scelta praticata, imponendo quindi un indirizzo non condiviso anche perché a molti sconosciuto, ma, come da usanza di questa Amministrazione in carica, una semplice verifica con le associazioni delegate. Se non rappresenti un consenso, da semplice cittadino non conti nulla per questo sindaco, non hai nemmeno il diritto di essere ricevuto, pur sostenendo progetti o cause di interesse collettivo.

Un delegato politico che parla con altri delegati, non si sogna di verificare le proprie scelte con la cittadinanza. Scelte mai scritte in nessun programma, semmai utilizza modalità di comunicazione propagandista tipica della cultura di regime.
Di fatto è stato praticato un cambio di destinazione ad un ambiente che la città desiderava risistemato, con la ristrutturazione delle opere interne così come degli edifici presenti, dei viali e dei sentieri, cosa che è stata eseguita, apprezzata e gradita, ma non doveva essere stravolto nella sua identità di parco.

Stessa sorte di intervento impositivo, con pessime soluzioni questa volta urbanistiche e d’arredo urbano, è  toccata a Piazzale Picelli  deturpato e trasformato in uno spiazzo assolato, e in particolare a Piazzale Boito il cui fascino Decò decadente è stato completamente alterato. Qui la stretta vasca della  nuova fontana (che in scala ridotta cerca di scimmiottare quella di Botta in Pilotta) è incapace di raccogliere l’acqua che fuoriesce dagli zampilli se spinta ad  una altezza dignitosa.

Ma torniamo al nostro parco, in breve la storia.

Progettato nel ‘700 come giardino della Villa Ducale, verso la metà dell’800 è passato al Comune di Parma dopo l’Unità Nazionale e quindi aperto al pubblico. Nel ‘900 l’ambiente subì gradualmente una metamorfosi divenendo parco. Si sviluppò quindi in questi cento anni un microclima con effetto bosco, miracolosamente realizzato in città, e una microfauna molto particolare.

L’intervento ha distrutto così un patrimonio centenario di biodiversità che andava curato non abbattuto. Come dicevano gli esperti inglesi che visitarono a suo tempo il nostro Parco Ducale: "Non esiste in Europa un Parco urbano con tanti tipi di uccelli, in particolare picchi, presenti in ben quattro specie oltre a una delle più alte concentrazioni di picchi muratori del nord Italia". Il direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo sosteneva inoltre come "la funzione dei grandi alberi in un parco è assolutamente insostituibile per l’equilibrio ecologico. E’ molto meglio tenere in piedi un grande albero anche parzialmente acciaccato piuttosto che abbatterlo e sostituirlo poi con alberelli giovani che non appartengono alla storia di uno spazio verde come questo".

La gente, poi, aveva adottato il luogo nel cambiamento ambientale e ne gustava il piacere, essendo divenuto un parco nella città con la gradevolezza di un ambiente che in estate, in particolare, consentiva una rigenerazione individuale o nel piacere di gruppo, a due passi dal centro, isolandosi dal traffico, dall’inquinamento, dal cemento. Una particolare suggestione la si sarebbe avuta attraversando il prato di Botta che porta sotto ai voltoni della Pilotta Farnesiana e attraversando il ponte sul torrente ci si sarebbe trovati avvolti da una piacevole oasi verde, in un clima  che donava una refrigerazione e un piacevole effetto bosco. Il parco era stato assunto poi dagli abitanti con gli usi e i costumi tipici di chi oggi vive  nelle città cementificate.

Ora è stato riportato nelle geometrie del giardino, come nel progetto storico del Petitot, ma senza un adeguato sistema di irrigazione, senza la ricchezza degli arredi floreali, e dei particolari estetismi ambientali, dei colori stagionali, dell’aranciaia e delle serre con specie particolari o con microclimi artificiali, che rendono  questi luoghi affascinanti, vere e proprie espressioni artistiche, quadri ambientali come i giardini di Versaille, Tuilleries, Doria Panphili, Boboli…
Luoghi che richiedono scuole di giardinaggio, botanici, risorse economiche ingenti per sviluppare un progetto senza fine che deve sempre sorprendere, dove la cultura dell’uomo sembra quasi domare la ricchezza naturale o aiutare nell’espressione massima ogni minimo particolare in una ricerca poetica ambientale. Questo nel Giardino Ducale di Parma non c’è.
Vediamo come d’altra parte sono gestite le aree verdi della città!

E’ come aver preparato un grande tavolo da pranzo per un importante ricevimento, senza disporre di tovaglie, bicchieri, posate, …senza avere il cibo, il vino, i camerieri, i cuochi, senza sapere se vi sono le risorse economiche necessarie, con un progetto le cui finalità, forse, sono diverse da quelle che si vorrebbero far credere. Un inizio d’opera quindi di cui non si conosce lo sviluppo. Per ora ci sono tanti alberi allineati, distanziati e etichettati che non offrono quella protezione, quella frescura, quella refrigerazione estiva, di cui prima si poteva godere.

Lo sfoltimento delle piante e la diminuita superficie a prato,  sostituito da terreno bianco compresso o ghiaioso ha provocato un effetto deserto: ti infanghi se c’è bagnato, ti impolveri se c’è asciutto, riverbero e calore in estate, in caso di vento la polvere bianca si innalza e arriva diritta nelle case vicine… e se cammini te la respiri. Un "effetto borotalco" intollerabile, un sollevar di pulviscolo dovuto alla sbagliata, forse, scelta di materiale usato nei viali che nel periodo estivo non sono adeguatamente bagnati vengono, tra l’altro,. Un luogo di frescura è divenuto luogo d’arsura, polveroso con aria irrespirabile. Non solo polveri sottili PM10 da benzene a Parma! (Parma, 20 aprile 2002)

Luigi Boschi

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