RIFIUTI E ENERGIA

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Non mi addentrerò in aspetti tecnici, non ne ho le competenze, cercherò invece di ipotizzare indirizzi strategici per la politica e l’amministrazione di questo territorio. E’ la politica, infatti, che deve valorizzare il pensiero scientifico, fonte, per ricaduta, del processo economico e di capitale cognitivo diffuso. Se trasformare energia significa passaggio da uno stato ad un altro, in politica, occuparsi di energia è pensare a modelli eticamente sostenibili e renderli praticabili. Il nostro movimento si è sempre adoperato per liberare energie represse, saperi sepolti, progettualità utopica. Potenzialità spesso considerate marginali, depotenziate volutamente, ridotte, a volte, a rifiuti. Si preferisce d’altra parte l’energia immediata, quella economico finanziaria, l’energia pronta da bruciare, capace di generare grandi ricchezze concentrate e rilasciare rifiuti sottoforma di povertà incrementali distribuite nel mondo.

Vi ricordate? Sana competizione si richiedeva: già un controsenso lessicale! Come può essere sano uno che accetta la competizione? Restare sani in un processo di contaminazione virale generale è un miracolo, e ciò non risulta per ora nelle facoltà dell’uomo. Di collaborazione qualitativa invece c’è necessità! Un’utopia per il pensiero economicista. Poi però ci si lamenta se all’ospedale non troviamo l’infermiera disponibile, o il medico migliore, pronti a dedicarsi al di là della remunerazione. Immaginiamo un dialogo interiore tra un paziente e un operatore sanitario:

– Ma come, è un suo dovere curarmi, sto male!

– Ma chi se ne frega: quanto è disposto a pagare per star bene? Non penserà di farla franca per quattro soldi che devo poi restituire con l’affitto?

E’ sì, la competizione porta all’alterazione, alla dimenticanza di solidarietà e responsabilità tra il "genere", perché si tende alla mercificazione dei valori etici. Per non parlare poi di ciò che tutti sappiamo…E allora le organizzazioni perdono l’orientamento etico e sono in balia dell’instabilità economica e della lottizzazione politica. Ed è quello che oggi accade.

La ricerca della qualità invece indirizza al virtuosismo, l’esercizio delle proprie abilità, la ricerca armoniosa di sé con gli altri, un’arte troppo spesso dimenticata e soffocata per la prostituzione servile. Lo vediamo nello sport cosa ha portato la competizione, lo vediamo nell’economia…Un sistema che sta producendo un decadimento etico individuale e collettivo, un collasso delle relazioni, divenute, quando ci sono, pericolose! I sistemi basati sulla competizione non possono che collassare, non riescono a modificarsi perché producono rifiuto esponenziale ossia energia non più disponibile. E non si può sopravvivere soffocati dai rifiuti e dall’inquinamento. E qui inizia la sicumera della richiesta di sicurezza! … E si innesta il circolo vizioso! Forse voluto. Un sistema basato sul consumo e non sulla valorizzazione, produce disastri. Valorizzare è dare significato e senso all’azione, significa trasformare consapevolmente energia da uno stato all’altro, qualificando la nuova armonia che si andrà a generare, non adoperarsi colpevolmente per la distonia.

Ma un processo qualitativo di valorizzazione passa attraverso una distribuzione delle conoscenze per rendere consapevoli, condivise -per quanto possibile- e diffuse, le scelte. E questo è costoso, è impegnativo. Più semplice nell’immediato, risulta l’uso strumentale delle risorse in funzione di un economicismo collegato ai beni/servizio di consumo, che però distruggendo le relazioni, perché le distrugge, alterando i ritmi di vita, necrotizzando le organizzazioni, restituisce solo rifiuti. Da più parti ormai si sostiene che bisogna immaginare un modo di vivere che sia diverso dall’attuale, più accettabile e praticabile. Questo di adesso, forse, non lo è più. Sono persuaso che dobbiamo immaginare nuovi modelli, in cui la ricchezza è la qualità, non la competizione.

Indirizzarsi verso l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili non è solo un cambiamento tecnologico, ma un cambiamento sociale. D’altra parte non è l’uomo che produce l’ambiente, ma è l’ambiente e il contesto che producono l’uomo. Concedetemi questa considerazione antropologica: cosa sarebbe stato Bill Gates se fosse nato a Langhirano? Avrebbe forse prodotto prosciutti diversi dal Parma, ma non credo si sarebbe messo a inventare il software in quegli scantinati che odoravano di storia del gusto. Ma questo, appunto, è un tema da antropologo!

La qualità e la quantità di energia determina la qualità di vita dell’individuo. Di energia ne abbiamo bisogno, tutti, e dobbiamo darle un senso, cadremmo altrimenti in picchi entropici individuali che, se generalizzati, significherebbe il collasso totale. E non si può pretendere la pace quando si è divoratori di energie altrui a basso costo. Se l’idrogeno costituisce il futuro prossimo, purtroppo per la voluta miopia avuta nel passato, le fonti rinnovabili devono costituire il presente. Non si possono poi mettere in concorrenza impropria produzioni energetiche derivanti da sistemi che insistono su logiche economico- finanziarie e politicamente differenti. Sarebbe come utilizzare denaro da riciclaggio o denaro pulito. E’ chiaro che il primo costa apparentemente meno. Non si considera però l’origine criminosa e il boomerang di ritorno. Ora le Regioni che sosterranno piani energetici da fonti rinnovabili e svilupperanno l’idrogeno, devono essere premiate e non penalizzate. Il nuovo piano energetico nazionale deve restituire all’Italia ciò che le è stato sottratto: il parco cognitivo, ambientale, storico. Questa è la nostra tradizione, la nostra ricchezza, il nostro vero valore. Se il sistema economico finanziario non è disponibile, lo deve essere quello politico. E non è un discorso di destra o sinistra, ma di verità. E’ un cambiamento radicale di cultura sociale. Valorizzare, invece di consumare; ricercare il virtuosismo invece dell’alterazione; generare qualità, invece di competere.

Se l’energia, la comunicazione, la finanza costituiscono gli elementi portanti del nostro sviluppo, beh, Parma deve interrogarsi almeno sulla tipologia di energia che vuole trasformare (visto che la finanza e la comunicazione locale sono ben poca cosa nel sistema nazionale) perché questa, l’energia, non è un prodotto senza identità, ma costituisce un fattore di elevata identità di un luogo, alla stregua, anzi maggiore, delle eccellenze alimentari prodotte. Quale cambiamento sociale si genererebbe in questa città, in questa provincia, se si viaggiasse a idrogeno, se si usassero fonti rinnovabili, se i rifiuti fossero trasformati in materiale inerte e in energia a zero emissioni, se si esercitasse la pratica della bioedilizia, se il trasporto collettivo fosse prioritario, qualitativo e sistemico, se ci fosse un pensiero progettuale integrato delle reti biotecnologiche, se si praticasse una reale mobilità culturale ambientale. Voi pensate che tutto questo sia un progetto utopico? No, non lo è. Forse oggi è utopico sostenere il contrario! Io penso che ciò sia politicamente sostenibile, scientificamente praticabile, economicamente vantaggioso. E’ un cambiamento di rotta che i politici devono sostenere: Parma, così come altre città, dovrebbe divenire luogo di ricerca e innovazione, dove non si pratica il decorativismo, ma il coraggio e la sperimentazione. Questo è il nuovo corso politico: sostenere l’impresa culturale. Ecco allora che l’Osservatorio Territoriale Scientifico diviene strategico, per la governance, indispensabile in una società ad alta riflessività, risultato della crescente complessità per l’indirizzo scientifico assunto dall’Occidente. Se le nostre civiltà vogliono dialogare col mondo, devono essere credibili e sostenibili. Il decadimento attuale non a caso coincide col degrado ambientale, con la distruzione delle risorse energetiche. Chi deve ridare credibilità all’Occidente se non la politica e la ricerca scientifica. O pensiamo che sia compito delle multinazionali? Con la sola finanza e l’economicismo faremo solo distruzioni di civiltà e popoli. La storia lo insegna. La politica deve rigenerarsi forse proprio attraverso l’adozione di altre fonti energetiche, anche rinnovabili! Se è vero, e io penso lo sia, che lo stesso produce se stesso, solo una energia politica pulita può generare una politica energetica ecocompatibile e viceversa; e qui, sì, che si innesta il circuito virtuoso. E’, infatti, nel disequilibrio di "stato" la differenza tra rifiuti e energia. Dopo la sana competizione, foriera di risultati nefasti, è tempo di sana verità per un confronto consapevole, non conformista congelatore di interessi e privilegi.

Una nota sui due camini quello di Parma, energetico, e quello di Reggio per i rifiuti. Non poteva funzionare quell’accordo, perché i cosiddetti camini insistono su logiche di mercato diverse: l’energia si acquista sulla borsa internazionale, i rifiuti urbani insistono su necessità locali. Questo non toglie che si possano perseguire intese su entrambi i fronti, a livello interprovinciale o interregionale. Una cosa però sono i piani societari per strategie finanziarie, gestionali, altro sono le singole unità operative. Penso che sia strategico per il futuro di Parma dotarsi di impianti capaci di trasformare energia da fonti rinnovabili e attivare politiche energetiche adeguate, in tutti i campi, urbanistico per primo, e soprattutto con proiezione futura: penso ovviamente a quella solare e all’idrogeno. Ha detto Rubbia nella giornata conclusiva del Rome Energy Meeting "La politica energetica europea non considera a sufficienza i parametri di insolazione di Paesi come Italia, Grecia e Spagna". Di fronte a un continuo aumento del fabbisogno energetico mondiale (+2,3% negli ultimi 150 anni) Rubbia identifica l’energia solare come la soluzione immediatamente disponibile per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Oggi la nuova tecnologia studiata dall’Enea consente di realizzare impianti esclusivamente solari a costi accessibili. Tali impianti avrebbero una vita media di 25-30 anni, mentre sei mesi di esercizio basterebbero per recuperare il costo di realizzazione. Non produrrebbero emissioni di anidride carbonica o sostanze nocive e gran parte del materiale potrebbe essere riciclato al termine dell’utilizzo.

Cosa avviene in altre città all’estero? Alcune note di cronaca.

? Nella scuola di Vella in Svizzera non ci sono caloriferi, né una caldaia centralizzata in cantina e neppure collettori solari sul tetto. L’edificio è un corpo architettonico-costruttivo ad accumulo di energia solare.

? A Gelsenkirchen, in Germania, è stato installato un sistema che genera riscaldamento, acqua calda ed elettricità per un complesso di appartamenti grazie a celle combustibili. Una piccola centrale elettrica a idrogeno che evita sbalzi di tensione e non c’è pericolo che venga a mancare improvvisamente la corrente. Tecnologie che potrebbero diventare protagoniste con la liberalizzazione del mercato dell’energia in quanto consentono l’interscambio di energia tra diversi produttori e consumatori. In altre parole, chi genera energia elettrica e non la consuma può immettere nella rete e rivendere al gestore l’eccesso. Si potrebbero poi eliminare gran parte dei tralicci dell’alta tensione perché l’energia sarebbe consumata direttamente dove è prodotta, o a poca distanza.

? In Islanda a Reykjavik dallo scorso 24 aprile sono entrati in funzione autobus pubblici che vanno a idrogeno.

Nell’area dei rifiuti penso sia forte la necessità di migliorare la sensibilità e la cultura collettiva, l’autonomia del sistema di raccolta, gestione e trasformazione dei rifiuti organici e inorganici attraverso una soluzione progettuale di rete urbana e provinciale unitamente a impianti tecnologicamente avanzati per la trasformazione di energia. Sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani mi permetterei di dire che la separazione degli "stati di rifiuto" deve avvenire nelle case e incanalata nel "processo a rete di valorizzazione urbana", non riversata nei cassonetti che mi ricorda tanto quando si gettava dalle finestre in strada le scorie organiche. Certamente andranno riviste le reti fognarie, gli impianti di depurazione. Questa è d’altra parte la nuova logica strutturale a rete del modello urbano. Molte reti sono inesistenti altre obsolete. Il tritarifiuti, ad esempio, installato nelle abitazioni, potrebbe essere una soluzione in tale direzione per la frazione organica dell’RSU. Mi risulta ad esempio che gli ultimi modelli lavorano su un principio di erosione del rifiuto riducendolo in una forma semisolida e, successivamente, viene reso liquido dall’acqua di risciacquo. Il particolato in uscita dal tritarifiuti è di dimensioni talmente fini da risultare in gran parte solubile impedendo qualsiasi occlusione in ogni tipo di tubazione, anche le più piccole. Le sue caratteristiche ne impediscono inoltre l’accumulo nelle reti fognarie e ne rendono agevole lo smaltimento in quanto sarebbe trasformato in fango primario e fango attivo negli impianti di depurazione biologici che esistono al termine di tutte le fognature, e inviato al digestore anaerobico per essere trasformato in biogas o al co-compostaggio con altre componenti per realizzare un compost di qualità. Come si vede, ci sono le visioni, ci sono i mezzi, ci sono gli obiettivi: è la politica che col supporto del mondo scientifico deve ritrovare l’energia etica smarrita per ridare le città ai cittadini, renderli partecipi e consapevoli della progettualità urbana. (Parma, 24 giugno 2003)

Luigi Boschi

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Non mi addentrerò in aspetti tecnici, non ne ho le competenze, cercherò invece di ipotizzare indirizzi strategici per la politica e l’amministrazione di questo territorio. E’ la politica, infatti, che deve valorizzare il pensiero scientifico, fonte, per ricaduta, del processo economico e di capitale cognitivo diffuso. Se trasformare energia significa passaggio da uno stato ad un altro, in politica, occuparsi di energia è pensare a modelli eticamente sostenibili e renderli praticabili. Il nostro movimento si è sempre adoperato per liberare energie represse, saperi sepolti, progettualità utopica. Potenzialità spesso considerate marginali, depotenziate volutamente, ridotte, a volte, a rifiuti. Si preferisce d’altra parte l’energia immediata, quella economico finanziaria, l’energia pronta da bruciare, capace di generare grandi ricchezze concentrate e rilasciare rifiuti sottoforma di povertà incrementali distribuite nel mondo.

 

Vi ricordate? Sana competizione si richiedeva: già un controsenso lessicale! Come può essere sano uno che accetta la competizione? Restare sani in un processo di contaminazione virale generale è un miracolo, e ciò non risulta per ora nelle facoltà dell’uomo. Di collaborazione qualitativa invece c’è necessità! Un’utopia per il pensiero economicista. Poi però ci si lamenta se all’ospedale non troviamo l’infermiera disponibile, o il medico migliore, pronti a dedicarsi al di là della remunerazione. Immaginiamo un dialogo interiore tra un paziente e un operatore sanitario:

-Ma come, è un suo dovere curarmi, sto male!

-Ma chi se ne frega: quanto è disposto a pagare per star bene? Non penserà di farla franca per quattro soldi che devo poi restituire con l’affitto?

E’ sì, la competizione porta all’alterazione, alla dimenticanza di solidarietà e responsabilità tra il “genere”, perché si tende alla mercificazione dei valori etici. Per non parlare poi di ciò che tutti sappiamo…E allora le organizzazioni perdono l’orientamento etico e sono in balia dell’instabilità economica e della lottizzazione politica. Ed è quello che oggi accade.

La ricerca della qualità invece indirizza al virtuosismo, l’esercizio delle proprie abilità, la ricerca armoniosa di sé con gli altri, un’arte troppo spesso dimenticata e soffocata per la prostituzione servile. Lo vediamo nello sport cosa ha portato la competizione, lo vediamo nell’economia…Un sistema che sta producendo un decadimento etico individuale e collettivo, un collasso delle relazioni, divenute, quando ci sono, pericolose! I sistemi basati sulla competizione non possono che collassare, non riescono a modificarsi perché producono rifiuto esponenziale ossia energia non più disponibile. E non si può sopravvivere soffocati dai rifiuti e dall’inquinamento. E qui inizia la sicumera della richiesta di sicurezza! … E si innesta il circolo vizioso! Forse voluto.

Un sistema basato sul consumo e non sulla valorizzazione, produce disastri. Valorizzare è dare significato e senso all’azione, significa trasformare consapevolmente energia da uno stato all’altro, qualificando la nuova armonia che si andrà a generare, non adoperarsi colpevolmente per la distonia.

 

Ma un processo qualitativo di valorizzazione passa attraverso una distribuzione delle conoscenze per rendere consapevoli, condivise -per quanto possibile- e diffuse, le scelte. E questo è costoso, è impegnativo. Più semplice nell’immediato, risulta l’uso strumentale delle risorse in funzione di un economicismo collegato ai beni/servizio di consumo, che però distruggendo le relazioni, perché le distrugge, alterando i ritmi di vita, necrotizzando le organizzazioni, restituisce solo rifiuti. Da più parti ormai si sostiene che bisogna immaginare un modo di vivere che sia diverso dall’attuale, più accettabile e praticabile. Questo di adesso, forse, non lo è più. Sono persuaso che dobbiamo immaginare nuovi modelli, in cui la ricchezza è la qualità, non la competizione.

 

Indirizzarsi verso l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili non è solo un cambiamento tecnologico, ma un cambiamento sociale. D’altra parte non è l’uomo che produce l’ambiente, ma è l’ambiente e il contesto che producono l’uomo. Concedetemi questa considerazione antropologica: cosa sarebbe stato Bill Gates se fosse nato a Langhirano? Avrebbe forse prodotto prosciutti diversi dal Parma, ma non credo si sarebbe messo a inventare il software in quegli scantinati che odoravano di storia del gusto. Ma questo, appunto, è un tema da antropologo!

 

La qualità e la quantità di energia determina la qualità di vita dell’individuo. Di energia ne abbiamo bisogno, tutti, e dobbiamo darle un senso, cadremmo altrimenti in picchi entropici individuali che, se generalizzati, significherebbe il collasso totale. E non si può pretendere la pace quando si è divoratori di energie altrui a basso costo.

Se l’idrogeno costituisce il futuro prossimo, purtroppo per la voluta miopia avuta nel passato, le fonti rinnovabili devono costituire il presente. Non si possono poi mettere in concorrenza impropria produzioni energetiche derivanti da sistemi che insistono su logiche economico- finanziarie e politicamente differenti. Sarebbe come utilizzare denaro da riciclaggio o denaro pulito. E’ chiaro che il primo costa apparentemente meno. Non si considera però l’origine criminosa e il boomerang di ritorno. Ora le Regioni che sosterranno piani energetici da fonti rinnovabili e svilupperanno l’idrogeno, devono essere premiate e non penalizzate. Il nuovo piano energetico nazionale deve restituire all’Italia ciò che le è stato sottratto: il parco cognitivo, ambientale, storico. Questa è la nostra tradizione, la nostra ricchezza, il nostro vero valore. Se il sistema economico finanziario non è disponibile, lo deve essere quello politico. E non è un discorso di destra o sinistra, ma di verità. E’ un cambiamento radicale di cultura sociale. Valorizzare, invece di consumare; ricercare il virtuosismo invece dell’alterazione; generare qualità, invece di competere.

Se l’energia, la comunicazione, la finanza costituiscono gli elementi portanti del nostro sviluppo, beh, Parma deve interrogarsi almeno sulla tipologia di energia che vuole trasformare (visto che la finanza e la comunicazione locale sono ben poca cosa nel sistema nazionale) perché questa, l’energia, non è un prodotto senza identità, ma costituisce un fattore di elevata identità di un luogo, alla stregua, anzi maggiore, delle eccellenze alimentari prodotte. Quale cambiamento sociale si genererebbe in questa città, in questa provincia, se si viaggiasse a idrogeno, se si usassero fonti rinnovabili, se i rifiuti fossero trasformati in materiale inerte e in energia a zero emissioni, se si esercitasse la pratica della bioedilizia, se il trasporto collettivo fosse prioritario, qualitativo e sistemico, se ci fosse un pensiero progettuale integrato delle reti biotecnologiche, se si praticasse una reale mobilità culturale ambientale. Voi pensate che tutto questo sia un progetto utopico? No, non lo è. Forse oggi è utopico sostenere il contrario! Io penso che ciò sia politicamente sostenibile, scientificamente praticabile, economicamente vantaggioso. E’ un cambiamento di rotta che i politici devono sostenere: Parma, così come altre città, dovrebbe divenire luogo di ricerca e innovazione, dove non si pratica il decorativismo, ma il coraggio e la sperimentazione. Questo è il nuovo corso politico: sostenere l’impresa culturale. Ecco allora che l’Osservatorio Territoriale Scientifico diviene strategico, per la governance, indispensabile in una società ad alta riflessività, risultato della crescente complessità per l’indirizzo scientifico assunto dall’Occidente. Se le nostre civiltà vogliono dialogare col mondo, devono essere credibili e sostenibili. Il decadimento attuale non a caso coincide col degrado ambientale, con la distruzione delle risorse energetiche. Chi deve ridare credibilità all’Occidente se non la politica e la ricerca scientifica. O pensiamo che sia compito delle multinazionali? Con la sola finanza e l’economicismo faremo solo distruzioni di civiltà e popoli. La storia lo insegna. La politica deve rigenerarsi forse proprio attraverso l’adozione di altre fonti energetiche, anche rinnovabili! Se è vero, e io penso lo sia, che lo stesso produce se stesso, solo una energia politica pulita può generare una politica energetica ecocompatibile e viceversa; e qui, sì, che si innesta il circuito virtuoso. E’, infatti, nel disequilibrio di “stato” la differenza tra rifiuti e energia. Dopo la sana competizione, foriera di risultati nefasti, è tempo di sana verità per un confronto consapevole, non conformista congelatore di interessi e privilegi.
Una nota sui due camini quello di Parma, energetico, e quello di Reggio per i rifiuti. Non poteva funzionare quell’accordo, perché i cosiddetti camini insistono su logiche di mercato diverse: l’energia si acquista sulla borsa internazionale, i rifiuti urbani insistono su necessità locali. Questo non toglie che si possano perseguire intese su entrambi i fronti, a livello interprovinciale o interregionale. Una cosa però sono i piani societari per strategie finanziarie, gestionali, altro sono le singole unità operative. Penso che sia strategico per il futuro di Parma dotarsi di impianti capaci di trasformare energia da fonti rinnovabili e attivare politiche energetiche adeguate, in tutti i campi, urbanistico per primo, e soprattutto con proiezione futura: penso ovviamente a quella solare e all’idrogeno. Ha detto Rubbia nella giornata conclusiva del Rome Energy Meeting "La politica energetica europea non considera a sufficienza i parametri di insolazione di Paesi come Italia, Grecia e Spagna”. Di fronte a un continuo aumento del fabbisogno energetico mondiale (+2,3% negli ultimi 150 anni) Rubbia identifica l’energia solare come la soluzione immediatamente disponibile per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Oggi la nuova tecnologia studiata dall’Enea consente di realizzare impianti esclusivamente solari a costi accessibili. Tali impianti avrebbero una vita media di 25-30 anni, mentre sei mesi di esercizio basterebbero per recuperare il costo di realizzazione. Non produrrebbero emissioni di anidride carbonica o sostanze nocive e gran parte del materiale potrebbe essere riciclato al termine dell’utilizzo.
Cosa avviene in altre città all’estero? Alcune note di cronaca.
§         Nella scuola di Vella in Svizzera non ci sono caloriferi, né una caldaia centralizzata in cantina e neppure collettori solari sul tetto. L’edificio è un corpo architettonico-costruttivo ad accumulo di energia solare.
§         A Gelsenkirchen, in Germania, è stato installato un sistema che genera riscaldamento, acqua calda ed elettricità per un complesso di appartamenti grazie a celle combustibili. Una piccola centrale elettrica a idrogeno che evita sbalzi di tensione e non c’è pericolo che venga a mancare improvvisamente la corrente. Tecnologie che potrebbero diventare protagoniste con la liberalizzazione del mercato dell’energia in quanto consentono l’interscambio di energia tra diversi produttori e consumatori. In altre parole, chi genera energia elettrica e non la consuma può immettere nella rete e rivendere al gestore l’eccesso. Si potrebbero poi eliminare gran parte dei tralicci dell’alta tensione perché l’energia sarebbe consumata direttamente dove è prodotta, o a poca distanza.

§         In Islanda a Reykjavik dallo scorso 24 aprile sono entrati in funzione autobus pubblici che vanno a idrogeno. 

 
Nell’area dei rifiuti penso sia forte la necessità di migliorare la sensibilità e la cultura collettiva, l’autonomia del sistema di raccolta, gestione e trasformazione dei rifiuti organici e inorganici attraverso una soluzione progettuale di rete urbana e provinciale unitamente a impianti tecnologicamente avanzati per la trasformazione di energia. Sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani mi permetterei di dire che la separazione degli “stati di rifiuto” deve avvenire nelle case e incanalata nel “processo a rete di valorizzazione urbana”, non riversata nei cassonetti che mi ricorda tanto quando si gettava dalle finestre in strada le scorie organiche. Certamente andranno riviste le reti fognarie, gli impianti di depurazione. Questa è d’altra parte la nuova logica strutturale a rete del modello urbano. Molte reti sono inesistenti altre obsolete. Il tritarifiuti, ad esempio, installato nelle abitazioni, potrebbe essere una soluzione in tale direzione per la frazione organica dell’RSU. Mi risulta ad esempio che gli ultimi modelli lavorano su un principio di erosione del rifiuto riducendolo in una forma semisolida e, successivamente, viene reso liquido dall’acqua di risciacquo. Il particolato in uscita dal tritarifiuti è di dimensioni talmente fini da risultare in gran parte solubile impedendo qualsiasi occlusione in ogni tipo di tubazione, anche le più piccole. Le sue caratteristiche ne impediscono inoltre l’accumulo nelle reti fognarie e ne rendono agevole lo smaltimento in quanto sarebbe trasformato in fango primario e fango attivo negli impianti di depurazione biologici che esistono al termine di tutte le fognature, e inviato al digestore anaerobico per essere trasformato in biogas o al co-compostaggio con altre componenti per realizzare un compost di qualità.
 

Come si vede, ci sono le visioni, ci sono i mezzi, ci sono gli obiettivi: è la politica che col supporto del mondo scientifico deve ritrovare l’energia etica smarrita per ridare le città ai cittadini, renderli partecipi e consapevoli della progettualità urbana. (Parma 13 giugno 2003) 

Luigi Boschi

 

 

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